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Abruzzo sopra la media nazionale: crescono PIL, costruzioni ed export. Ma resta il nodo giovani

L’Abruzzo cresce più dell’Italia e più della media del Mezzogiorno. È uno dei dati più significativi che emerge dall’ultimo rapporto SVIMEZ, diffuso il 18 giugno 2026, che fotografa l’andamento dell’economia italiana e dei territori nel 2025.

Secondo le stime SVIMEZ, nel 2025 il PIL italiano è cresciuto dello 0,5%, in rallentamento rispetto all’anno precedente e al di sotto della media europea. Il Mezzogiorno, invece, ha registrato una crescita dello 0,7%, superiore a quella del Centro-Nord, fermo al +0,5%.
Dentro questo quadro nazionale di crescita debole, l’Abruzzo si distingue con un dato particolarmente positivo: +1,9% di PIL nel 2025. Una performance superiore sia alla media nazionale sia a quella del Mezzogiorno.
Il risultato abruzzese è sostenuto soprattutto da tre fattori: industria, costruzioni ed export.
Nel dettaglio, il valore aggiunto dell’industria regionale cresce dell’1,3%, mentre il settore delle costruzioni registra un balzo del 21,9%. Positivo anche il dato dell’agricoltura, con un incremento del 7,1%. In controtendenza, invece, i servizi, che segnano una flessione dello 0,6%.
Il dato sulle costruzioni è quello più evidente. Nel periodo 2022-2025, gli investimenti in costruzioni in Abruzzo sono aumentati del 62,4%, contro il 37,9% della media nazionale e il 48,6% del Mezzogiorno. Si tratta di una crescita molto sostenuta, collegata al ciclo degli investimenti degli ultimi anni, al ruolo del superbonus, della ricostruzione post-sisma, al PNRR e alla ripresa dell’edilizia private.
Altro elemento significativo è l’export. Nel 2025 le esportazioni abruzzesi di merci hanno raggiunto circa 9,96 miliardi di euro, con una crescita del 6,9% rispetto all’anno precedente. La propensione all’export della regione si attesta al 23,3% del PIL, un valore importante per una regione del Mezzogiorno e superiore alla media dell’area meridionale.
Il quadro abruzzese appare quindi migliore rispetto a quello di molte altre aree del Paese. Mentre alcune regioni del Nord risentono della debolezza dei mercati esteri e dell’incertezza industriale, l’Abruzzo mostra una combinazione positiva tra manifattura, investimenti e capacità esportatrice.
Il dato positivo sulla crescita va però letto insieme a un altro elemento: a livello nazionale l’occupazione aumenta soprattutto tra gli over 50, mentre diminuisce tra gli under 35. Questo significa che il problema non è solo produrre più ricchezza, ma capire chi viene davvero coinvolto nella crescita. Per l’Abruzzo la sfida è chiara: trasformare investimenti, industria ed export in lavoro stabile, qualificato e accessibile anche alle nuove generazioni.
La lettura, dunque, richiede prudenza. La crescita regionale è forte, ma non completamente omogenea. Il peso delle costruzioni è molto elevato e una parte della spinta deriva dal ciclo straordinario degli investimenti pubblici e privati degli ultimi anni. La vera sfida sarà trasformare questa fase favorevole in sviluppo stabile: più produttività, più imprese solide, più occupazione qualificata e più servizi ad alto valore aggiunto.
Il rapporto SVIMEZ conferma un dato politico ed economico importante: il Mezzogiorno, per il quarto anno consecutivo, cresce più del Centro-Nord. Ma conferma anche che l’Italia resta dentro una traiettoria di crescita bassa. In questo scenario, l’Abruzzo ha una finestra di opportunità.
La regione può rafforzare il proprio ruolo nel sistema produttivo nazionale, a condizione che il traino degli investimenti non resti un episodio temporaneo, ma diventi una leva per consolidare industria, export, infrastrutture, credito alle imprese e lavoro qualificato.
In sintesi: l’Abruzzo cresce. Ora la sfida è fare in modo che questa crescita duri e coinvolga anche chi oggi rischia di restare ai margini: giovani, nuove competenze e imprese capaci di creare valore stabile sul territorio.

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