
L’arte come possibilità di rinascita, come linguaggio del dolore e strumento capace di ricomporre le fratture dell’esistenza. È questo il cuore di “Un pennello per ricominciare. L’arte che cura nell’autopatografia grafica di Frida Kahlo”, monologo teatrale di Annamaria D’Ostilio, pubblicato da Masciulli Edizioni con prefazione di Marianna Boero.
Il libro sarà presentato sabato 24 ottobre 2026, alle ore 16.30, presso la Biblioteca Regionale “Melchiorre Dèlfico” di Teramo, in Via Melchiorre Dèlfico 16. L’ingresso è libero.
Al centro dell’incontro c’è la persona che attraversa una condizione di sofferenza, con il proprio vissuto, le fragilità e il bisogno di trovare nuovi strumenti per esprimere ed elaborare ciò che sta vivendo. Il lavoro di Annamaria D’Ostilio approfondisce il valore dell’arte nel percorso di cura attraverso la prospettiva dell’autopatografia grafica, mostrando come immagini, segni e colori possano diventare linguaggi capaci di dare forma all’esperienza, favorire una nuova consapevolezza di sé e aprire possibilità di trasformazione. Frida Kahlo diventa, in questa prospettiva, un riferimento emblematico di come il dolore e il vissuto corporeo possano tradursi in espressione artistica e racconto di sé.
Ad aprire l’appuntamento saranno i saluti istituzionali del direttore della Biblioteca, Dimitri Bosi, e di Stefania Di Padova, assessore alla Cultura del Comune di Teramo.
Interverranno Marianna Boero, prefatrice del volume e docente di Semiotica all’Università degli Studi di Teramo, Domenico De Berardis, direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Teramo, e Alessio Masciulli, editore dell’opera.
A dialogare con l’autrice e a moderare l’incontro sarà la giornalista e scrittrice Lisa Di Giovanni.
La presentazione sarà arricchita da letture a cura di Sara Palladini, dalle canzoni di Nancy Fazzini e dalle musiche di Cristiano Morra, dando voce anche alla dimensione teatrale ed emotiva dell’opera.
“Un pennello per ricominciare” diventa così l’occasione per un dialogo tra arte, letteratura, teatro, semiotica e percorso di cura, partendo dall’esperienza umana e artistica di Frida Kahlo per interrogarsi sulla capacità della creazione di dare forma al dolore e trasformarlo in racconto.
Un incontro che pone al centro una domanda profondamente contemporanea: può l’arte diventare uno spazio nel quale ricominciare? La vicenda di Frida Kahlo e il lavoro di Annamaria D’Ostilio suggeriscono una possibile risposta, raccontando la forza con cui una ferita può trasformarsi in segno, colore, parola e nuova possibilità di rinascita.



