Ascoli torna in serie B: le pagelle della stagione
Mister Tomei valore aggiunto, stagione da 10. Damiani, indispensabile e insostituibile. Curado capitano e guida. D'Uffizi incontenibile, Gori trascinatore. Alagna adesso è un giocatore. E che giocatore. Milanese e Corazza nella storia dell'Ascoli.

Le pagelle dell’Ascoli
Vitale 8,5
È il portiere ideale per il gioco di Tomei. Giocatore di movimento aggiunto dal quale partono le azioni e le emozioni bianconere. Forte e reattivo anche tra i pali. Le sue mani sul derby dell’andata.
Nicoletti 8
La sua assenza per infortunio in un preciso e cruciale momento della stagione si è fatta sentire. Difensore rapido e dal piede buono. Fin dall’inizio si è capito che fosse un lusso per la categoria.
Guiebre 8
La freccia della fascia sinistra. È uscito alla distanza giocando un play off strepitoso. I chilometri su quella fascia li ha sempre macinati, ma nelle ultime 6 gare alla quantità ha unito anche tanta qualità. Lui e Alagna, da un punto di vista tattico, sono quelli che più di altri hanno potuto sorprendere gli avversari.
Alagna 8,5
Grazie a Tomei è diventato giocatore. E che giocatore. Uno di quelli a cui gli allenatori non rinunciano mai. Rapido, veloce, instancabile. All’occorrenza dalla fascia è stato spostato anche al centro della difesa. Ha convinto pure i più scettici e i mugugni di inizio stagione si sono trasformati in applausi convinti. Può cresce ancora.
Curado 9
Il capitano è il capitano. Ha dimostrato, con i fatti, di aver meritato quella fascia al braccio. Spesso tra i migliori in campo: un baluardo. Il suo modo di giocare in anticipo sugli attaccanti avversari ideale per l’immediata riconquista della palla. Proprio come gli aveva chiesto Tomei.
Pagliai 6,5
Tomei lo conosceva e lo ha voluto fortemente. Uno strepitoso Alagna gli ha impedito di esprimersi sulla sua fascia di competenza. A piede invertito in qualche circostanza ha sofferto ma non ha mai sfigurato. Giocatore duttile.
Menna 6
È stato chiamato in causa in un paio di circostanze tra Coppa Italia e campionato. A Guidonia, dopo l’infortunio di capitan Curado, giocò una buona gara. Mai una parola fuori posto.
Damiani 9,5
Lo vedi giocare e puoi solo esclamare: “Ma questo in C cosa ci sta a fare”. Misteri del calcio. Giocatore indispensabile per questo gruppo. La sua assenza per infortunio è coincisa con un calo generale della squadra, ma di coincidenza non c’è proprio nulla. Insostituibile. Mente e cervello della squadra, sa quando verticalizzare, quando rallentare la manovra e tenere la sfera. Tatticamente è difficile ricordare una giocata sbagliata.
Emanuele Ndoj 6
Il mister lo ha aspettato e gli ha dato fiducia per gran parte del girone di andata, fino a sparire un po’ dai radar. Tecnicamente non si discute, ma ha faticato a restare sui ritmi dei compagni di squadra. Prezioso a Pesaro con il goal del pareggio.
Rizzo Pinna 8,5
La società sa quello che deve fare: riscattarlo e dargli fiducia anche in B. Saltata la prima pressione degli avversari lui con il pallone può fare quello che vuole: puntare la porta, tirare dalla distanza, dettare l’ultimo passaggio. Sempre pericoloso anche sui calci piazzati. La ciliegina sulla torta di un mercato pazzesco.
Milanese 9
Un centrocampista che arriva in doppia cifra rappresenta già qualcosa di strepitoso. Se poi lo fai anche da subentrante e non sempre da titolare vuol dire che stai facendo qualcosa di sensazionale. Ma se poi decidi un derby con un “cucchiaio”, oltre a finire sulle magliette celebrative significa che sei entrato di diritto nel cuore dei tifosi ascolani e nella storia ultracentenaria dell’Ascoli calcio.
Corradini 8,5
Avvio difficile ma settimana dopo settimana, la condizione fisica tornata al top gli ha permesso di entrare a pieno regime nei meccanismi della squadra. Tecnica, senso tattico e intensità fanno di Corradini un giocatore moderno capace di ritagliarsi un ruolo da protagonista anche nella categoria superiore. A Pineto doppietta da grande calciatore qual è.
Bando 6
Allenarsi tutto l’anno con centrocampisti di categoria superiore gli avrà sicuramente giovato. Ha bisogno di giocare con continuità per dimostrare le sue indubbie qualità.
Silipo 8,5
Impressiona per tecnica e rapidità. Fondamentale per il gioco di Tomei che chiede agli esterni l’uno contro uno. Dà l’impressione di poter essere imprendibile per qualsiasi difensore e per questo ha ancora margini di miglioramento. Predilige ricevere il pallone sui piedi prima di puntare l’uomo. Se riuscisse a chiamare la palla nello spazio invece di aspettarla, aumenterebbe il suo bagaglio di imprevedibilità fino a diventare devastante. Può e deve farlo anche in B perché giocatori così in giro se ne trovano pochi. Bravo a reagire dopo alcune panchine. Si è ripreso il posto e non lo ha lasciato più risultando ancora più determinante rispetto alla fase iniziale della stagione.
