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Teramo

L’otto marzo: stesso lavoro, stessi diritti. Lo studio della Fiom

Iniziativa a Teramo: contrastare il divario salariale

Teramo. L’8 marzo non è una festa. Non può esserlo, perché le donne non hanno nulla da festeggiare. Le ragioni sono molte: a partire dai femminicidi, dalle molestie e da una subcultura machista ancora diffusa, fino ad arrivare alle disuguaglianze nel mondo del lavoro, dove le donne continuano a guadagnare meno dei loro colleghi uomini.

Secondo il World Economic Forum, in Italia servirebbero 120 anni per raggiungere la piena uguaglianza di genere nelle opportunità economiche.
Nel settore metalmeccanico il divario salariale supera il 14% e, in particolare, nel salario accessorio – premi individuali, bonus, straordinari – il divario supera il 25%. Questi dati emergono da uno studio condotto dalla FIOM nazionale su 1.072 “Rapporti periodici sulla situazione del personale maschile e femminile”.
Anche in provincia di Teramo è stata realizzata un’analisi sui rapporti biennali, con il supporto di Corrado Pasquali, docente di Economia dell’Innovazione dell’Università di Teramo. Dal quadro analizzato emergono dati sociali e organizzativi che indicano chiaramente come il problema sia strutturale.
Nel territorio convivono aziende molto diverse per dimensioni e modelli organizzativi. Tuttavia, emerge un elemento comune: la difficoltà di garantire equità reale, stabilità e prospettive di crescita a tutte e a tutti.
Il primo nodo riguarda la segregazione verticale, ovvero la sottorappresentanza delle donne nei livelli gerarchici più alti. Le posizioni apicali e di maggiore prestigio restano prevalentemente occupate da uomini, mentre le donne tendono a concentrarsi nei livelli professionali intermedi o più bassi.
Dal campione analizzato emerge che, su circa 4.000 lavoratrici e lavoratori, solo il 2,6% delle donne ricopre ruoli dirigenziali e appena il 6,35% ruoli di quadro. Il 36% rientra nella categoria degli impiegati, mentre il 43% delle donne è inquadrato come operaio.
Questo significa che il divario osservato non deriva tanto da differenze salariali a parità di mansione, quanto dalla distribuzione delle donne nei diversi livelli professionali.
Un altro elemento critico riguarda le erogazioni unilaterali delle aziende. Premi individuali, bonus e altre componenti del salario accessorio non dipendono soltanto dal merito, ma spesso dalla disponibilità di orario o dalla possibilità di effettuare straordinari: condizioni che, quasi ovunque, finiscono per penalizzare le donne.
A questo si aggiunge la carenza di strumenti di welfare e di politiche di inclusione. Dall’analisi emerge inoltre una differenza significativa legata alla dimensione delle aziende: più le imprese sono grandi, più sono presenti contrattazione integrativa e strumenti di conciliazione tra vita e lavoro.
Il divario economico nasce quindi da due fattori principali: la progressiva scomparsa delle donne lungo le gerarchie aziendali e la loro minore partecipazione alle componenti accessorie della retribuzione.
“Contrastare il divario salariale di genere non è solo una questione economica, ma una battaglia di dignità e di giustizia sociale. Per questo l’8 marzo deve essere una giornata di consapevolezza e di lotta, perché la parità nel lavoro non si ottiene da sola: va conquistata con la contrattazione, con i diritti e con l’impegno collettivo», dichiara Natascia Innamorati, segretaria della FIOM CGIL di Teramo.
Letizia Di Donato, operaia metalmeccanica e componente della Segreteria della Fiom, ricorda come “l’autonomia economica rappresenta uno degli strumenti fondamentali per sottrarre le donne vittime di violenza a condizioni di ricattabilità e vulnerabilità.”
Un’ulteriore criticità riguarda il turnover: molte donne restano per meno tempo nel mercato del lavoro e sono più frequentemente impiegate con contratti a tempo determinato. Si tratta di una instabilità strutturale che mina l’indipendenza economica e la libertà delle lavoratrici.

Dallo studio condotto dal professor Corrado Pasquali dell’ Università di Teramo emerge una criticità strutturale nel settore metalmeccanico in provincia: “Partire dall’analisi delle condizioni materiali delle lavoratrici, ci aiuta ad invertire un trend: rendere più decisivo il ruolo di politiche pubbliche a sostegno della genitorialità, con interventi di welfare che non penalizzino il ruolo e la vita delle donne nel mondo del lavoro”.
La FIOM di Teramo continuerà a promuovere più contrattazione collettiva e trasparenza salariale, più formazione e assemblee nei luoghi di lavoro per contrastare molestie e violenze, e una maggiore diffusione di strumenti di welfare e conciliazione.
Infine, il sindacato richiama l’attenzione sull’obbligo di compilazione del Rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile per tutte le aziende con oltre 50 dipendenti.
“Per il biennio 2024-2025 la compilazione del rapporto dovrà essere effettuata entro il 30 aprile 2026. Come Camera del Lavoro vigileremo affinché le aziende rispettino questo obbligo per verificare la corretta consegna dei rapporti e per redigere la necessaria analisi sul lavoro femminile in tutta la provincia, perché la trasparenza sui dati è uno strumento fondamentale per contrastare le disuguaglianze”, afferma Mauro Pettinaro, Segretario organizzativo della CGIL di Teramo.
Arrivare ancora una volta all’8 marzo con un femminicidio ogni tre giorni rappresenta una sconfitta per l’intera società.
Per questo l’8 marzo non è una festa, ma una giornata di lotta e di consapevolezza: le metalmeccaniche e i metalmeccanici possono e devono fare la differenza.

 

Analisi KPI ESG_Fiom Teramo

 

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