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Nuova discarica a Notaresco: “Il sito è già inquinato per ammissione della stessa azienda” VIDEO

Si è costituito l'Osservatorio Val Tordino, la Regione chiede approfondimenti alla ditta

Forti criticità procedurali, rischi sanitari e violazioni delle direttive europee: è questo il quadro che emerge dall’analisi del progetto per un nuovo impianto di trattamento rifiuti speciali e annessa discarica da 1 milione di mc in località Casette di Grasciano, nel Comune di Notaresco.

“La procedura per il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) risulta, allo stato attuale, insanabilmente viziata e da archiviare a causa della contaminazione riscontrata nelle acque sotterranee del sito nonché da criticità in tema di variante al Piano regolatore e al rispetto in futuro dei nuovi standard di qualità dell’aria fissati dalla UE”. È quanto affermano Lidia Bocci, presidente dell’Associazione Osservatorio Val Tordino nata proprio con lo scopo di salvaguardare e, anzi, migliorare le condizioniadell’ambiente e del paesaggio dell’intera Valle, orientando le scelte dei decisori pubblici al rigoroso rispetto delle norme sull’ambiente, alla protezione della salute umana e allo sviluppo sostenibile con Augusto De Sanctis, del Forum H20 e Forum Ambientalista.

Le tre organizzazioni hanno così inviato a tutti gli Enti pubblici che concorrono ad autorizzare la costruzione della nuova discarica a Grasciano (sarebbe la terza) una nota molto dettagliata sulle ragioni per cui il procedimento autorizzatorio dovrebbe essere immediatamente fermato.

La Regione Abruzzo ha chiesto approfondimenti alla ditta, che ha a sua volta ha avuto una proroga di 180 giorni che scadranno ad agosto. Tra l’altro, l’Osservatorio ha sottolineato di aver inviato al Comitato VIA i dati della stessa ditta sulla contaminazione, rispondendo, secondo i cittadini, che le segnalazioni sono irricevibili se non viene utilizzato un particolare modulo.

“La prima questione ostativa riguarda il superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione per azoto nitroso, fluoruri, solfati, nichel, manganese e boro, rilevato nelle acque sotterranee del sito dove dovrebbe sorgere la discarica che, di conseguenza, è stato inserito da ARPA nell’elenco dei siti potenzialmente inquinati.
Secondo il D.Lgs. 152/2006 (cd. Testo Unico Ambiente), un’area contaminata deve essere sottoposta a procedure di bonifica e messa in sicurezza prima di poter essere svincolata e ospitare nuovi interventi.
Emissioni e Salute: l’allarme sulla Direttiva UE 2024. Un altro punto critico riguarda la qualità dell’aria. Lo Studio di Impatto Ambientale depositato si basa su limiti normativi ormai superati. La nuova Direttiva UE 2881/2024 impone standard molto più restrittivi per il 2030 (allineandosi in parte ai parametri OMS ancora più severi) per polveri sottili (PM10 e PM2,5) e ossidi di azoto. I dati forniti dalla stessa ditta proponente (Green Management), indicano che, con il contributo emissivo dell’impianto, i valori di PM10 violerebbero i nuovi limiti europei già al momento dell’entrata a regime dell’impianto”.

“In questo contesto, appare incomprensibile il parere favorevole già espresso dal Dipartimento di Prevenzione della ASL di Teramo, che sembra aver ignorato sia le evidenze scientifiche che i nuovi obiettivi comunitari di tutela della salute. Si contesta, inoltre, la sottovalutazione dell’effetto cumulo delle emissioni. L’analisi non tiene conto della presenza massiccia di altre industrie e infrastrutture nell’area o già esistenti oppure già autorizzati o in via di definizione (tra cui Amadori, CTIP-BLUE, Ahera Automobili e il quarto lotto della Teramo-Mare).
Infine, la richiesta di variante automatica al PRG per trasformare l’area da “agricola” a industriale richiederebbe obbligatoriamente, secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, una Valutazione Ambientale Strategica (VAS), ad oggi assente, rendendo la procedura urbanistica vulnerabile a ricorsi”.

Per le associazioni, quindi, l’istanza della ditta Green Management deve essere archiviata immediatamente dagli enti competenti, in primis Regione Abruzzo e Comitato VIA, a tutela del territorio e della salute pubblica, tenendo in debito conto le condizioni ostative evidenziate.

“È paradossale e sconcertante che si ipotizzi di realizzare un impianto di rifiuti e una discarica in un sito che presenta superamenti diffusi delle soglie di contaminazione fissate dalla legge” concludono Bocci e De Sanctis “visto che la legge limita in maniera inequivocabile e non altrimenti interpretabile gli interventi realizzabili in siti oggetto di bonifica, anche perché una contaminazione pregressa finirebbe per mascherare eventuali futuri problemi gestionali del nuovo impianto, rendendo inutile ogni piano di monitoraggio. Figurarsi se è possibile realizzare una nuova discarica”.

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