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Intimidazioni ad assistenti sociali, Barbara Rosina: ‘Vasto, Toscana, Umbria, individuare i responsabili’

La Presidente nazionale: “Rappresentiamo lo Stato, lo Stato ci protegga e ci rispetti”

Roma. “Un attacco concentrico, a Vasto, in Toscana, in Umbria con nomi di assistenti sociali, con svastiche naziste sulla fronte dei professionisti, con insulti. Una sola firma, una doppia V o una W stilizzata dentro un cerchio rosso che negli anni passati ha identificato no-vax, no green pass, complottisti. Ora nel mirino ci siamo noi, assistenti sociali e, in Abruzzo, anche i giudici.

Mentre aspettiamo che chi indaga identifichi i responsabili, denunciamo con grande preoccupazione le intimidazioni ad assistenti sociali e giudici di chi ha imbrattato la scuola, il comune, la questura, la sede dei servizi sociali e la zona dove si trova la casa famiglia che ospita i bambini Trevallion. Di chi ha tappezzato di foto di professionisti gli spazi pubblicitari e scritto su muri di Arezzo, Città di Castello, San Sepolcro…La solidarietà che torniamo ad esprimere, non basta più quando in città e aree, da mesi sotto i riflettori di media e non solo, è l’odio a vincere. Rifletta chi, anche da posizioni istituzionali, ha fomentato questo odio. Chiediamo protezione, rispetto e l’identificazione dei responsabili. Chiediamo una presa di posizione istituzionale a salvaguardia di chi, come noi, nei luoghi e nelle situazioni più difficili, rappresenta lo Stato”.

La Presidente dell’Ordine Assistenti Sociali, Barbara Rosina interviene sui gravi episodi di intimidazione che mettono nel mirino assistenti sociali che in questi mesi stanno lavorando sulla tutela di persona di minore età.
Intervengono anche le Presidenti regionali di Abruzzo, Toscana e Umbria: “Rappresentiamo con orgoglio e fermezza professionisti che ogni giorno lavorano a fianco dei più fragili – dicono Francesca D’Atri, Rosa Barone e Francesca Tardioli – e non accetteremo di essere il capro espiatorio di questo odio senza precedenti. Siamo accanto alle e agli assistenti sociali che sono diventati bersaglio di un’ideologia che preferisce il clamore della protesta alla complessità della cura”.

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