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Abruzzo

Elezioni politiche, le preferenze accendono la partita in Abruzzo: i big locali pronti a scendere in campo

Abruzzo. La riforma elettorale rimette al centro il voto personale. Nei partiti iniziano le valutazioni sui nomi più forti sul territorio, mentre per i capilista restano decisive le scelte delle segreterie nazionali.

La legge elettorale deve ancora completare il suo percorso parlamentare, ma l’introduzione delle preferenze ha già aperto una partita tutta politica dentro i partiti.

Il Senato ha approvato il meccanismo che consente agli elettori di esprimere fino a tre preferenze, mentre i capilista restano bloccati. Il voto finale sul provvedimento è atteso nei prossimi giorni e, dopo le modifiche introdotte a Palazzo Madama, il testo dovrà tornare alla Camera.

Ma nelle segreterie, nazionali e regionali, le prime valutazioni sarebbero già iniziate.

Se l’impianto dovesse restare quello attuale, infatti, la costruzione delle liste seguirà inevitabilmente due logiche differenti. Da una parte i capilista, sui quali i vertici nazionali potranno concentrare i nomi considerati più importanti o più difficili da collocare nella competizione diretta. Dall’altra candidati chiamati invece a misurarsi con le preferenze e quindi con il consenso reale sui territori.

È soprattutto su questo secondo fronte che in Abruzzo potrebbe aprirsi la partita più interessante.

Consiglieri regionali, sindaci e amministratori con una rete elettorale consolidata potrebbero essere chiamati direttamente in campo per rafforzare le liste e aumentare il risultato complessivo dei rispettivi partiti. Un lavoro destinato inevitabilmente a incidere anche sulle possibilità di elezione dei capilista scelti a Roma.

Fratelli d’Italia, Gatti e D’Annuntiis tra i nomi più forti del teramano

In Fratelli d’Italia sembra quasi scontato che la dirigenza regionale possa chiedere un impegno diretto ai suoi esponenti più radicati.

Tra i primi nomi circolano quelli di Paolo Gatti e Umberto D’Annuntiis, entrambi in grado di contare su una struttura territoriale importante e su un consenso personale già misurato nelle competizioni regionali.

La loro eventuale candidatura a preferenza avrebbe evidentemente anche la funzione di spingere il risultato complessivo della lista.

Per il capolista alla Camera resta invece l’ipotesi Pierluigi Biondi.

Il sindaco dell’Aquila arriverà nel 2027 alla conclusione del secondo mandato consecutivo e, con le norme attuali, non potrebbe candidarsi per un terzo. Un passaggio verso il Parlamento rappresenterebbe quindi uno degli sbocchi politici più naturali per uno degli amministratori abruzzesi più vicini ai vertici nazionali di Fratelli d’Italia.

In uno schema del genere, la forza elettorale dei candidati territoriali e il peso politico del capolista finirebbero per muoversi nella stessa direzione.

Forza Italia, Pagano resta il punto fermo

Anche in Forza Italia iniziano a delinearsi i possibili equilibri.

Il punto fermo resta Nazario Pagano, parlamentare uscente e coordinatore regionale degli azzurri, destinato ad avere un ruolo centrale nella composizione delle liste.

Sul fronte delle preferenze il nome che appare più naturale è invece quello di Emiliano Di Matteo, consigliere regionale e riferimento importante soprattutto nella Val Vabrata.

Una candidatura capace di raccogliere consenso personale potrebbe diventare particolarmente utile in un sistema nel quale ogni voto conquistato sul territorio contribuisce anche a rafforzare le posizioni di testa della lista.

Lega, dopo Bagnai spazio agli amministratori

Più aperta la situazione della Lega.
L’uscita dalla scena parlamentare di Alberto Bagnai, dopo la nomina all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, lascia inevitabilmente uno spazio da riempire.

La segreteria regionale potrebbe quindi scegliere di puntare soprattutto sui consiglieri regionali e sugli amministratori locali.

