ACCEDI AL CANALE WHATSAPP E RICEVI LE TOP NEWS DEL GIORNO:

ACCEDI AL CANALE
Abruzzo

Fusioni tra comuni e l’emendamento che riduce le spiagge libere: la riflessione

Abruzzo. Il processo di fusione dei comuni abruzzesi nasconde un’insidia normativa che rischia di costare caro alla collettività: la drastica riduzione degli spazi di spiaggia libera.

Sebbene Mare Libero APS non voglia entrare nel merito politico delle unificazioni, l’associazione ha messo in guardia contro questa eventualità in una nota ufficiale inviata oggi ai sindaci e ai consiglieri di Montesilvano, Pescara e Spoltore (il cui percorso di fusione è già iniziato), ma anche agli amministratori di Atri, Pineto, Roseto, Silvi, Casalbordino, San Salvo e Vasto — comuni, questi ultimi, recentemente interessati da indiscrezioni su potenziali progetti di unificazione.

Al centro della preoccupazione si trova l’emendamento introdotto dall’articolo 4 della legge regionale 3/2025, la cosiddetta Milleproroghe. La norma, a firma del presidente della Regione, Marco Marsilio, e del presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, stabilisce che i comuni al di sopra dei 70.000 abitanti possano ridurre la quota minima di spiaggia libera dal già esiguo 20% a un drastico 10%.

Questo provvedimento, noto come Salva Pescara poiché utile a sanare le irregolarità del capoluogo adriatico, rischia di diventare un pericoloso effetto collaterale delle fusioni. Qualora l’unione di più comuni portasse la popolazione complessiva sopra la soglia dei 70.000 residenti, i nuovi enti avrebbero la facoltà legale di ridurre ulteriormente gli spazi pubblici a favore delle concessioni private.

Mare Libero APS richiede alle amministrazioni impegni concreti e immediati attraverso due punti fondamentali: l’impegno esplicito a non applicare la deroga del 10%, blindando le attuali quote di spiaggia libera affinché non subiscano riduzioni post-fusione; e l’adozione di un piano di incremento graduale fino al raggiungimento del 50% di spiaggia libera, allineando l’Abruzzo a modelli regionali virtuosi come quelli di Puglia, Sardegna e Lazio.

Secondo l’associazione, il demanio marittimo rappresenta un bene comune non riproducibile. La nascita di un nuovo grande comune non deve dunque trasformarsi nel pretesto per una privatizzazione selvaggia della costa, quanto piuttosto nell’occasione per dimostrare una visione lungimirante che privilegi il diritto dei cittadini e la tutela del territorio.

L’associazione conferma la propria disponibilità a un confronto tecnico con le amministrazioni per definire nuovi regolamenti comunali che proteggano il litorale da uno sfruttamento intensivo non più sostenibile.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio

Adblock rilevato

Hai Attivato un blocco delle nostre Adv. Cityrumors è un Giornale Gratuito. Se vuoi continuare a leggerlo e supportarlo, per favore non bloccare le nostre pubblicità. Grazie.