Marsilio: da Menna e Legnini atti di ‘bullismo istituzionale’
"Le sedi Istituzionali trasformate in sezioni di partito e le riunioni in comizi elettorali. Sulla gestione dell’emergenza una carrettata di bugie"

L’Aquila. “Menna e Legnini hanno tutto il diritto di fare campagna elettorale per Luciano D’Amico, ma non dovrebbero strumentalizzare il loro ruolo istituzionale (e le sedi che temporaneamente occupano) per trasformarle in sedi di partito e strumentalizzare riunioni convocate con la carta intestata delle istituzioni per fare comizi elettorali. E’ quello che è successo ieri a Chieti. Il Presidente della Provincia ha chiamato a raccolta i sindaci del territorio per un’assemblea dedicata ad affrontare i postumi dell’emergenza idrogeologica provocata dalle piogge dell’aprile scorso. Lo ha fatto con la carta intestata della Provincia e l’ha convocata nell’Aula consiliare, dando il crisma del confronto ‘istituzionale’ all’evento. Già nella convocazione e nell’elenco dei relatori era chiaro quale disegno fosse dietro l’urgenza di convocare questa seduta: chiamati a presenziare erano infatti i parlamentari del ‘campo largo’ che sostengono D’Amico (non a caso presente al convegno). Compreso quell’ex Presidente della Regione passato alla storia per la tragica gestione dell’emergenza di Rigopiano del gennaio 2017. Completamente ignorata la presenza in Parlamento di altrettanti (se non più) parlamentari di centrodestra. Al sottoscritto l’invito a partecipare è arrivato a cose fatte, dimostrando totale assenza di cortesia e galateo istituzionale. Come dire: ti abbiamo allestito un processo, abbiamo deciso dove e quando, se vuoi venire arrangiati…
La riunione è stata l’occasione per reclamare a gran voce ‘tutti e subito’ i soldi per riparare i danni da dissesto idrogeologico che hanno colpito il territorio. A ‘Meloni e Marsilio’ vengono chiesti sull’unghia 150 milioni per rifare strade comunali e provinciali, ponti e viadotti, fognature e acquedotti, risarcire aziende e privati cittadini. Tutti a pontificare e a processare in contumacia i governi nazionale e regionale perché ‘a sei mesi dall’evento i soldi ancora non arrivano’ e i paesi rischiano l’isolamento. ‘Testimonial’ dei ‘paesi abbandonati’ al loro triste destino si è esibita la sindaca di Castiglione Messer Marino.
Curioso che a dare ‘lezioni’ su come si affrontino le emergenze siano stati i protagonisti del più clamoroso fallimento sull’argomento: quell’emergenza neve che in Rigopiano vide solo il fenomeno più tragico. Una gestione che ha distrutto la reputazione della Regione e della sua Protezione Civile, faticosamente ricostruita con anni di duro lavoro da questa amministrazione.
Ma il precedente dell’eccezionale nevicata di dicembre 2016 – gennaio 2017 è utile anche per fare i paragoni con la prassi e i tempi usuali con cui si indennizzano i danni e si erogano i contributi.
Le cronache ricordano, infatti, che solo a gennaio 2019 – quindi solo due anni dopo – il governo Conte erogò 292 milioni – da distribuire su tre annualità – a fronte di un fabbisogno accertato dalla Regione di un miliardo e 119 milioni. Quindi, per essere più chiari: quando in Regione governava il centrosinistra e Conte guidava il governo, alla Regione i fondi per ‘riparare’ i danni vennero erogati dopo almeno due anni dall’evento e in tranche triennali fino al ’21, in misura pari a un quarto del danno accertato. Dove erano i ‘campioni’ del Pd e del M5S (oltre che al governo…)? Perché non strillavano? Nessuno si è andato a incatenare sotto Palazzo Chigi per reclamare ‘tutti e subito’ i soldi necessari…
Oggi, invece, tutti a petto in fuori: quando il Piano dei Fabbisogni è stato appena redatto, attendendo che i Comuni alimentassero la piattaforma dedicata, già si vorrebbero le ruspe all’opera, e tutto ovviamente pagato dal Governo-Bancomat. Solo per inciso, il Comune di Chieti guidato dal bravo sindaco Legnini è stato l’ultimo a inviare i dati per la ricognizione del danno. Li hanno inviati praticamente una settimana fa, e già vorrebbero ricevere i soldi per fare i lavori.
Queste tempistiche chiariscono oltre ogni ragionevole dubbio la mistificazione in corso sul tema della gestione dell’emergenza.
Un’ultima nota di approfondimento la merita il caso di Castiglione M.M.: il 4 novembre scorso ho rappresentato a tutte le Autorità competenti che la responsabilità dell’isolamento che il paese rischia è esclusivamente della Provincia di Chieti presieduta da Menna. La dichiarazione dello Stato di Emergenza da me decretata (persino in anticipo sulla dichiarazione nazionale), permetteva e permette tuttora alla Provincia di intervenire in somma urgenza per rimuovere lo stato di pericolo e mettere in sicurezza i cittadini. Posso capire che il piccolo Comune non abbia le capacità amministrative e la liquidità di cassa per farlo, che la sindaca abbia inviato alla Regione una richiesta di intervento per le strade franate sbagliando la classificazione del danno (le ha inserite negli interventi meno urgenti, gli ultimi a cui pensare, e solo dopo le nostre sollecitazioni ha corretto la classificazione). Ma la Provincia non poteva e non doveva sbagliare. Ha le risorse e i poteri per agire. Ha anche i soldi del Fondo della Coesione, che con l’Accordo firmato con il governo Meloni ha destinato alle strade provinciali di Chieti quasi 20 milioni di euro. Dei quali, almeno un terzo Menna non li ha ancora nemmeno impegnati. Un Presidente di Provincia che ha i poteri conferitigli dai decreti e dalla legge per intervenire, e i soldi per farlo, e che invece di accorrere con le ruspe e i cantieri a Castiglione Messer Marino porta la sindaca a spasso a protestare e a strillare per fare campagna elettorale, non si dimostra all’altezza del suo ruolo istituzionale. Impari a farlo, anche se il suo mandato volge al termine”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio.



