Fermato in Abruzzo un presunto scafista: avrebbe organizzato una traversata dalla Libia

L’Aquila. Un presunto scafista è stato fermato dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’indagine sul traffico internazionale di migranti dalla Libia alle coste italiane.
L’operazione è stata eseguita lo scorso 17 ottobre dagli agenti della sezione Criminalità organizzata della Squadra Mobile dell’Aquila, diretta dal vice questore Roberta Cicchetti. Durante la permanenza a Zawiya, il migrante avrebbe conosciuto il cittadino egiziano ora sottoposto a fermo, che, secondo la testimonianza, dormiva in un appartamento insieme ad altri addetti alle imbarcazioni utilizzate per le traversate.
Il testimone avrebbe inoltre riferito che, prima della partenza, il presunto scafista aveva ricevuto precise istruzioni dal capo dell’organizzazione criminale. In particolare, gli sarebbe stato ordinato di gettare in mare il dispositivo GPS in caso di incontro con un’imbarcazione europea e di dichiararsi un semplice migrante in caso di controllo, concordando tale versione con gli altri occupanti del natante.
Nel corso delle indagini, gli investigatori avrebbero acquisito due video ritenuti rilevanti per la ricostruzione dei fatti: uno documenterebbe il pestaggio subito dal migrante, mentre l’altro riprenderebbe la traversata verso l’Italia. In quest’ultimo filmato sarebbe visibile l’egiziano alla guida dell’imbarcazione, insieme agli altri due indagati.
I trasferimenti nei centri di accoglienza abruzzesi. Dopo le operazioni di identificazione attraverso i rilievi fotodattiloscopici nell’hotspot di Lampedusa, due dei tre indagati, compreso l’uomo sottoposto a fermo, e alcuni dei migranti presenti sulla barca erano stati trasferiti, il 23 maggio 2025, in due diversi centri di accoglienza straordinaria della provincia dell’Aquila.
Proprio la presenza sul territorio abruzzese di alcune delle persone coinvolte avrebbe consentito agli investigatori di raccogliere elementi utili a ricostruire la traversata e il presunto funzionamento dell’organizzazione.
L’attività investigativa prosegue nell’ambito del procedimento coordinato dalla Procura della Repubblica dell’Aquila. Le responsabilità contestate agli indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie, nel rispetto della presunzione di innocenza.



