
Abruzzo. Un confronto istituzionale e sindacale prima di qualsiasi modifica alla normativa regionale sulla gestione integrata dei rifiuti urbani. È quanto chiede la FIADEL, preoccupata per le possibili conseguenze della revisione della legge regionale 36/2013 sull’organizzazione del servizio, sulle aziende e soprattutto sui livelli occupazionali.
Al centro della proposta di modifica c’è la possibilità di articolare l’attuale ambito regionale in sub-ambiti provinciali o interprovinciali. Per il sindacato si tratta di una scelta che non può essere considerata esclusivamente amministrativa, perché potrebbe incidere sui processi di aggregazione delle aziende, sugli affidamenti, sugli investimenti e sulle condizioni di migliaia di lavoratrici e lavoratori del settore ambientale.
La FIADEL precisa di non essere contraria a priori a una riorganizzazione, ma chiede che ogni decisione sia accompagnata da un piano industriale chiaro e verificabile, capace di garantire efficienza, qualità del servizio, investimenti, sostenibilità ambientale e tutela dell’occupazione.
«Nessuna riorganizzazione del sistema può essere realizzata senza garanzie per il lavoro, i salari e la qualità del servizio pubblico», è la posizione del sindacato, che invita la Regione a chiarire le ragioni industriali ed economiche alla base della modifica normativa e le conseguenze sui processi di aggregazione già avviati.
Particolare attenzione viene riservata alla salvaguardia dei posti di lavoro, dei livelli retributivi, dell’anzianità, delle professionalità e dei diritti contrattuali. La FIADEL mette inoltre in guardia dal rischio che le eventuali economie di scala possano tradursi in una riduzione del costo del lavoro o in un peggioramento delle condizioni operative.
Un capitolo specifico riguarda la sicurezza, considerata una priorità in un settore caratterizzato da attività all’aperto, movimentazione dei rifiuti, utilizzo di mezzi e attrezzature e altri rischi professionali. Per il sindacato, ogni nuovo modello organizzativo dovrà prevedere adeguati investimenti in formazione, mezzi, manutenzione e personale.
La FIADEL si dice favorevole alla costruzione di soggetti industriali interamente pubblici, purché siano realmente in grado di programmare investimenti, innovare e garantire un servizio efficiente. La natura pubblica, sottolinea il sindacato, deve però essere accompagnata da una gestione moderna, trasparente e basata su obiettivi misurabili.
Tra gli indicatori da inserire nei futuri piani industriali vengono indicati occupazione, qualità del servizio, investimenti, sicurezza, costi di gestione, sostenibilità ambientale, raccolta differenziata e condizioni economiche e normative del personale.
Da qui la richiesta di aprire un tavolo istituzionale con la Regione, gli organismi competenti e le rappresentanze dei lavoratori prima dell’approvazione definitiva della riforma.
«Il confronto non può essere convocato a decisioni già assunte», sostiene la FIADEL, che considera la partecipazione sindacale uno strumento di democrazia industriale e di prevenzione dei conflitti.
Il sindacato si dice disponibile a discutere nel merito della riforma, ma avverte che, in assenza di un confronto reale, valuterà tutte le iniziative necessarie per tutelare occupazione, salari, diritti e qualità del servizio pubblico.
«Il futuro della gestione dei rifiuti non può essere costruito sulle lavoratrici e sui lavoratori, ma insieme alle lavoratrici e ai lavoratori», conclude la FIADEL.



