Stellantis: ad Atessa produzione in crescita, +17,3% nei primi nove mesi
Prodotti 133.800 veicoli commerciali, da luglio stop al contratto di solidarietà

Atessa. Cresce la produzione nello stabilimento Stellantis di Atessa, principale polo italiano del gruppo per i veicoli commerciali: nei primi nove mesi del 2026 sono stati prodotti 133.800 veicoli, con un incremento del 17,3% rispetto alle 114.060 unità dello stesso periodo del 2025.
Il dato è contenuto nel report della Fim-Cisl sulla produzione Stellantis al terzo trimestre diffuso dal segretario generale Ferdinando Uliano.
Atessa concentra il 39,3% dei volumi complessivi realizzati da Stellantis in Italia e rappresenta il principale sito produttivo del gruppo per i veicoli commerciali.
Nello stabilimento abruzzese vengono prodotti Fiat Ducato, Peugeot Boxer, Citroën Jumper, Opel e Vauxhall Movano e Toyota Proace Max.
A livello nazionale, nei primi nove mesi dell’anno Stellantis ha prodotto 340.745 tra autovetture e veicoli commerciali, il 28,3% in più rispetto alle 265.490 unità dello stesso periodo del 2025. Le sole auto sono cresciute del 36,7%, mentre i veicoli commerciali hanno segnato un aumento del 17,3%.
Ad Atessa, secondo la Fim-Cisl, nei primi mesi del 2026 si è registrata una parziale riattivazione del terzo turno, accompagnata da un aumento della produzione giornaliera. Da luglio è inoltre cessato il ricorso al contratto di solidarietà che coinvolgeva circa 200 lavoratori.
Il futuro del sito è legato anche al piano industriale di Stellantis: ad Atessa è prevista la produzione della nuova generazione di veicoli commerciali large van a partire dal 2027, con un investimento superiore a un miliardo di euro nei prossimi cinque anni. Il sito è inserito nell’offensiva Pro One del gruppo dedicata ai veicoli commerciali e svilupperà nuovi modelli multienergy per i marchi Citroën, Fiat Professional, Opel, Peugeot, Vauxhall e Toyota.
Per la Fim-Cisl, i dati produttivi e gli investimenti confermano il ruolo strategico dello stabilimento abruzzese, mentre resta la necessità di rafforzarne ulteriormente la capacità produttiva complessiva.