In assenza di un nome nazionale già naturalmente legato all’Abruzzo, saranno proprio le capacità di mobilitazione dei territori a pesare maggiormente nella costruzione della lista.

Sindaci, consiglieri regionali e dirigenti locali potrebbero quindi essere chiamati a una prova diretta con le preferenze, mentre per le posizioni di testa resterà aperta la trattativa con il livello nazionale.

Pd, tornano Di Padova e Mariani

Nel Partito Democratico uno dei nomi che potrebbe tornare rapidamente al centro della discussione è quello di Stefania Di Padova.

Nel 2022 arrivò a un passo dall’elezione alla Camera, risultando inizialmente tra gli eletti prima che il ricalcolo nazionale dei resti assegnasse il seggio a Giulio Sottanelli.

Con il ritorno delle preferenze, il suo profilo tornerebbe inevitabilmente competitivo.

Accanto a lei resta il nome di Sandro Mariani, consigliere regionale con una lunga esperienza politica e una rete territoriale consolidata.

Anche nel Pd l’ipotesi sarebbe quella di mettere in campo candidati in grado di raccogliere consenso personale, lasciando invece alle scelte nazionali la definizione dei capilista.

Ed è proprio su questi ultimi che potrebbe aprirsi il confronto più delicato, soprattutto se da Roma dovessero arrivare nomi esterni alla rappresentanza regionale.

Movimento 5 Stelle, resta il nodo dei mandati

Ancora più incerta la situazione del Movimento 5 Stelle.
Molto dipenderà dalle decisioni di Giuseppe Conte e dalle eventuali deroghe rispetto ai limiti sui mandati per gli esponenti che hanno già maturato una lunga esperienza parlamentare.

Il ritorno delle preferenze, comunque, rappresenterebbe una novità significativa anche per i Cinque Stelle, costretti a valorizzare maggiormente la capacità dei singoli candidati di raccogliere consenso personale.
Un cambiamento non secondario per un movimento che storicamente ha costruito le proprie liste con logiche molto differenti rispetto ai partiti tradizionali.

L’incognita Vannacci

La vera novità delle prossime politiche potrebbe però arrivare da Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci.

I sondaggi nazionali attribuiscono alla formazione dell’ex generale percentuali che la rendono ormai una presenza stabile nel quadro politico e potenzialmente competitiva anche per l’assegnazione di seggi in Abruzzo.

È ancora presto per tradurre quelle percentuali in una previsione certa, soprattutto al Senato, dove il riparto mantiene una forte dimensione regionale.
Ma la partita è già iniziata.

Il movimento può contare in Abruzzo su una rete di comitati e referenti locali, mentre non è ancora emersa una figura unica di coordinamento regionale paragonabile a quella individuata in altri territori.

La struttura potrebbe quindi essere chiamata a misurarsi direttamente con le preferenze, provincia per provincia, mentre le posizioni più importanti della lista potrebbero restare nelle mani del vertice nazionale.

Un meccanismo particolarmente interessante per una forza politica ancora in fase di costruzione, che potrebbe utilizzare il radicamento dei propri referenti locali per consolidare la presenza parlamentare di figure direttamente legate al generale.

La partita vera è già iniziata

La legge elettorale dovrà ancora completare il suo iter parlamentare, ma nei partiti la corsa è già partita.
Il ritorno delle preferenze rimette al centro consiglieri regionali, sindaci e amministratori capaci di muovere migliaia di voti. Allo stesso tempo, però, le posizioni più sicure continueranno a essere decise dalle segreterie nazionali.

Ed è qui che si giocherà la partita vera.
Per molti big locali la candidatura potrebbe significare settimane di campagna elettorale, consenso personale da mobilitare e territori da trascinare. Per altri, magari scelti direttamente da Roma, potrebbe bastare stare nel posto giusto della lista.

In Abruzzo, quindi, la sfida non sarà soltanto capire chi prenderà più voti.
Sarà capire chi li prenderà e chi, alla fine, ne raccoglierà davvero il beneficio.

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