Occupazione in Abruzzo: i dati del Cresa. Più occupati (25mila in più) nell’ultimo anno
Nel II trimestre 2026 il mercato del lavoro abruzzese mostra nel complesso valori e variazioni migliori dell'Italia e del Meridione
Abruzzo. Secondo gli ultimi dati Istat le forze di lavoro in Abruzzo nel secondo trimestre 2026 ammontano a 564 mila, in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente di 12 mila unità, cui corrisponde un incremento percentuale del 2,2%, assai migliore del +0,5% medio nazionale e ancor di più del -0,8% meridionale.
In particolare, gli occupati in Abruzzo sono 535 mila, 25 mila in più nel confronto con il II trimestre del 2025, e le persone in cerca di occupazione sono 29 mila (-13 mila, che corrisponde al -31,1%, riduzione doppia rispetto a quella del Mezzogiorno e quasi tripla se confrontata con quella dell’intero Paese). Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, vale a dire le persone che non sono occupate e non cercano lavoro, sono 248 mila, 12,5 mila in meno rispetto al secondo trimestre del 2025 (-4,8%, calo assai più consistente del -1,2% nazionale e del -0,2% meridionale).
Nel loro ambito rileva che 37 mila (pari al 15%, quota analoga a quella italiana e inferiore al 23% del Meridione) sono forze di lavoro potenziali, vale a dire inattivi che non cercano attivamente un’occupazione ma sono disponibili a lavorare e inattivi che cercano un’occupazione ma che non sono disponibili a lavorare immediatamente. Le forze di lavoro potenziali sono rilevanti perché comprendono quella parte della popolazione che, pur non partecipando al mercato del lavoro, è ad esso assai prossima poiché in sostanza disposta ad entrarvi al ricorrere di determinate condizioni, quali ad esempio un miglioramento della situazione familiare. La rilevanza di questo indicatore sta nella sua capacità di fornire un quadro della disoccupazione latente e, quindi, del potenziale produttivo di un sistema.
In Abruzzo le forze di lavoro potenziali registrano un aumento tendenziale di 3,6 mila individui, cui corrisponde una variazione tendenziale del +10,5%, migliore del +8% nazionale e meridionale.
Il tasso di occupazione raggiunge il 64,8% (+3,1 punti percentuali in un anno), quello di disoccupazione scende al 5,2% (-2,5 p.p.) e il tasso di inattività diminuisce arrivando al 31,5% (-1,4 p.p.). Rispetto alla media del Paese e meridionale, l’Abruzzo riporta valori e variazioni tendenziali decisamente migliori.
Per quanto riguarda il genere, è l’occupazione femminile ad aumentare in modo particolarmente sostenuto in regione, più che nelle circoscrizioni nazionali: la platea di lavoratrici abruzzesi si ingrossa del 9,9% (+20,3 mila), quella dei lavoratori dell’1,6% (+4,9 mila).
In particolare, le occupate dipendenti aumentano di 17 mila unità (+10,1%, assai superiore al +5,9% degli uomini, che corrisponde a 13 mila lavoratori) e aumenta, a differenza di quanto si osserva per la componente maschile, anche il numero delle indipendenti (+4 mila, pari al +9,1%).
Nonostante il buon andamento, nel secondo trimestre 2026 le dipendenti sono l’81% delle lavoratrici e i lavoratori maschi il 71% dei pari genere, percentuali inferiori all’84% e al 74% medi nazionali.
Sotto il profilo dei settori di attività si rilevano aumenti generali dell’occupazione in agricoltura, nel manifatturiero e nei servizi, commercio escluso, e flessioni del numero di lavoratori in edilizia e nei servizi turistici. Spiccano le crescite delle donne in agricoltura (+71%; uomini: -2,9%), nelle costruzioni (+92%; maschi: -12%) e nei servizi (+8%; maschi: -1%). Inoltre, il manifatturiero riporta un incremento dell’occupazione femminile pari alla metà di quello relativo agli uomini (+8% contro +16%); il commercio e i servizi turistici, al contrario, una flessione dei lavoratori maschi assai più aspra (-12% contro -2%).
Il tasso di occupazione riferito alle donne, pur confermandosi al di sotto del valore maschile (56,3 contro 73,1), fa registrare un avanzamento su base annua assai più consistente (+5,6 p.p. contro +0,6 p.p.) e si attesta al di sopra del valore nazionale (54,8).
In forte flessione l’area dell’inattività femminile che nel secondo trimestre 2026 segna in regione una flessione tendenziale dell’11,1% (-19,3 mila unità), migliore del +7,8% degli uomini e del +8,1% italiano, sia pur con la permanenza di un’importante area (87% del totale contro l’82% degli uomini) della componente data dalle persone che non cercano e non sono disposte a lavorare.
Di conseguenza, anche il tasso di inattività femminile, pur restando al di sopra di quello maschile (39,6 contro 23,6), si riduce sensibilmente su base annua (-4,6 p.p.; uomini: +1,7 p.p.) e si posiziona al di sotto del valore nazionale (41,3).
Positive ma meno incoraggianti le indicazioni provenienti dal fronte della disoccupazione femminile: il numero di donne in cerca di occupazione, infatti, diminuisce del 19,2% (-3,9 mila), più robusto del -11,8% nazionale ma assai meno intenso del 41,9% dei maschi (-9,4 mila). A ridursi è solo l’area della disoccupazione femminile composta da ex occupate (-5,7 mila, pari al -51%, contro il -34% degli uomini), mentre sono aumentate le ex inattive (+1.000, che corrisponde al +24%, contro il -52% degli uomini) e le donne senza precedente esperienza di lavoro (+900, pari al +19%, contro il -57%).
Infine, il tasso di disoccupazione femminile si attesta in regione sul 6,7%, ben 2,6 p.p. in più del valore maschile e 0,3 p.p. al di sopra della media italiana riferita alle donne.
Su questo quadro nel complesso positivo aleggia, tuttavia, un’ombra derivante dalla natura dei flussi. Ci si riferisce, in particolare, alla tipologia delle assunzioni che nel periodo gennaio-aprile 2026 riguardano instaurazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato solo nel 14,7% dei casi (8.338 su 56.677) – in Italia l’incidenza sale al 17,0% – con un calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente del -14%, assai più accentuato del -5,4% nazionale.



