
Abruzzo. Il caro gasolio mette a rischio la sopravvivenza di numerose imprese di autotrasporto, comprese quelle del territorio abruzzese, chiamate a garantire ogni giorno il movimento delle merci mentre i costi di esercizio continuano a erodere i margini aziendali.
Per le piccole imprese, che rappresentano una componente essenziale del tessuto economico locale, assorbire aumenti così consistenti significa compromettere la redditività, rinviare gli investimenti e, nei casi più difficili, mettere a rischio la stessa continuità dell’attività.
«Non possiamo continuare a chiedere agli autotrasportatori di sostenere da soli il peso degli aumenti – afferma Massimiliano Di Lisio, presidente di Confartigianato Trasporti Abruzzo –. Le nostre imprese lavorano con margini ridotti, devono affrontare spese sempre più elevate e spesso non riescono a trasferire integralmente i rincari del carburante sulle tariffe. È una situazione che non può essere considerata normale. Dietro ogni azienda ci sono investimenti, mezzi da mantenere, autisti da retribuire e famiglie che vivono del lavoro quotidiano. Continuare a garantire il servizio in queste condizioni diventa sempre più difficile».
Il problema nazionale si riflette direttamente anche sulla realtà abruzzese, dove le imprese di trasporto sono un anello indispensabile per collegare le attività produttive, gli operatori commerciali e la distribuzione. Una funzione strategica che rischia di essere penalizzata proprio dall’aumento dei costi necessari per svolgerla. Per le aziende di dimensioni più contenute, con minore capacità finanziaria rispetto ai grandi operatori, ogni rincaro si traduce in una maggiore pressione sulla liquidità e sulla possibilità di programmare il lavoro.
I numeri indicati dal settore restituiscono la dimensione della difficoltà. Il gasolio avrebbe registrato un aumento superiore al 35%, mentre la sua incidenza sui costi aziendali, secondo le stime richiamate da Di Lisio, sarebbe passata da circa il 30% a oltre il 42%. Un peso difficilmente compatibile con margini operativi che, per molte imprese, si collocano tra il 3 e il 6%.
A rendere ancora più delicato il quadro è il divario con altri Paesi europei. I dati richiamati da Confartigianato Trasporti, riferiti al 12 ottobre 2026, indicano un prezzo medio del gasolio in Italia di circa 2,24 euro al litro, contro i 2,14 euro della media europea e gli 1,89 euro della Spagna. Differenze che, per chi consuma migliaia di litri al mese, possono tradursi in migliaia di euro di maggiori costi e incidere sulla competitività delle imprese italiane.
«Le aziende abruzzesi si trovano a competere in un mercato europeo nel quale il prezzo del carburante e il trattamento fiscale non sono necessariamente gli stessi – sottolinea Di Lisio –. Non possiamo parlare di concorrenza alla pari se le nostre imprese devono sostenere costi più elevati senza strumenti adeguati per compensarli. Per questo chiediamo che il problema venga affrontato anche a livello nazionale ed europeo, senza lasciare sole le aziende più piccole».
Confartigianato Trasporti Abruzzo chiede al Governo e alle istituzioni un confronto urgente per individuare misure concrete, capaci di incidere sui costi effettivamente sostenuti dalle imprese. Non bastano interventi una tantum o ristori che arrivano quando le aziende hanno già anticipato le somme necessarie per fare rifornimento. Occorre un sistema di sostegno tempestivo, prevedibile e adeguato alle dimensioni dell’emergenza.
La prima proposta riguarda l’introduzione di un gasolio professionale per l’autotrasporto, attraverso un regime fiscale dedicato che riduca il peso del carburante sui bilanci aziendali. Confartigianato chiede di valutare un rafforzamento dei meccanismi di rimborso o compensazione delle accise, con procedure più semplici e tempi di erogazione certi. L’obiettivo è rendere il beneficio concretamente accessibile anche alle piccole imprese, evitando che la complessità burocratica o i ritardi ne riducano l’efficacia.
