Vigilanza privata: il Tribunale di Chieti riconosce il superiore inquadramento a una lavoratrice che vince una causa
UILTuCS Abruzzo: «Con salari fermi da anni, essere pagati per il lavoro che si svolge davvero è una questione di giustizia. Una sentenza che riguarda tutti i lavoratori inquadrati al di sotto delle mansioni effettivamente svolte»

Chieti. Si conclude con un successo per la UILTuCS Abruzzo l’azione di tutela promossa a favore di una lavoratrice di una società leader nel settore della vigilanza privata e dei servizi fiduciari. Il giudice del lavoro del Tribunale di Chieti, dott.ssa Laura Ciarcia, ha accolto integralmente, con sentenza di primo grado, il ricorso, accertando il diritto della dipendente al superiore inquadramento nel terzo livello del Ccnl di settore, con decorrenza dal 1° aprile 2014. La società, che opera sia a livello locale che nazionale e che aveva attribuito alla lavoratrice un livello inferiore, è stata condannata a pagare tutte le differenze retributive maturate, oltre a rivalutazione monetaria, interessi e spese di giudizio.
A seguire personalmente il caso per la UILTuCS Abruzzo, il segretario regionale con delega alla Vigilanza privata, Alberto Stampone, e gli avvocati Stefano Di Renzo e Massimiliano Matteucci che hanno sostenuto la lavoratrice fin dall’avvio della vertenza. Il sindacato esprime piena soddisfazione per la decisione e rivolge un sentito ringraziamento ai due legali, che hanno seguito la causa con competenza, professionalità e grande dedizione, conseguendo un risultato di rilievo non solo per la diretta interessata, ma per l’intera categoria.
«Si tratta di un risultato importante – dichiara Bruno Di Federico, segretario generale UILTuCS Abruzzo – perché ribadisce un principio semplice ma troppo spesso disatteso: l’inquadramento deve corrispondere alle mansioni effettivamente svolte, non a quelle scritte sulla carta. Il giudice ha valutato in concreto il lavoro quotidiano della lavoratrice, anche attraverso le testimonianze raccolte, e ha riconosciuto il valore professionale delle attività che svolgeva da anni».
«Questa decisione arriva in un momento in cui la questione salariale è al centro del dibattito nazionale – prosegue Di Federico –. In Italia i salari reali sono fermi da decenni e l’inflazione degli ultimi anni ha ulteriormente eroso il potere d’acquisto delle famiglie. Nella vigilanza privata e nei servizi fiduciari il problema è ancora più evidente: è proprio con riferimento a questo settore che la Corte di Cassazione, nel 2023, ha affermato che il giudice può disapplicare i minimi del contratto collettivo quando non assicurano una retribuzione proporzionata e sufficiente, come impone l’articolo 36 della Costituzione. In questo quadro, un inquadramento inferiore alle mansioni realmente svolte non è un dettaglio burocratico: significa sottrarre ogni mese al lavoratore una parte di ciò che gli spetta. Questa sentenza non concede un privilegio, restituisce il giusto: il riconoscimento economico e professionale del lavoro effettivamente prestato».
Per Di Federico la portata della decisione va ben oltre il singolo caso. «Quando un’azienda di dimensione nazionale organizza il lavoro secondo modelli omogenei sul territorio, è ragionevole ritenere che situazioni analoghe riguardino anche altri addetti. Invitiamo pertanto tutti i lavoratori che ritengono di svolgere mansioni superiori rispetto al livello riconosciuto a rivolgersi alle nostre sedi per una verifica della propria posizione. Allo stesso tempo, auspichiamo che l’azienda colga questa pronuncia come occasione per una ricognizione complessiva degli inquadramenti, nell’ottica di un corretto confronto sindacale».



