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Pescara

Ragazzino meditava la strage nella scuola di Pescara, il caso in Cassazione per riportarlo a casa

Pescara. Verrà discussa davanti alla Corte di Cassazione, dopo il ricorso degli avvocati difensori, l’ordinanza con cui il tribunale del Riesame ha scarcerato e messo in comunità il 17enne originario di Pescara e residente in provincia di Perugia accusato di meditare una strage terroristica al liceo artistico di Pescara.

Il giovane è, infatti, accusato dalla Procura per i minori dell’Aquila di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo, dopo che gli inquirenti hanno ritrovato diverse sue chat, su canali segreti, in cui il giovane avrebbe progettato una cosiddetta rivoluzione di stampo suprematista.

Come riporta il quotidiano Il Centro, per i difensori manca l’attualità e la concretezza del pericolo per detenere il minorenne in una struttura d’accoglienza anziché a casa, e i legali contraddicono la testi del Riesame fondata su “su condotte che, per stessa ammissione del provvedimento, si collocano nel periodo compreso tra il 2023 e il 17 luglio del 2025”.

Gli avvocati del giovane, inoltre, rifacendosi al sequestro del computer dove è stato rinvenuto il materiale incriminato, sostengono che “i messaggi valorizzati dall’accusa risalgano a oltre due anni prima e come, dopo il 2024, non si registri alcun ulteriore episodio di rilievo” e che “il silenzio digitale degli ultimi due anni è il dato più eloquente che dimostra che il minore ha interrotto spontaneamente ogni contatto con quel tipo di contenuti, ha proseguito la sua vita scolastica e familiare senza ricaduta e non ha mai manifestato comportamenti che possano far pensare a una persistenza o a un consolidamento di quelle ingenuità adolescenziali”.

Per la difesa, ancora, le perquisizioni fatte a luglio 2025 e a marzo 2026 “non hanno consentito di rinvenire nessun materiale pericoloso, né armi, né ordigni, né documenti operativi, né dispositivi occultati, né segni di attività recente. Tale risultanze che la difesa ha valorizzato per dimostrare l’assenza di un percorso di radicalizzazione in atto non vengono minimamente prese in esame con conseguente violazione dell’obbligo di valutare gli elementi a carico e a discarico”.

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