Cia Abruzzo: “Il caro gasolio non si risolve con un annuncio. Ora servono risposte dal Governo”

Abruzzo. I conti non tornano. Non tornano quelli delle imprese agricole, costrette ad affrontare costi di produzione sempre più elevati e prezzi all’origine spesso insufficienti a garantire un reddito dignitoso. E non tornano quando uno stanziamento, pur positivo, rischia di essere raccontato come una soluzione a difficoltà economiche che riguardano l’intero sistema agricolo.
È da questa considerazione che Cia-Agricoltori Italiani Abruzzo parte per analizzare gli interventi annunciati dalla Regione sul caro gasolio e sui Consorzi di bonifica, mentre prosegue davanti a Montecitorio la mobilitazione nazionale promossa dalla Confederazione.
La coincidenza con le decisioni attese dal Governo nelle prossime ore rende queste giornate particolarmente importanti. Il Consiglio dei Ministri previsto per domani, 22 ottobre, rappresenta un’occasione per verificare se alle richieste del mondo agricolo seguiranno misure realmente capaci di sostenere le imprese.
GASOLIO AGRICOLO: I COSTI REALI SONO MOLTO SUPERIORI ALLE RISORSE ANNUNCIATE
Secondo una prima elaborazione economica di Cia Abruzzo, costruita sui volumi storici di carburante agricolo agevolato, stimati tra 60 e 65 milioni di litri annui, l’aumento dei prezzi potrebbe determinare un aggravio annualizzato vicino ai 20 milioni di euro rispetto al 2025.
Le quotazioni di riferimento, comprensive di IVA, sono passate da una media di circa 1,01 euro al litro nel 2025 a circa 1,33 euro nei primi dieci mesi del 2026, con aumenti superiori al 30% e punte locali segnalate fino a 1,70 euro al litro.
Su un volume regionale di riferimento di 62,5 milioni di litri, il rincaro medio equivale a circa 19,7 milioni di euro di maggiori costi annualizzati. Si tratta di una simulazione a parità di consumi, non di un consuntivo dei prelievi effettivi.
La Regione ha previsto 4,15 milioni di euro per sostenere le imprese agricole. Secondo quanto riferito dall’assessore all’Agricoltura, il provvedimento dovrebbe consentire un ristoro di circa 20 centesimi al litro per gli acquisti effettuati tra giugno e settembre 2026.
Un intervento che, rapportato alle risorse disponibili, consentirebbe teoricamente di compensare circa 20,75 milioni di litri, ma che richiede ancora la verifica dei quantitativi ammissibili e delle modalità di erogazione.
DIECI MESI DI MAGGIORI COSTI, QUATTRO MESI DI RISTORI
Il punto centrale non riguarda soltanto l’importo dello stanziamento, ma il rapporto tra il periodo interessato dall’intervento e le spese già sostenute dalle aziende. Da gennaio a ottobre gli agricoltori hanno dovuto continuare a lavorare, acquistare carburante, effettuare trattamenti, irrigare, raccogliere e trasportare i prodotti, anticipando direttamente la liquidità necessaria. Il contributo regionale, invece, riguarderebbe soltanto quattro mesi e richiederà ulteriori passaggi amministrativi prima di diventare concretamente disponibile.
Le fatture sono state pagate alle scadenze. I ristori, invece, non hanno ancora una data certa.
Anche il credito d’imposta nazionale, previsto per gli acquisti di carburante tra marzo e maggio, presenta limiti importanti. Secondo una prima stima di Cia Abruzzo, avrebbe interessato soltanto il 10-15% delle aziende agricole regionali, un dato che necessita di conferma attraverso le informazioni ufficiali sui beneficiari. Si tratta, inoltre, di uno strumento fiscale che non equivale automaticamente a un trasferimento immediato di denaro.
LO SFORZO DELLA REGIONE È POSITIVO, MA NON PUÒ ESAURIRE IL PROBLEMA
Cia Abruzzo non chiede alla Regione di assorbire integralmente i maggiori costi delle aziende agricole. Riconosce l’importanza degli interventi previsti, ma ritiene necessario valutarli per la loro effettiva capacità di incidere sui bilanci aziendali. Non sarebbe corretto confondere uno stanziamento con un pagamento, né considerare risolta una crisi economica soltanto perché è stata annunciata una misura di sostegno.
Lo stesso principio vale per i Consorzi di bonifica, ai quali sono destinati ulteriori 1,8 milioni di euro, mentre resta da chiarire la situazione dei precedenti finanziamenti, per complessivi 2,4 milioni di euro, indicati come non ancora erogati nelle denunce pubbliche delle ultime settimane.
La mobilitazione nazionale “I conti non tornano” arriva in un momento decisivo per le scelte del Governo. Per CIA Abruzzo, il caro gasolio è solo una delle criticità che mettono a rischio la sostenibilità delle imprese agricole, tra costi di produzione in aumento, prezzi insufficienti a remunerare le produzioni e squilibri nella filiera. A pesare anche le incertezze sul futuro della PAC e sull’adeguatezza delle risorse e degli strumenti di sostegno.
È per affrontare questo insieme di problemi che Cia è in piazza a Roma, non per ottenere una singola misura sul carburante. «Non chiediamo alla Regione Abruzzo di farsi carico di tutti i maggiori costi sostenuti dagli agricoltori. Apprezziamo lo sforzo compiuto, ma dobbiamo essere seri e trasparenti nel raccontare alle imprese la reale dimensione del problema. Quattro mesi di ristori non cancellano dieci mesi di rincari e uno stanziamento non può essere considerato un risultato definitivo finché le risorse non arrivano ai beneficiari».
La richiesta rivolta al Governo è quella di superare una politica di interventi frammentati e prevalentemente fiscali, introducendo misure capaci di assicurare liquidità immediata, sostenere il reddito agricolo e garantire continuità alle attività produttive.
«Il Consiglio dei Ministri atteso per domani rappresenta un passaggio importante. Ci auguriamo che le richieste portate in piazza dagli agricoltori trovino finalmente risposte concrete. Non servono soltanto crediti d’imposta accessibili a una parte delle imprese o contributi da attendere per mesi. Serve una boccata d’ossigeno, attraverso strumenti diretti, semplici e tempestivi».
Per CIA Abruzzo, la mobilitazione proseguirà oltre gli annunci, valutando i provvedimenti adottati e i benefici concreti per gli agricoltori. Servono politiche strutturali capaci di garantire redditività, liquidità e prospettive alle imprese agricole, perché la mobilitazione potrà dirsi conclusa solo quando i conti delle aziende torneranno.



