
Abruzzo. Tra lavoratrici e lavoratori di ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) Abruzzo circolano malessere e rabbia a causa di una gestione del personale sempre più opaca e discrezionale.
Giusto tra Natale e Capodanno (il 29 dicembre), sono stati banditi due concorsi per dirigenti ingegneri dai requisiti così specifici ed escludenti che è inevitabile chiedersi se non siano stati inseriti unicamente per limitare l’accesso il più possibile.
Tanto più che, non solo le due figure non erano previste nel piano assunzionale, ma la Direzione, alle richieste delle rappresentanze sindacali, non ha nemmeno chiarito eventuali improvvise esigenze operative, né a quali funzioni e sedi dovrebbero essere destinati i due dirigenti, limitandosi a rispondere che saranno decise successivamente.
Evidenzio che nel Sistema delle Agenzie è prassi che per le figure dirigenziali tecniche, dedicate alle attività integrate di valutazione, controllo e monitoraggio ambientale, le selezioni siano non solo aperte a tutte le lauree in materie tecnico-scientifiche ma anche “a maglie larghe”, il che favorisce una partecipazione ampia e una selezione migliore.
I due concorsi di Capodanno sono purtroppo solo l’ultimo e più eclatante caso di come l’attuale Direzione ARPA sta gestendo bandi e incarichi dirigenziali in questi anni.
Subito dopo l’insediamento (maggio 2020) del nuovo Direttore Generale, Avv. Maurizio Dionisio, sono stati annullati tre concorsi da Dirigente, programmati nei mesi precedenti per varie sedi. Da allora si sono succeduti:
nuovi bandi, anche identici tra loro, ma con requisiti di accesso diversi;
nuovi bandi, pubblicati a graduatorie precedenti ancora in vigore tanto che c’è un ricorso al momento vincente (due sentenze del TAR favorevoli);
assegnazione ai vincitori dei concorsi, di incarichi diversi da quelli per cui erano state avviate le selezioni;
atti organizzativi e piani triennali (!) di fabbisogno del personale modificati ogni 6 mesi senza un’evidente esigenza operativa né un’adeguata motivazione;
procedure concorsuali o di mobilità non previste e avviate ancora prima di modificare gli stessi piani di fabbisogno del personale;
un gran numero di incarichi di primo e secondo livello dirigenziale attribuiti a funzionari in aspettativa, dipendenti ARPA o di altri Enti, e non a dirigenti “di ruolo” (solo nel 2024 circa il 30% del totale dei dirigenti);
funzioni dirigenziali attribuite a componenti della Direzione Generale (espressione della Giunta Regionale), tenuti tra l’altro a esprimere parere sulle loro stesse nomine.
Quanto al comparto (personale non dirigenziale), è sempre più mortificato con assunzioni appena sufficienti a coprire solo numericamente il turnover e sempre più sbilanciato a favore delle qualifiche più basse con la conseguente perdita di competenze e qualità dei servizi.
Preoccupa in particolare la sorte di lavoratrici e lavoratori con contratti precari, legati a una giungla di progetti: oggi costituiscono il 20% circa del totale, almeno la metà sono in ARPA da oltre 3 anni e confidano in un rapporto stabile.
Per le procedure che riguardano il comparto (progressioni di carriera e stabilizzazioni) si procede non solo con numeri irrilevanti, ma anche, come per i dirigenti, in assenza di pianificazione e criteri generali, “caso per caso”.
Al netto di eventuali valutazioni sotto altri profili degli Organi competenti, è evidente che l’opacità e l’ingiustificata discrezionalità con cui sono state gestite alcune procedure fino al colmo dei due bandi da dirigente del 29 dicembre scorso, finiscono per screditare tutto il sistema e soprattutto le lavoratrici e i lavoratori che operano con passione e professionalità. Per questo sarebbe opportuno e necessario intanto revocare i due bandi di dicembre.
La preoccupazione è che, se non si crea un argine, questa Direzione e le prossime continuino a sentirsi sempre più legittimate ad agire come fatto finora.
Carla Cimoroni, componente RSU ARPA Abruzzo



