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Teramo

Ospedale di Sant’Omero, atto aziendale: ora nessuno può dire che non sapeva

La posizione del gruppo consiliare Insieme per Nereto

Nereto. I fatti di oggi certificano quello che avevamo denunciato, con anticipo e senso di responsabilità, nella seduta consiliare dello scorso 18 giugno.

A sottolinearlo, in una nota è il gruppo consiliare Insieme per Nereto sul tema del recente atto aziendale, non approvato dalla Regione e della mobilitazione dei sindaci della Val Vibrata, anche sulle criticità che investono l’ospedale di Sant’Omero.
Gruppo consiliare guidato da Matteo Settepanella, che ricorda la presentazione, in quella occasione, di un ordine del giorno con la richiesta di revoca della deliberazione, della Asl di Teramo, della soppressione dell’Uoc (Unità operativa complessa) di ostetricia e ginecologia del Val Vibrata.

“Quella richiesta mirava a impegnare formalmente il consiglio comunale ad assumere una posizione politica chiara e tempestiva: contestare il progressivo declassamento del presidio ospedaliero di Sant’Omero e sollecitare la revoca delle delibere regionali che avevano decretato la soppressione della UOC di Ginecologia e Ostetricia e il declassamento del reparto di Chirurgia, avviando un processo che già allora appariva come un indebolimento strutturale dell’ospedale”, si legge in un comunicato.
“Non si trattava di una battaglia ideologica, né di una strumentalizzazione partitica, ma del tentativo di costruire una posizione unitaria, trasversale, a tutela di un presidio sanitario essenziale per la Val Vibrata e per l’intero Abruzzo, anche in ragione del ruolo
di “ospedale di frontiera” che la struttura svolge”.

La posizione del sindaco. Insieme per Nereto ricorda la posizione pubblica, espressa dal sindaco Daniele Laurenzi “Nessun reparto dell’ospedale Val Vibrata verrà chiuso”).
“La perdita del primariato di Ginecologia e Ostetricia veniva definita una semplice riorganizzazione, priva di effetti sull’erogazione dei servizi, poiché la presenza di un primario unico su due plessi, Sant’Omero e Teramo, avrebbe “mantenuto gli stessi servizi
all’utenza”.
Nel consiglio comunale successivo alla presentazione della richiesta, lo stesso Sindaco, nonché il coordinatore locale di Fratelli d’Italia, Daniele Capuani, arrivarono ad addebitare all’opposizione una presunta strumentalizzazione politica della
vicenda, ribadendo in quella sede che l’Ospedale di Sant’Omero non correva alcun
pericolo, e che non vi erano motivi di allarme, minimizzando il ruolo e la funzione della
UOC e della permanenza di un primario, qualificandolo come non motivo di
declassamento.
Ogni critica veniva così ricondotta a una presunta strumentalizzazione politica, mentre si affermava che “i servizi sanitari dell’Ospedale Val Vibrata non sono mai stati a rischio”, che la differenziazione tra l’ospedale di Teramo e quello di Sant’Omero era immutata e che gli investimenti della ASL, quantificati in oltre tre milioni di euro, dimostravano il rafforzamento della struttura.
In questo quadro, la realizzazione della Casa di Comunità veniva presentata come ulteriore prova di una visione avanzata e rassicurante dell’assistenza sanitaria sul territorio.
Eppure, quanto accaduto successivamente in seno all’Unione dei Comuni della Val Vibrata smentisce radicalmente quella narrazione.
Accogliamo positivamente la presa di posizione assunta dall’Unione dei Comuni e la richiesta di un tavolo urgente con la Regione Abruzzo: è un segnale necessario e doveroso.
Tuttavia, non può essere ignorato che tale mobilitazione giunge con oltre un anno di ritardo rispetto ai primi atti formali che hanno avviato il processo di declassamento dell’ospedale, quando alcune scelte erano ancora pienamente contrastabili.
La convocazione straordinaria dei sindaci, l’allarme lanciato sulle criticità dell’atto aziendale e la richiesta di scongiurare la soppressione della UOC di Chirurgia Generale di Sant’Omero, dopo la già avvenuta eliminazione della UOC di Ostetricia e Ginecologia,
certificano che i servizi non solo erano a rischio, ma lo sono oggi in maniera
concreta e documentata.
Ci chiediamo, inoltre, quali siano, a tale riguardo, le opportune e necessarie iniziative che la Presidente del Comitato Ristretto dei Sindaci intende adottare.
Non siamo più nel campo delle ipotesi o delle paure dei cittadini: siamo di fronte a un processo di progressivo svuotamento dell’ospedale, che incide direttamente sulla tenuta complessiva del presidio e sulla capacità di garantire servizi essenziali come il Punto
Nascita, la Medicina Interna, la Terapia Intensiva, la Pediatria, la Cardiologia e il
Pronto Soccorso.
Di fronte a questi dati, la contraddizione politica è evidente: o le rassicurazioni fornite allora erano infondate, oppure l’atteggiamento attendista e sostanzialmente acquiescente adottato nei mesi successivi ha consentito che quelle stesse rassicurazioni
venissero smentite dai fatti.
In entrambi i casi, emerge una responsabilità politica che non può essere occultata dietro il carattere “tecnico” o “obbligato” degli atti aziendali.
Gli enti locali non sono meri spettatori di decisioni che incidono sul diritto alla salute:
hanno il dovere di esercitare una funzione di indirizzo, di rappresentanza e, quando necessario, di conflitto istituzionale a tutela delle proprie comunità.
La richiesta respinta il 18 giugno rappresentava un’occasione per affermare una
posizione condivisa, autonoma e libera da condizionamenti e coerente con le reali
esigenze del territorio. Respingerla ha significato rinunciare a una presa di posizione
quando il processo di declassamento era ancora contrastabile.
La Casa di Comunità, per quanto importante, non può e non deve essere utilizzata come foglia di fico per giustificare l’indebolimento dell’ospedale: l’assistenza territoriale
non sostituisce l’assistenza ospedaliera, ma la integra.
Difendere la sanità pubblica significa assumere decisioni tempestive, non limitarsi a rincorrere le emergenze: i fatti dimostrano che le preoccupazioni espresse mesi fa erano fondate.
Un ringraziamento al Comitato a Tutela dell’Ospedale Civile di Sant’Omero e della Sanità Pubblica per aver, da subito, condotto una battaglia improntata alla pura rappresentazione degli interessi di una intera vallata, rispetto ai servizi e ai diritti
fondamentali.
Su questo terreno continueremo a batterci, senza ambiguità e senza subalternità, per la tutela del diritto alla salute e del presidio ospedaliero di Sant’Omero”.

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