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Teramo

Roseto, “Perché la Tari aumenta nonostante la raccolta differenziata al 70%?”

L'analisi della consigliera Ciancaione

Roseto degli Abruzzi. “Una diffida in autotutela al Comune, all’AGIR e al Collegio dei Revisori, oltre a una mozione, con avvertenza di rischio di danno erariale, pronte per riportare il Piano Economico Finanziario (PEF) della TARI 2026 alla corretta contabilizzazione dei costi e, quindi, delle relative tariffe”.

 

È quanto annunciato dalla consigliera Rosaria Ciancaione, capogruppo dei Liberi Progressisti.

“I numeri di dettaglio esaminati con i tempi dovuti”, prosegue la consigliera, “dopo aver acquisito gli atti necessari successivi al Consiglio del 30.7.2026, parlano chiaro: grazie a un comportamento attento, virtuoso, di cittadini e imprese, che ha permesso di raggiungere al 31.12.2025 una percentuale di raccolta differenziata del 73,99% , i costi variabili di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, rispetto al 2025, sono crollati di ben 934 mila euro netti.

Un risparmio enorme che avrebbe dovuto tradursi in un taglio netto delle bollette di cittadini e imprese, che non si spiegano perché a fronte di sacrifici per migliorare l’ambiente e abbassare i costi del servizio rifiuti, le bollette TARI rimangano più o meno sempre le stesse e, addirittura, in taluni casi, aumentino”.

E ancora: “Al di là del dato medio di leggero calo complessivo dei costi nel PEF del 2,06%, infatti, cittadini e imprese, anziché avere una riduzione sulla bolletta tari, in alcuni casi, subiscono perfino aumenti, come, ad esempio bar, caffè, birrerie, pasticcerie (circa + 5%), per arrivare, addirittura, quasi al 40% a carico delle attività che gestiscono i rifiuti privatamente e che pagano la tari solo in base alla tariffa fissa, come per legge”.

“L’andamento dei dati dal 2022 al 2026 testimonia che l’intero risparmio dei costi variabili 2026 di € 934 mila euro, rispetto ai precedenti anni, è stato azzerato da un’improvvisa impennata dei costi fissi (+799 mila euro) e di questi, ben 404.000 euro sono stati caricati sulla voce degli “accantonamenti” (fondo crediti di dubbia esigibilità), passata improvvisamente e discrezionalmente da 803 mila del 2025 a oltre 1,2 milioni di euro nel 2026 (dal 34,22% del 2025 la quota del FCDE caricata sul PEF 2026 passa al 57,86%)”.

“Inoltre”, prosegue Ciancaione, “le carte del bilancio comunale dicono l’esatto contrario: l’accantonamento reale del FCDE a bilancio è migliorato del 10,77% (circa 253 mila euro in meno), liberando spazi di spesa nel 2026, oltre al fatto che il livello di riscossione tari risulta pressoché stabile. E’ del tutto evidente che questo si traduca in un artificio contabile non solo ingiusto, ma del tutto illegittimo, perché viola la ratio della Delibera ARERA 397/2025, che nell’abbassare dall’80% al 60% la quota massima del FCDE iscrivibile tra i costi del PEF, punta a mitigare l’impatto tariffario finale e a contenere le bollette TARI, non a finanziare il bilancio. Ed è grave che questo esorbitante aumento dei costi fissi avvenga in mancanza di un’adeguata e dovuta motivazione in base alle prescrizioni ARERA, non rinvenibile neppure nella validazione dell’AGIR Abruzzo”.

“E’ chiaro”, conclude la consigliera, “che se il Comune non procederà in autotutela ad eliminare l’aumento non dovuto della quota di costi fissi che incidono sulle tariffe TARI, così come da noi sollecitato, saremo costretti a denunciare l’operazione direttamente agli uffici ispettivi di ARERA e ad appoggiare pubblicamente cittadini e imprese che decideranno di fare ricorso.”

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