
Desidero affidare agli organi di stampa questa mia lettera aperta per esprimere la più profonda gratitudine e la mia ammirazione verso tutto il personale del reparto di Chirurgia dell’Ospedale San Liberatore di Atri.
Troppo spesso la sanità pubblica finisce sotto i riflettori solo per le criticità, ma è mio dovere testimoniare l’esistenza di una sanità d’eccellenza, fatta di professionisti straordinari che mettono la tutela e il reale benessere del paziente al di sopra di ogni automatismo medico.
Il mio percorso era iniziato con un trasporto d’urgenza in ambulanza, in codice rosso, presso un altro ospedale della stessa ASL, dove mi era stata formulata una prima diagnosi che prevedeva un intervento chirurgico d’emergenza. A causa della mancanza di posti letto in quella prima struttura, sono stata successivamente trasferita all’Ospedale di Atri. Quello che poteva sembrare un imprevisto logistico si è rivelato la mia più grande fortuna. Tutto questo è accaduto nella settimana di Ferragosto, un periodo dell’anno in cui si potrebbe temere una minore assistenza o un rallentamento dei servizi a causa delle ferie estive; al contrario, ad Atri ho trovato un’assistenza sanitaria impeccabile, che si è unita a un sostegno umano e psicologico fondamentale in un momento di grande fragilità. La dote più grande dell’equipe medica guidata dai chirurghi del reparto è stata proprio la capacità di ascoltare, approfondire e di poggiare il bisturi.
In un primo momento, a causa di quella diagnosi d’urgenza, il mio percorso sembrava ormai segnato verso la sala operatoria. Si trattava di un’operazione che per me sarebbe stata altamente invalidante, con un impatto pesantissimo sulla mia vita quotidiana e personale. Tuttavia, i medici di Atri hanno scelto la via della prudenza, della massima precisione e del rispetto per il mio corpo: mi hanno dato una chance, scegliendo di non correre in sala operatoria ma di effettuare ulteriori test e accertamenti più approfonditi rispetto a quelli che erano già stati fatti nella prima struttura.
I risultati di questi esami successivi hanno confermato la straordinaria intuizione dei medici: non c’era assolutamente bisogno di operarmi. Quel delicato intervento si sarebbe rivelato non solo inutile, ma mi avrebbe privato ingiustamente della mia qualità della vita. Grazie alla loro competenza, alla pazienza e alla volontà di indagare fino in fondo, sono stata salvata da un’operazione non necessaria.
Per questo motivo, desidero esprimere il mio ringraziamento più profondo e sentito a tutte le figure professionali del reparto, nessuna esclusa: a tutta l’equipe dei medici chirurghi, in particolare ai Dottori Prosperi, Tancredi e Bennato, a tutti gli infermieri, agli operatori socio-sanitari (OSS), fino al personale ausiliario e addetto alle pulizie. Ognuno di voi, per la propria parte, ha dimostrato una dedizione straordinaria. Siete l’esempio di una medicina che non applica solo protocolli, ma che guarda in faccia il paziente con umanità e scienza. Grazie per avermi restituito la salute e la serenità.
Con immensa stima e riconoscenza.
Natascia Compagnoni