Chakir 8
Se Tomei lo ha richiesto espressamente un motivo doveva pur esserci. Anzi da metà campionato in poi di motivi ne sono emersi diversi: capacità di fare reparto da solo, di siglare goal pesanti e di proteggere il pallone grazie al un’importante struttura fisica. Più che la riserva di Gori è stato la sua spalla: cambio naturale per raccogliere quanto di buono continuava a seminare, per 60 minuti, il suo compagno di squadra.
Ferdinando Del Sole 7
Avvio super con il goal a Terni e tante giocate di qualità. Poi il grave infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per quasi tutta la stagione. Rientrava da un intervento al crociato e ha subito dimostrato di che pasta è fatto. Tocco di palla e tecnica di categoria superiore.
Oviszach 7,5
Ha sempre fatto intravedere delle buone qualità ma le migliori soddisfazioni è riuscito a togliersele proprio nei play off. Assist al bacio nell’azione da play station sul quarto goal al Catania e goal della sicurezza nel ritorno in Sicilia. Anche lui dà l’impressione di poter avere ampi margini di crescita.
Galuppini 6,5
È stato il rinforzo di gennaio e dopo un inizio promettente, soprattutto in termini di goal, ha subito un calo. Condizionato da qualche fastidio fisico ha comunque portato la sua esperienza nello spogliatoio bianconero.
D’Uffizi 9,5
Miglior realizzatore e miglior assistman: per lui non parlano soltanto i numeri ma ogni singola prestazione. Ha sempre dichiarato di sentirsi responsabile della retrocessione di due anni fa, ma lui di colpe, appena diciannovenne, non ne aveva proprio. I tifosi prima del derby gli hanno chiesto a 21 anni di caricarsi la squadra sulle spalle e lui lo ha fatto anche quando non compariva nel tabellino dei marcatori. Impegno, dedizione, corsa e abnegazione: su quel terreno di gioco ha dato tutto facendo ricredere anche i più critici. La curva ha scandito più volte il suo nome e questo non è un trattamento riservato a tutti. Quella maglia il giovane romano l’ha onorata e ha dimostrato di meritarla. E adesso tutti sperano che possa continuare ad onorarla.
Corazza 8,5
Joker, professionista esemplare: è riuscito a scrivere una pagina della storia bianconera segnando al derby un goal che nessun tifoso dimenticherà. E si è ripetuto ad Arezzo siglando in pieno recupero il goal che ha consentito all’Ascoli di espugnare il campo della capolista. Scampoli di partita dopo mesi e mesi di panchina. Ma lui da grande persona quale è ha continuato ad allenarsi a testa bassa: mai una parola fuori luogo, mai una polemica. E l’abbraccio dei compagni al rigore del 5-0 contro il Pontedera è stato il più grande segno di riconoscenza.
Gori 9
Uno di quegli acquisti che, comunque vada, a prescindere da quelli che saranno i numeri, ti svoltano la stagione. E il motivo lo capisci subito: dai primi allenamenti quando qualità e intensità del lavoro vengono innalzate da calciatori di questo tipo. E poi solo qualche partita per capire la generosità e lo spirito da combattente. Caratteristiche che hanno conquistato immediatamente la tifoseria bianconera. Non sono bastati nemmeno tre rigori sbagliati per cambiare di una virgola l’apprezzamento dei tifosi nei confronti del bomber ascolano.
Palazzino 6 Vale lo stesso discorso fatto per Bando.
Barosi, Brzan e Zagari sv
Tomei 10
E non potrebbe essere altrimenti. Ma per la lode aspettiamo. Aspettiamo che apra un ciclo con l’Ascoli. Perché i presupposti ci sono tutti. L’Ascoli per la scalata in B è ripartito da lui, ma l’impressione di tutti è che questa storia d’amore con la città e tutto l’ambiente possa proseguire. Con il suo gioco ha deliziato chiunque sia passato dal Del Duca o si sia trovato a vedere in tv una partita dell’Ascoli. Del suo Ascoli che ha plasmato domenica dopo domenica. Continuava a ripetere: “È un percorso che deve portarci a migliorare”. E così è stato. Il risultato è stato sempre la conseguenza di un determinato modo di stare in campo. I tre punti non sono mai stati il mezzo per scalare la classifica ma soltanto la conferma che si stava procedendo nella giusta direzione. L’ossessione di vincere non è mai esistita, ma quella di migliorarsi sì. In che modo? Imponendo il proprio gioco con un’identità ben precisa e arrivando spesso a dominare chiunque avesse di fronte. Emblematiche sono state le partite in casa contro Ternana, Ravenna e Catania. Non le ultime arrivate.
Ha trasformato giocatori come Alagna, Curado e D’Uffizi e ha raccolto consensi ovunque. I primi a seguirlo sono stati i suoi giocatori che per lui darebbero tutto. Poi i tifosi: prima gli Ultras che hanno capito da subito che di fronte avevano una persona perbene e preparata. Che non ha mai fatto voli pindarici, né promesso nulla. Se non l’impegno e il lavoro settimanale. Anche i più scettici dopo i primi pareggi a reti bianche, con il passare del tempo, hanno dovuto ricredersi tributandogli i giusti onori. L’Ascoli è una squadra con un proprio credo. Con una propria identità, riconoscibile. E tutto questo solo grazie ad una guida tecnica a cui i tifosi adesso chiedono soltanto una cosa: restare. Chapeu mister Tomei. Voto 10.



