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Teramo

La chiusura del reparto di Psichiatria dell’ospedale di Giulianova è il sintomo, non la malattia. L’intervento

Il commento dell'associazione Evoluzione Sostenibile

Giulianova. Nel dibattito, costante, nato a livello cittadino, e non solo, sull’accorpamento, a Teramo, del reparto di Psichiatria, si innesta l’intervento dell’associazione Evoluzione Sostenibile.

La nota

La preannunciata chiusura del reparto di Psichiatria dell’ospedale di Giulianova sta suscitando, comprensibilmente, preoccupazione e indignazione. È una reazione legittima, perché ogni riduzione dell’offerta sanitaria rappresenta una perdita per il territorio e per i cittadini. Ma limitarsi a denunciare la chiusura di un singolo reparto significa fermarsi agli effetti senza interrogarsi sulle cause.
La chiusura non è la malattia ma il sintomo. La malattia affonda le sue radici nelle scelte di programmazione sanitaria compiute dalla Regione con l’applicazione del Decreto Ministeriale 70 del 2015, il cosiddetto Decreto Lorenzin. Nel recepire quella riforma, la Regione scelse di organizzare la rete ospedaliera della provincia di Teramo attorno a un unico DEA di I livello, l’ospedale Mazzini, classificando Giulianova, Atri e Sant’Omero come ospedali di base. Una scelta discutibile, soprattutto se confrontata con quanto avvenuto nelle altre province abruzzesi. Nella provincia di Chieti la rete ospedaliera si articola su più presìdi di elevata complessità, così come in quella dell’Aquila. La sola eccezione è Pescara, caratterizzata però da una realtà territoriale molto diversa dalle altre.
Emblematico è il confronto con la provincia di Ascoli Piceno, dove insistono, a due passi dal confine con il Teramano, due presìdi ospedalieri di I livello, ad Ascoli Piceno e a San Benedetto del Tronto, inseriti in una rete sanitaria che fa capo all’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche di Ancona, centro regionale di riferimento per le attività di più alta complessità e sede del DEA di II livello. Un’organizzazione che ha contribuito a rendere attrattiva l’offerta sanitaria, alimentando negli anni una significativa mobilità passiva dalla provincia di Teramo verso le strutture sanitarie della regione confinante.
Per contrastare questo fenomeno, sarebbe stato logico rafforzare l’offerta sanitaria della provincia di Teramo. Invece è stata perseguita una strada diversa, che ha finito per confinare gli ospedali di Giulianova, Atri e Sant’Omero in una condizione di progressiva marginalità.
Eppure una prospettiva diversa era stata individuata. Durante l’amministrazione Mastromauro fu avviato un confronto con la Regione guidata da D’Alfonso per valutare la trasformazione dell’ospedale di Giulianova in DEA di I livello. La proposta, condivisa dalle forze presenti in Consiglio comunale, era fondata su tre elementi concreti: la posizione baricentrica di Giulianova lungo la costa teramana, il vasto bacino di utenza servito e il ruolo strategico di un territorio che rappresenta il principale polo turistico della regione. Non si trattava di una rivendicazione campanilistica, ma della presa d’atto di una realtà che avrebbe meritato una diversa considerazione nella programmazione sanitaria regionale.
Quel percorso si è interrotto con il cambio delle amministrazioni regionali e comunali avvenuto nel 2019. Da allora non si è più registrata alcuna iniziativa concreta per ridiscutere il ruolo dell’ospedale di Giulianova e l’amministrazione Costantini si è ben guardata dal riannodare i fili del percorso avviato dalla precedente amministrazione. E così la rete ospedaliera approvata dalla giunta Marsilio ha confermato le differenze tra le province abruzzesi e, per certi aspetti, le ha accentuate con il riconoscimento anche dell’ospedale di Sulmona tra i DEA di I livello, senza prevedere alcun rafforzamento della rete ospedaliera della provincia di Teramo.
La chiusura del reparto di Psichiatria non è quindi un episodio isolato, ma l’ennesima manifestazione di una strategia che, nel tempo, rischia di portare a ulteriori riduzioni di servizi nell’ospedale di Giulianova. È giusto mobilitarsi per difendere il reparto. Sarebbe però un errore pensare che il problema possa essere risolto intervenendo esclusivamente sui singoli episodi. La vera questione è un’altra: quale ruolo la Regione intende assegnare all’ospedale di Giulianova e, più in generale, alla sanità della provincia di Teramo?
Senza una seria riflessione sulla rete ospedaliera, ogni battaglia rischia di essere solo una difesa temporanea contro un processo di progressivo ridimensionamento già scritto nelle scelte compiute negli anni passati.

 

 

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