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Teramo

La doppia morale di Azione: il caso Roseto e il paradosso in Provincia

Dura presa di posizione di Siamo Roseto

Roseto. “Esiste un metodo politico che definire contraddittorio sarebbe un generoso eufemismo: è il “metodo Azione”.

Un modus operandi che oscilla tra il tentativo di silenziare le minoranze laddove detiene il potere e la pretesa di gestire le scelte altrui laddove i numeri elettorali li relegano a un ruolo marginale”. Inizia così una nota diffusa dal gruppo Siamo Roseto alla luce di quelle che sono le ultime dinamiche di natura politica, anche alla luce dell’insediamento del nuovo consiglio provinciale.
“A Roseto degli Abruzzi la gestione del partito guidato dai sottanelliani ha toccato il punto più basso della dialettica democratica. Abbiamo assistito al tentativo arrogante di approvare un regolamento consiliare liberticida, volto a comprimere le prerogative dei consiglieri di minoranza e a soffocarne i diritti garantiti dalla legge”, prosegue. “Una deriva autoritaria che ci ha costretti a ricorrere alla giustizia amministrativa. Il risultato? Per ben quattro volte il TAR ha dato ragione all’opposizione, bocciando senza appello l’operato di Azione, guidato in aula dal presidente Gabriella Recchiuti.
Proprio il presidente Recchiuti non ha esitato a presentarsi in conferenza stampa per condannare insieme a tutta la sua maggioranza la legittima attività di un consigliere di minoranza che, nel pieno esercizio delle sue funzioni, aveva presentato numerosi emendamenti a quello “scempio” di regolamento partorito dal suo ufficio. In sintesi: a Roseto, Azione ha provato a riscrivere le regole pur di non avere ostacoli, venendo sistematicamente sconfitta dal diritto e dal buon senso.
Oggi assistiamo a una metamorfosi speculare e grottesca. La stessa Recchiuti, oggi nel ruolo di consigliera provinciale, sembra aver dimenticato i suoi trascorsi a Roseto. Pur rappresentando una forza politica che è nei fatti il “fanalino di coda” della politica locale, Azione pretende oggi di essere coinvolta in ogni scelta della presidenza provinciale, rivendicando un protagonismo che l’esito delle elezioni provinciali non le ha assegnato.
È bene ricordare ai sottanelliani e al consigliere Recchiuti che l’ordinamento giuridico non è un menù alla carta. La legge Delrio assegna funzioni chiare al presidente della Provincia come organo democratico di vertice. Eppure, Azione vorrebbe ribaltare l’ordine delle cose per mettere bocca anche in ciò che non le compete.
Evidentemente, nemmeno quattro bocciature sonore da parte del TAR sono bastate a far comprendere che le regole vanno rispettate sempre, non solo quando tornano utili alla propria brama di visibilità. La politica è servizio e rispetto delle istituzioni, non un palcoscenico dove recitare la parte dello sceriffo a casa propria e del pretendente infastidito a casa d’altri”.

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