Penne. È stato operato “con successo” da Gianmaria Antonazzo nell’Ambulatorio Veterinario Vestina un giovane Ibis eremita ferito da una fucilata a Penne.
L’intervento chirurgico, “delicato e difficile, ha avuto successo grazie alla tempestività e alle buone condizioni fisiche dell’esemplare recuperato a poche ore dall’abbattimento”.
Lo fanno sapere, in una nota, il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il Comune di Penne, la Riserva naturale regionale Lago di Penne e la Cogecstre.
L’ibis ferito è stato trovato in un pollaio dove probabilmente cercava il suo compagno di viaggio. Due, infatti, gli esemplari avvistati in zona nei giorni scorsi. È stato un “cittadino consapevole”, ieri, a portarlo al Cras Lago di Penne, che “si è subito attivato portando il giovane esemplare in uno studio veterinario specializzato che ha subito rilevato la rottura dell’omero all’altezza della cintura scapolare e ha effettuato un delicato intervento chirurgico per tentare di restituire all’ala le migliori funzioni per permettere all’Ibis di tornare a volare”.
La radiografia ha confermato la “presenza di numerosi pallini da caccia nel corpo del rarissimo animale protetto”. Sono stati allertati i Carabinieri forestali del Nucleo Cites, che si occuperanno delle indagini sul “folle atto di bracconaggio”, cercando anche di “verificare se l’altro esemplare inseparabile Ibis, di nome ‘Coccole’, con l’anello numero 751, sia riuscito a sopravvivere”.
Il bracconaggio, sottolinea il presidente del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, Tommaso Navarra, è “una delle minacce più gravi per la sopravvivenza della specie” e “la caccia illegale rappresenta una perdita significativa di animali reintrodotti nella natura”.
Per l’assessore all’Ambiente del Comune di Penne, Nunzio Campitelli, “questi atti indecenti sono un crimine contro la biodiversità”, mentre “si sollecitano misure legali più efficaci per contrastare il fenomeno distruttivo contro un patrimonio naturale indisponibile dello Stato”.
L’ibis eremita (Geronticus eremita) abitava vaste aree dell’Europa meridionale, del Nord Africa e del Medio Oriente. Oggi sopravvive solo grazie a piccoli nuclei residui e a complessi progetti di conservazione. È in pericolo a causa di “una caccia, il bracconaggio, scellerata e inutile, e dei disturbi nei siti di nidificazione, che hanno causato un declino drammatico, portando la specie sull’orlo dell’estinzione.
“Negli ultimi decenni – conclude la nota – l’Ibis eremita è diventato un emblema della biodiversità più minacciata”.
SOA e Lndc Animal Protection: MANCA SORVEGLIANZA
“Anche in Abruzzo abbiamo dimostrato quanto il bracconaggio sia un costume comune e diffuso dappertutto, mentre la sorveglianza e, soprattutto, la conseguente azione della magistratura lasciano a dir poco a desiderare”.
Lo afferma la Stazione Ornitologica Abruzzese (Soa), intervenendo sulla vicenda del raro Ibis eremita ferito a fucilate nel Pescarese, sottolineando che “questo atto vile, così come la totale assenza di un ruolo della Regione Abruzzo nel recupero degli animali selvatici feriti e nella conoscenza del patrimonio faunistico è solo un ulteriore esempio di quanto ci sia ancora da fare per la tutela della fauna”.
Secondo gli ambientalisti il fenomeno riguarda “perfino animali ben più noti e monitorati costantemente come l’Orso bruno marsicano per il quale l’associazione Salviamo l’Orso ha recentemente diffuso un documento che evidenzia come almeno tre individui adulti siano ‘scomparsi misteriosamente’, mentre per quelli uccisi e trovati morti “non risulta neppure una condanna”.
“Per questi uccelli o altri animali dotati di trasmettitore satellitare – va avanti la Soa – i casi di abbattimento sono evidenti e documentati grazie al segnale Gps, ben diversa è la realtà per le migliaia di individui abbattuti senza essere rinvenuti”.
Il caso dell’Ibis eremita ferito è “ancora più grave se si pensa che i Carabinieri Forestali avevano avvisato che gli animali venivano monitorati per salvaguardarne la sopravvivenza, evidentemente è bastata una minima assenza degli agenti per l’azione del bracconiere di turno”.
“Mentre da un lato ci sono persone eccezionali che fanno di tutto per salvare questi animali e far crescere la loro popolazione, dall’altro ci sono esseri senza scrupoli che imbracciano fucili e sparano a un animale così raro e vulnerabile” interviene Lndc Animal Protection ricordando un altro gravissimo episodio di bracconaggio: nella provincia di Sondrio, poco dopo aver attraversato le Alpi durante la migrazione nell’ottobre 2025, due ibis eremita – parte di un progetto europeo di reintroduzione – furono abbattuti da un bracconiere. I Carabinieri Forestali lo hanno denunciato, sequestrando armi e munizioni.
Per l’Ibis, Lndc Animal Protection ha sporto denuncia e invita i cittadini che abbiano informazioni, immagini o video utili alle indagini a inviarle all’indirizzo avvocato@lndcanimalprotection.org.



