Nereto, spintonamento docente al Peano-Rosa: il professor Di Salvatore invita a una riflessione
"Nessuno insegna più il valore della sconfitta": il costituzionalista analizza il rapporto tra giovani, regole e autorità

NERETO – Dopo l’episodio avvenuto nei giorni scorsi all’istituto superiore Peano-Rosa di Nereto, dove un insegnante di diritto sarebbe stato spintonato da quattro studenti del primo anno al termine della lezione, il dibattito si allarga al rapporto tra scuola, famiglie e istituzioni. Il docente, caduto a terra dopo lo spintone, ha riportato ferite al volto ed è stato medicato al pronto soccorso dell’ospedale di Sant’Omero, con una prognosi di otto giorni.
Mentre sono in corso gli accertamenti per chiarire l’esatta dinamica dei fatti, sul caso è intervenuto il professor Enzo Di Salvatore, docente di Diritto costituzionale all’Università di Teramo, che invita a leggere quanto accaduto nel contesto di una riflessione più ampia sul mondo della scuola.
«Non possiamo considerare episodi come questo completamente isolati», osserva il professore, richiamando altri fatti di cronaca che negli ultimi giorni hanno coinvolto docenti e studenti in diverse città italiane. «A Parma due insegnanti sono stati aggrediti da alcuni studenti, mentre a San Vito Lo Capo un undicenne ha tentato di colpire un docente. Sono situazioni diverse tra loro, ma che spingono a interrogarsi sul clima educativo e sul rapporto con l’autorità scolastica».
Di Salvatore parte da una premessa: «La responsabilità penale, se c’è e quando c’è, resta sempre personale». Accanto all’accertamento delle eventuali responsabilità individuali, però, il docente ritiene necessario interrogarsi anche sul ruolo che scuola, famiglie e istituzioni svolgono nella crescita dei più giovani.
«Nessuno nasce genitore e nessuno nasce insegnante, ma tutti siamo stati studenti», scrive. Da qui il richiamo all’importanza dell’educazione condivisa e del dialogo tra scuola e famiglia. Secondo il costituzionalista, il rischio è che, in alcuni casi, venga meno quella collaborazione necessaria ad affrontare insieme difficoltà e comportamenti problematici.
La riflessione del professore si estende poi alla scuola di oggi, sempre più chiamata a svolgere molteplici funzioni oltre a quella didattica. «Si fanno progetti, si organizzano attività, percorsi formativi e iniziative di ogni genere», osserva. Un impegno che, a suo giudizio, rischia talvolta di appesantire il lavoro degli insegnanti e di sottrarre spazio alla relazione educativa quotidiana con gli studenti.
Per questo, prosegue Di Salvatore, il tema non riguarda soltanto ciò che accade all’interno delle aule. «Quando mi chiedono di parlare di diritti, doveri e legalità nelle scuole, rispondo sempre di sì. Ma credo che a questi momenti dovrebbero partecipare anche i genitori, perché l’educazione è una responsabilità condivisa».
Intanto, sul caso del Peano-Rosa proseguono gli accertamenti. I quattro studenti coinvolti, tutti nati nel 2011, saranno ascoltati dai carabinieri della stazione di Nereto dopo la denuncia formalizzata sia dall’insegnante sia dall’istituto scolastico. La dirigenza ha inoltre annunciato provvedimenti disciplinari indipendentemente dagli sviluppi dell’indagine.
Il secondo elemento riguarda le motivazioni che avrebbero portato alla reazione degli studenti. Secondo quanto emerso, il malcontento sarebbe nato dal mancato consenso del docente a consentire il recupero di alcune gravi insufficienze. Un episodio che, secondo Di Salvatore, richiama una riflessione più generale sul rapporto delle nuove generazioni con il fallimento e con le regole. «Come osserva anche Paolo Crepet, nessuno insegna più il valore della sconfitta. Eppure, se non si conosce il valore della sconfitta, non si può comprendere nemmeno quello della vittoria. Si vince conquistando ciò che si ottiene con impegno e merito, non perché qualcuno regala il risultato».
Una dinamica che, aggiunge il docente universitario, non riguarda soltanto la scuola ma si manifesta sempre più spesso anche nel mondo accademico, dove talvolta gli esiti negativi degli esami vengono vissuti come un’ingiustizia anziché come un passaggio del percorso formativo.



