
“La situazione della sicurezza a Teramo non è più un problema di percezione, ma di accettazione dell’evidenza. Gli ultimi episodi dimostrano che ci troviamo in un caos crescente e sempre più pericoloso, legato alla presenza di individui, principalmente stranieri, che compiono atti di delinquenza, a causa dell’assenza di azioni decise da parte delle istituzioni”.
A dirlo Berardo Rabbuffo, capogruppo in consiglio della Lega a Teramo.
“L’ultimo esempio è dato dall’occupazione abusiva di un appartamento in via Carlo Forti, a cui fa eco l’occupazione abusiva del suolo pubblico presso il Parco Fluviale. Si fa anche fatica a essere sempre sul pezzo, perché ormai quotidianamente spuntano fuori nuove vicende: commercianti del centro minacciati di morte, risse tra stranieri, aggressioni di questi ultimi ai cittadini. Teramo ha perso la sua storica tranquillità e serenità sociale, ormai è solo un ricordo quando si poteva uscire da sole e da soli anche di notte senza timori. Ora c’è difficoltà a sentirsi sicuri in pieno giorno. Si sottovalutano – forse volutamente – le funzioni del sindaco in materia di sicurezza: non tanto degli inutili divieti di consumo di alcolici all’aperto, quanto la possibilità di intervenire per l’espulsione di soggetti pericolosi, coordinando le operazioni con il Prefetto e il Questore, dal momento che il Sindaco è un ufficiale di Governo. Sono tutte cose disciplinate dal Testo Unico sull’ordinamento degli Enti Locali”.
E ancora: “Ai cittadini preoccupati si risponde che altrove si sta peggio, ma il benaltrismo è da sempre il rifugio di chi non sa più cosa fare. Fare multe a chi è nulla tenente non serve a niente, così come il divieto di consumo all’aperto di alcolici in alcune zone, che colpisce chi è in regola (italiani e stranieri), lasciando intatto chi già delinque e porta degrado in città. A Teramo di sicuro c’è soltanto la consapevolezza di essere completamente abbandonati dalle istituzioni della città, al punto da costringere i cittadini a fare una raccolta firme, per far capire che non si tratta di percezione ma di realtà”.



