
Abruzzo. La “dinamicità” annunciata da TUA non compensa pensionamenti, sub-affidamenti, penalizzazioni dei lavoratori e gestione discutibile della governance.
Le organizzazioni sindacali prendono atto dell’annuncio relativo alle 61 assunzioni previste nei prossimi tre anni, ma non possono non evidenziare le forti criticità che tale comunicazione porta con sé. Il Presidente De Angelis ha definito il settore dei trasporti “dinamico” mostra, nei fatti, una realtà molto diversa.
Ogni anno circa 60 lavoratori lasciano l’azienda per pensionamento: è evidente che i numeri non tornano. Le assunzioni previste per il triennio 2026– 2028 non garantiscono né la continuità occupazionale né la qualità del servizio offerto alla cittadinanza.
La reale “dinamicità” del sistema trasporti si manifesta nel ricorso sistematico e massiccio ai subaffidamenti. Autisti e personale di officina, dopo più di vent’anni di servizio, vengono penalizzati e sacrificati: allontanati dalla propria sede storica, sradicati dal contesto professionale e familiare, trasferiti a decine di chilometri di distanza, spesso su strade di alta montagna, senza alcuna tutela reale e con enormi aggravio di costi.
Questo sistema peggiora le condizioni di lavoro, mina la dignità professionale, svilisce competenze consolidate e trasforma i lavoratori in semplici numeri di bilancio. Una gestione che colpisce chi ha garantito per anni il servizio pubblico e che crea lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.
A tutto questo si aggiunge un dato allarmante: TUA non è più un’azienda attrattiva. Sempre più lavoratori scelgono di dimettersi ed “esaurire le graduatorie” , dobbiamo sottolinearlo; significa che numerosi candidati , troppi; hanno rinunciato all’assunzione.
Un tempo TUA era sinonimo di stabilità e professionalità; oggi è stata stravolta e resa irriconoscibile da scelte organizzative che allontanano lavoratori e competenze.
A completare il quadro, va evidenziata la responsabilità diretta della Presidenza. L’accordo sulle ferie pregresse, firmato e sottoscritto con il Suo coinvolgimento diretto, non è stato rispettato. Le organizzazioni sindacali avevano creduto alle sue parole, Presidente, e lei aveva messo la faccia su quell’impegno. Il mancato rispetto di quell’accordo non è solo la violazione di un punto di caduta di ben 2 accordi ma una violenza alla fiducia: un calcio ad una opportunità responsabile; un fatto grave che mina la credibilità della governance aziendale e che sta per esporre TUA ad un incremento di costi non più gestibile.
Su questo punto, è doveroso dirlo con chiarezza: non ha fatto una bella figura.
Non possiamo accettare che la cosiddetta “dinamicità” si traduca in precarizzazione indiretta, perdita di diritti e penalizzazioni economiche e personali. Né è accettabile che le aree interne continuino a essere depotenziate, alimentando un servizio pubblico a due velocità.
TUA ha disdettato l’Accordo di secondo livello del settore ferroviario, con conseguente perdita economica per i lavoratori; tenta di rimettere in discussione gli accordi di secondo livello originari; e non fornisce chiarezza sull’affidamento in house né sull’eventuale ricorso a gare
nel 2027.
TUA dovrebbe garantire in Abruzzo un servizio di trasporto pubblico capace di sostenere sviluppo e crescita. Dinamicità significa investire nelle persone e nel lavoro, non penalizzare chi ogni giorno mantiene in funzione l’azienda.
In aggiunta, la gestione dei servizi sul territorio ha mostrato scelte discutibili e penalizzanti
per la cittadinanza. Servizi di collegamento importanti sono stati tagliati o smembrati, rendendo più complesso e meno efficiente il trasporto pubblico. È evidente che queste scelte peggiorano la qualità del servizio offerto ai cittadini. E va sottolineato, con estrema franchezza: sembra che al management non importi minimamente della qualità del servizio pubblico e delle ricadute sulle comunità servite al punto da far sembrare l’affidamento in House Providing un modello che garantisca solo le poltrone di chi non ha visione e non la socialità
del servizio.
Presidente De Angelis, è giunto il momento di assumersi le proprie responsabilità e di dimostrare, con fatti concreti, che l’azienda può tornare ad essere attrattiva: un luogo di credibilità, rispetto e correttezza verso i lavoratori e verso la collettività perché corre l’obbligo risottolineare che parliamo di fondi pubblici. La politica dei numeri e della propaganda deve lasciare il posto a scelte serie, trasparenti e rispettose di chi quotidianamente garantisce il servizio pubblico. Ha rifilato l’ennesimo “Pacco di Natale” ai lavoratori.
La strada intrapresa appare sbagliata e, a nostro avviso, va profondamente rivista.