Un secondo intervento riguarda il credito d’imposta automatico nelle fasi di emergenza. La richiesta è di predisporre un meccanismo che si attivi al superamento di soglie prestabilite del prezzo del gasolio, riconoscendo alle imprese una compensazione proporzionata agli aumenti eccezionali. Il sistema dovrebbe prevedere criteri trasparenti, procedure snelle e tempi definiti per il riconoscimento del beneficio, così da evitare che gli autotrasportatori siano costretti a finanziare per mesi, con le proprie risorse, rincari che compromettono la liquidità aziendale.
La terza priorità è il riequilibrio delle condizioni fiscali rispetto agli altri Paesi europei. Confartigianato chiede al Governo di aprire un confronto in sede europea e di verificare gli strumenti adottati da Francia, Spagna e dagli altri Stati che prevedono forme di rimborso parziale delle accise sul gasolio commerciale. L’obiettivo è individuare soluzioni compatibili con la normativa europea che consentano alle imprese italiane di competere senza subire svantaggi determinati da una fiscalità meno favorevole.
Altrettanto urgente è intervenire sul rapporto economico tra trasportatori e committenti. Gli aumenti del carburante devono trovare un riconoscimento effettivo nelle tariffe di trasporto, attraverso meccanismi di adeguamento tempestivi e trasparenti. Non è sostenibile che l’incremento dei costi venga scaricato interamente sull’autotrasportatore, mentre i corrispettivi per il servizio restano invariati. Occorre garantire che le variazioni del prezzo del gasolio siano considerate nella determinazione dei compensi, affinché le imprese possano continuare a lavorare senza accumulare perdite.
Infine, Confartigianato richiama l’attenzione sul costo dell’HVO, il carburante rinnovabile di origine non fossile. La richiesta è di approfondire soluzioni che consentano di svincolarne il prezzo da automatismi legati a quello del gasolio tradizionale, quando non giustificati dai rispettivi costi di produzione e dalle dinamiche di mercato. L’obiettivo è rendere più conveniente l’impiego di questo carburante per le imprese che intendono ridurre l’impatto ambientale dei propri mezzi, senza imporre loro un ulteriore aggravio economico.
«Non chiediamo agevolazioni senza una ragione, ma strumenti che permettano alle imprese di sostenere costi diventati difficilmente compatibili con i ricavi – precisa Di Lisio –. Chiediamo misure con obiettivi chiari, procedure semplici e scadenze certe. Un credito d’imposta riconosciuto troppo tardi, un rimborso che richiede mesi o un aumento del carburante che non trova riscontro nelle tariffe non risolvono il problema. Le aziende hanno bisogno di liquidità e di condizioni che consentano loro di programmare il lavoro, mantenere i mezzi efficienti e continuare a investire».
L’aumento del carburante, inoltre, non resta confinato nei bilanci delle aziende di trasporto. Si ripercuote sull’intera filiera economica, dalla produzione alla distribuzione, con possibili effetti sui prezzi finali di beni e servizi. Difendere la sostenibilità dell’autotrasporto significa quindi tutelare anche il sistema produttivo locale e contenere le pressioni sui consumatori.
«Per l’Abruzzo il trasporto delle merci è una componente essenziale dell’economia – conclude il presidente regionale di Confartigianato Trasporti –. Le nostre imprese garantiscono collegamenti indispensabili per le aziende, i commercianti e la distribuzione, ma non possono continuare a compensare con le proprie risorse ogni aumento dei costi. Chiediamo alle istituzioni di aprire subito un confronto operativo e di tradurre queste proposte in interventi verificabili, con tempi e modalità definiti. Non possiamo aspettare che siano le chiusure delle aziende a rendere evidente la gravità della situazione. Se si ferma chi trasporta le merci, si ferma una parte fondamentale dell’economia».



