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Teramo

Alba Adriatica, chiude definitivamente la storica Oreficeria Rubini

Alba Adriatica. “Oggi chiudiamo le porte, ma non i ricordi. Grazie per aver fatti parte della nostra storia”. Firmato Roberta (Rubini), che ha gestito l’attività negli ultimi anni, prima della definitiva chiusura degli ultimi giorni.

Non è solo una saracinesca che si abbassa per sempre, ma un pezzo di storia che si chiude, figlia dei tempi che cambiano (non sempre in meglio), legate anche a delle comprensibili dinamiche familiari. Da qualche giorno, in viale Vittoria, ad Alba Adriatica, ha chiuso definitivamente la gioielleria Rubini. Una vera e propria icona, sul piano commerciale, non soltanto nel settore dei preziosi e dei gioielli, cresciuta parallelamente alla crescita e allo sviluppo di Alba Adriatica.
E il ricordo di un’attività storica per Alba Adriatica, ma non solo, è stata fatta da Renato Pantoli, che sui social ha anche diffuso alcune foto storiche dell’attività.
“Si spengono le luci di un altro pezzo fondamentale della memoria storica albense, un punto di riferimento che per decenni ha accompagnato generazioni nei momenti e negli appuntamenti più importanti della vita.
​La storia di questa attività si intreccia profondamente con la nascita e lo sviluppo della città stessa. Tutto ha inizio negli anni ’50 con il fondatore Quintino Rubini, figura di spicco e pilastro della comunità, conosciuto da tutti con il soprannome affettuoso di “lu refice”. Quintino non fu soltanto un abile artigiano e commerciante, ma anche un protagonista attivo della vita civile: ebbe infatti un ruolo di primo piano nel Comitato Pro-Alba, gettando le basi storiche ed istituzionali per la nascita e l’autonomia di Alba Adriatica.

​La tradizione di famiglia è poi proseguita con dedizione e passione attraverso il figlio Cesare e successivamente la nipote Roberta, mantenendo viva una presenza costante, professionale e umana in viale Vittoria”.
E al di là di quelle che sono le ragioni che ruotano attorno alla chiusura di una storica al dettaglio, l’accadimento offre anche ulteriori spunti di riflessione.

​”La chiusura dell’Oreficeria Rubini è solo l’ultimo triste epilogo di una catena di attività storiche che hanno abbassato la serranda una dopo l’altra. Prima il vecchio alimentari all’angolo, poi il fruttivendolo, infine la macelleria. Le vetrine si sono spente gradualmente e i cartelli “affittasi” hanno preso il loro posto. Le vie che un tempo erano piene di voci, incontri e passi sono diventate corridoi silenziosi di serrande abbassate.
​Oggi spendiamo molte risorse pubbliche per creare nuovi spazi “per socializzare”: piazze rifatte, centri polifunzionali, aree attrezzate. Eppure, spesso restano vuoti. Manca qualcosa che non si compra con un bando: l’anima”, commenta Renato Pantoli.

 

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