Gender gap, a Teramo firmato patto di contrasto tra enti
Il progetto "Donne al centro" nasce dalla Commissione pari opportunità della Provincia

Il gap tra uomini e donne nel mercato del lavoro italiano è di circa 17-18 punti percentuali, quasi il doppio rispetto alla media dell’Unione Europea. La ricollocazione o l’ingresso al lavoro di donne vittime di violenza o con qualità di caregiver è molto difficile e ostacolato da organizzazioni obsolete.
Come tradurre la parità di genere in azioni concrete che possano essere applicate nelle organizzazioni di lavoro sia pubbliche che private: su questo asse, questa mattina, nella sala convegni della Asl di Teramo è stato stretto un patto che mette insieme Provincia, Azienda sanitaria, Ordini professionali come quello dei commercialisti, dei consulenti del lavoro, degli infermieri, Agenzie per il lavoro e Sviluppo Italia.
Il progetto “Donne al centro” nasce dalla Commissione pari opportunità della Provincia e abbraccia, quindi, un ampio partenariato a partire dall’Assessora regionale al lavoro Tiziana Magliacca (oggi rappresentata dalla consigliera regionale Marilena Rossi che si è fatta parte attiva nel sostenere il progetto). I lavori sono stati aperti dal presidente Camillo D’Angelo che ha sottolineato il ruolo attivo che sta svolgendo la CPO nel sostenere le donne, le vittime di violenza e le politiche attive di pari opportunità. Nei suoi saluti, Maurizio Di Giosia, ha dichiarato che quando si pari di pari opportunità si parla anche di qualità delle cure e di qualità del lavoro di tutti gli operatori socio sanitari.
Un pezzo importante del Progetto è rappresentato dall’introduzione da parte della Provincia del Bilancio di genere e sociale che consentirà di analizzare l’impatto delle spese e degli investimenti sulle pari opportunità e, più in generale, sul benessere della comunità valutando anche anche il rispetto degli obiettivi ambientali. “Il principio è chiaro: il benessere e il progresso di una comunità non possono essere misurati soltanto attraverso indicatori economici – ha sottolineato Alessandra D’Antonio la responsabile del servizio nato all’interno del settore Bilancio e finanze diretto da Marina Marcheggiani – Dobbiamo considerare anche la qualità della vita, l’equità sociale, le pari opportunità e la tutela dell’ambiente. C’è poi un aspetto che ritengo particolarmente importante.Per le Province, il Bilancio di Genere e Sociale non rappresenta un obbligo. La Provincia di Teramo ha scelto di adottarlo volontariamente, come strumento di trasparenza, responsabilità ed etica pubblica”
Il filo conduttore di “Salute. Lavoro. Pari opportunità” è stata l’analisi di queglistrumenti che stanno modificando l’approccio alle politiche di genere, a partire dagli Schemi di Orari Flessibili. Non semplici concessioni individuali, ma modelli organizzativi capaci di conciliare esigenze produttive e tempi di vita. Un sistema di regole collettive all’interno delle quali offrire soluzioni differenti a genitori, caregiver, pendolari o lavoratori in diverse fasi della vita. Una prospettiva che cambia anche il significato della conciliazione: non più un problema femminile ma una questione di qualità dell’organizzazione del lavoro.
“Sviluppo Lavoro Italia li definisce strumenti attraverso i quali tenere insieme produttività ed equità – dichiara la presidente della CPO Erika Angelini – non una moltiplicazione di eccezioni personali, quindi, ma un sistema di regole collettive all’interno delle quali offrire soluzioni differenti a genitori, caregiver, pendolari o lavoratori in diverse fasi della vita. Una prospettiva che cambia anche il significato della conciliazione: non più un problema femminile ma una questione di qualità dell’organizzazione del lavoro. Con Donne al Centro andremo a lavorare con le aziende e gli Enti per introdurre queste nuove forme di flessibilità in chiave di maggiore occupazione delle donne”.
Sulla certificazione di genere, introdotta dalla legge 162/2021, la parità diventa misurabile: entrano in gioco cultura e strategia aziendale, governance, gestione delle risorse umane, opportunità di crescita, equità retributiva, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.
E la certificazione produce anche effetti concreti per le aziende. Per i datori di lavoro privati certificati è previsto un esonero fino all’1% dei contributi previdenziali, entro il limite di 50 mila euro annui; sono inoltre previste premialità nei bandi e agevolazioni nell’ambito degli appalti pubblici.
Un tema richiamato dalla relatrici di Sviluppo Italia Lavoro, Emanuela Mastropietro e da Sandra Zaramella e dalla Consulente del lavoro, Lucia Scarpone. Nadia Ragonici, componente della Cpo e psicologa del lavoro, ha indicato i risultati significativi che si raggiungono cambiando i paradigmi tradizionali delle organizzazioni del lavoro sia pubblici che privati: “La qualità di un’impresa viene valutata sempre più anche attraverso la qualità del lavoro che produce: diritti, retribuzioni, pari opportunità, welfare e capacità di conciliazione” ha sottolineato. La Pineco servizi per l’Ambiente di Pineto ha inviato una nota per raccontare come sono state introdotte queste innovazioni nell’azienda.



