Salvamento acquatico: il Consiglio di Stato chiamato a decidere sul monopolio della formazione

Abruzzo. Si preannuncia una data decisiva per il settore della sicurezza e del salvamento acquatico in Italia relativamente Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) n. 85 del 29 maggio 2024 e tutte le sue lacune.
Il prossimo 15 ottobre 2026, il Consiglio di Stato affronterà in udienza pubblica due giudizi fondamentali riguardanti l’annullamento di alcuni articoli del DM85/2024 del MIT.
Al centro dello scontro, il delicato equilibrio tra formazione di assistenti bagnanti, tutela della concorrenza (completamente ignorata) e la sopravvivenza di storiche realtà formative professionali come la FISA e SNS (Societá Nazionale Salvamento di Genova).
Come noto, il TAR Lazio ha accolto le motivazioni del ricorso promosse da FISA e SNS, e, con sentenza del 3 febbraio 2026, n. 2110, ha annullato le clausole più restrittive del Decreto, con particolare riferimento a quelle che garantivano posizioni di monopolio a favore di un unico ente, tra cui l’obbligo di impiegare esclusivamente allenatori ed esaminatori abilitati SNaQ CONI/FIN (Federazione Italiana Nuoto).
I giudici amministrativi di primo grado hanno stabilito che imporre l’obbligo di impiegare esclusivamente allenatori abilitati nel sistema SNaQ CONI/FIN ha creato nei fatti un effetto anticoncorrenziale e monopolistico. Poiché l’unico soggetto in tale circuito risulta essere la FIN, il regolamento ha costretto gli altri operatori storici, come maestri di salvamento e istruttori nelle arti marinaresche, a dipendere da un proprio diretto concorrente. Il DM 85/2024, dunque, nel modo in cui è stato costruito e interpretato, anziché allargare la platea dei soggetti abilitati, la restringe; anziché valorizzare l’esperienza pregressa, la svilisce; anziché riconoscere e acquisire modelli formativi costruiti da 3 enti storici, impone un unico canale tecnico coincidente con l’ordinamento sportivo.
Il TAR Roma ha, quindi, accolto il ricorso promosso in quanto le scelte operate dall’amministrazione con il D.M. 85/2024 risultano in contrasto con i principi di imparzialità, buon andamento, proporzionalità e concorrenza, e si fondano su una carente istruttoria, su una lettura distorta della norma primaria di riferimento, e su una valutazione parziale degli interessi pubblici coinvolti.
Nonostante il chiaro pronunciamento del TAR, il MIT (che dovrebbe tutelare tutti gli stakeholders, al fine di garantire IMPARZIALMENTE lo sviluppo del settore salvamento) e la FIN (diretta interessata) hanno fatto ricorso in appello per richiedere l’annullamento della sentenza del 3 febbraio e quindi lasciare invariato il DM85/2024, con tutte le sue carenze.
A seguito della partecipazione al predetto giudizio da parte di FISA, le articolazioni della Federazione sono state investite da una insolitamente intensa attività di vigilanza che ha condotto in alcuni casi all’emissione di provvedimenti sanzionatori senza precedenti, infondati, sproporzionati e imparziali, che ha puntalmente difeso in giudizio, alcuni dei quali già annullati con sentenze passate in giudicato, per essere state giudizialmente riconosciute prive di fondamento, altri giá sospensi in via cautelare.
In prima linea in questa dura battaglia, il Presidente Perrotta Raffaele ha ribadito con la solita fermezza che non smetterà mai di combattere per tutelare i soccorritori e garantire la sicurezza acquatica.
Di fronte a quello che appare come un disegno sistematico volto a restringere gli spazi operativi di chi opera al di fuori del monopolio, la FISA ha scelto di adire le massime sedi di garanzia. Lo scorso 27 agosto 2026 sono state inoltrate due circostanziate segnalazioni: una alla Commissione Europea per violazione delle direttive UE sui servizi e sulla concorrenza, e l’altra all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per abuso di posizione dominante.
Il quadro sconcertante descritto ha visto pervenire, da ultimo, alla FISA una diffida di fine settembre con la quale il MIT ha diffidato la stessa Federazione a non promuovere più una offerta formativa nella quale viene contemplata l’erogazione di corsi di specializzazione al salvamento acquatico come rescue board, moto d’acqua e unità cinofile per il soccorso. Azione del tutto inappropriata e fuori dalla competenze dato che non trova fondamento in alcuna forma legislativa.
Questa limitazione, tuttavia, non rappresenta solo un ulteriore tentativo di fermare la stessa FISA, federazione da sempre votata all’innovazione e allo sviluppo di tecnologie all’avanguardia a supporto dell’attivitá dei propri soccorritori, ma va a colpire direttamente gli assistenti bagnanti. Impedire la formazione in queste discipline significa privarli di professionalità, competenze avanzate e ausili moderni fondamentali per estendere le capacità di intervento a fianco del solo pattino di salvataggio, che non é stato progettato per essere usato in condizioni mare formato superiore a 0,30 centimetri di onda come previsto nella categoria D. L’uso della moto d’acqua o della rescue board, ad esempio, permetterebbe all’assistente bagnanti di portare a termine un soccorso in condizioni di sicurezza per se stesso e per il pericolante. Tra l’altro questi due ausili al salvamento erano giá previsti in tantissime ordinanze di sicurezza balneare in Italia, a riprova del loro valore per la garanzia della sicurezza in acqua.
Tra poco ci vieteranno l’uso del rescue can e rescue tube.
In un contesto in cui il fronte mare da sorvegliare é ancora troppo esteso, sottrarre tali strumenti al soccorritore comporta un grave rischio per la sicurezza nazionale sui nostri litorali, riducendo le possibilità di prevenire annegamenti o incidenti.
Oppure la verità anche qui è da cercare altrove?
“Alla vigilia dell’udienza al Consiglio di Stato, la FISA e tutti gli operatori del settore riposano la propria massima fiducia negli organi della Giustizia Amministrativa”,sottolinea il presidente Raffaele Perrotta. “L’auspicio è che il Collegio giudicante sappia unire i puntini di questa situazione, guardando oltre la superficie dei singoli provvedimenti per scorgere la reale dinamica sottesa a questa vicenda. Si confida che il Giudice possa cogliere la verità dei fatti e ripristinare il rispetto dei principi di imparzialità, pluralismo e libera concorrenza soprattutto verso maestri e istruttori che hanno votato la loro esistenza all’insegnamento e addestramento del salvamento”.



