Elezioni comunali, il caso Roseto rischia di diventare una polveriera nel centrodestra in provincia di Teramo

Teramo. Non è più soltanto una questione di candidature. Il terremoto politico provocato a Roseto degli Abruzzi dall’ufficializzazione della corsa a sindaco di Vanessa Quaranta rischia di trasformarsi in qualcosa di molto più ampio: una crisi dei rapporti tra i partiti del centrodestra teramano, con conseguenze potenzialmente pesanti sulle amministrative del 2027 e, soprattutto, sulla successiva partita per la riconquista del capoluogo.
La presentazione della candidatura Quaranta, sostenuta da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e alcune realtà civiche, ha certificato una spaccatura che covava da settimane. Lega, Forza Italia e Udc non hanno aderito al progetto e, il commissario provinciale del Carroccio Berardo Rabbuffo starebbe già valutando interlocuzioni alternative, anche con Alessandro Recchiuti e con l’attuale sindaco Mario Nugnes.
Una rottura che non appare più circoscritta a Roseto. Il punto politico, infatti, riguarda il metodo con cui Fratelli d’Italia starebbe gestendo i rapporti con gli alleati nell’intera provincia.
La coordinatrice provinciale Marilena Rossi, sostenuta politicamente da Paolo Gatti e Umberto D’Annuntiis, avrebbe deciso di tirare dritto sulla candidatura Quaranta, senza attendere una sintesi definitiva con gli altri partiti. Una forzatura che arriva mentre, negli altri Comuni chiamati alle urne, le trattative risultano sostanzialmente congelate.
È il caso di Martinsicuro e Tortoreto, dove il centrodestra non ha ancora definito un percorso condiviso. Una situazione che alimenta l’insofferenza degli alleati: da una parte si chiede di attendere, dall’altra a Roseto si procede unilateralmente. Un doppio binario che rischia di rendere sempre più complicata la tenuta della coalizione.
Il problema, però, potrebbe essere più profondo della singola candidatura.
In ambienti di Lega e Forza Italia viene evidenziato un crescente malessere per la gestione degli equilibri politici da parte di Fratelli d’Italia. Al centro delle contestazioni non ci sarebbero soltanto le amministrative, ma anche gli spazi riconosciuti agli alleati nella distribuzione delle responsabilità politiche e nelle partecipate locali e regionali. Secondo questa lettura, il partito di maggioranza relativa avrebbe progressivamente concentrato su di sé gran parte delle posizioni, lasciando margini sempre più ridotti agli altri componenti della coalizione.
Una situazione che, unita alle difficoltà elettorali di alcune forze del centrodestra, potrebbe spingere soprattutto la Lega a cercare una propria autonomia politica.
Il Carroccio, pur avendo registrato negli ultimi anni una contrazione dei consensi, conserva numeri che possono risultare determinanti nelle competizioni comunali. E non soltanto a Roseto, ma anche nel capoluogo, dove la costruzione di una coalizione realmente competitiva passa necessariamente attraverso il coinvolgimento di tutte le componenti.
Non sarebbe quindi da escludere, qualora la frattura diventasse insanabile, la possibilità di percorsi elettorali autonomi insieme a gruppi civici, anche provenienti dall’area moderata e da esperienze vicine ad Azione che, soprattutto nel Teramano, raccolgono esponenti con una storia politica nel centrodestra.
A Roseto, lo scenario potrebbe spingersi persino oltre: tra le ipotesi che circolano ci sarebbe quella di un’interlocuzione con lo stesso Mario Nugnes. Una prospettiva politicamente significativa, che al momento resta tutta da verificare, ma che racconta quanto si stiano deteriorando i rapporti all’interno della coalizione.
Del resto, il centrodestra teramano conosce bene il prezzo delle divisioni interne. Alle elezioni regionali del marzo 2024 la provincia di Teramo fu l’unica delle quattro province abruzzesi a premiare Luciano D’Amico, che superò Marco Marsilio per appena 502 voti: 70.750 contro 70.248. Un risultato in controtendenza rispetto alla vittoria regionale del presidente uscente e che testimonia quanto gli equilibri elettorali del territorio possano essere delicati.
Ma il vero interrogativo riguarda Teramo. Le amministrative del 2028 rappresentano un appuntamento centrale per il centrodestra, che punta a costruire un’alternativa all’attuale amministrazione guidata da Gianguido D’Alberto. Se la frattura di Roseto dovesse estendersi al capoluogo, la possibilità di presentare una coalizione unitaria diventerebbe decisamente più complicata.
E non si tratta soltanto di Teramo. Una proliferazione di candidature alternative tra Roseto, Tortoreto e Martinsicuro finirebbe per frammentare ulteriormente il quadro politico, aprendo spazi alle amministrazioni uscenti e alle coalizioni di centrosinistra, che potrebbero beneficiare delle divisioni degli avversari.
Resta poi da capire quale ruolo intendano assumere le segreterie regionali dei partiti. Al momento, almeno secondo quanto filtra dagli ambienti politici provinciali, l’attenzione dei vertici sembrerebbe concentrata soprattutto sulla composizione delle liste per le elezioni politiche del 2027 e, in prospettiva, sugli equilibri che accompagneranno il dopo Marsilio nel 2029.
Intanto, però, la partita delle amministrative rischia di sfuggire di mano.
Perché quello che è accaduto a Roseto potrebbe rappresentare un precedente destinato a pesare anche sugli altri tavoli. E se gli alleati dovessero convincersi che per recuperare agibilità politica sia necessario costruire percorsi autonomi, la questione non sarebbe più soltanto trovare un candidato sindaco condiviso.
E a quel punto il problema per Fratelli d’Italia non sarebbe più soltanto convincere Lega e Forza Italia a sostenere Vanessa Quaranta a Roseto, ma ritrovarsi a dover negoziare da una posizione completamente diversa anche il futuro politico di Teramo e degli altri Comuni della provincia.



