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Confesercenti: “In provincia di Teramo -21% di imprese commerciali”

Chiesta la Zes Pro, progettando insieme il futuro

“Desertificazione commerciale. Questo è il nome del fenomeno che abbiamo dinnanzi ai nostri occhi e che finora non è stato affrontato con la dovuta efficacia. Ebbene: se non vogliamo che la desertificazione si materializzi totalmente attorno a noi è ora di intervenire. Ed è ora soprattutto nella nostra provincia”.

A dirlo il presidente Confesercenti Teramo, Gian Luca Grimi e la direttrice Confesercenti Teramo, Annalisa Pensilli.

“4.524 erano le imprese commerciali in provincia nel 2019 infatti ed ora sono 3.533. In sintesi il 21,5% in meno in pochi anni. Il dato, già gravissimo di per sé, appare ancor più preoccupante perché di fatto è il peggior risultato tra tutte le altre province abruzzesi. Qualcosa in questi anni è andato decisamente storto, e nemmeno il turismo costiero che ci vede primeggiare sul resto d’Abruzzo è riuscito a compensare la lenta ma inesorabile morìa di imprese. E, se puntassimo l’obiettivo sulle sole imprese del commercio al dettaglio ed alimentare, il dato sarebbe ancora peggiore perché parte delle chiusure sono state compensate dalla nascita di molte imprese si commerciali, ma operanti nel settore dei pubblici esercizi. Ovvero bar e ristoranti”.

“E’ interessante anche valutare quello che accade a livello di capoluoghi di provincia , e qui vediamo che Teramo città contava su 672 operatori individuali del commercio nel 2019 contro i 635 censiti oggi nel sistema CCIIA. Un decremento del 22% in pochi anni e con un trend in continuità. Purtroppo, anche in questo caso parliamo del peggior dato tra i capoluoghi abruzzesi. Appare più che evidente quindi la necessità di affrontare efficacemente il tema della salvaguardia del commercio di prossimità”.

E ancora: “Per quanto attiene ai dati del commercio teramano occorre anche scendere nello specifico, perché appare evidente che oltre alle tematiche della voracità inarrestabile dell’online che sta drenando economia da tutti i territori, e allo spostamento delle abitudini di acquisto dei consumatori verso i grandi centri commerciali, vi sia una specificità oggettiva locale provinciale. In sintesi, dagli eventi sismici, dalle nevicate epocali e dalle altre tragedie che hanno colpito il nostro territorio si è innescato un trasferimento di popolazione, e conseguentemente di attività economiche, che l’attrattività, la dinamicità e l’infrastrutturazione di servizi delle nostre città costiere ha ormai sedimentato e reso il nuovo status quo sostanzialmente irreversibile. Di tutto ciò occorrerà tener conto nella programmazione delle politiche commerciali future. Tale fenomeno incide meno a L’Aquila a causa della forte capacità attrattiva dei massicci investimenti della ricostruzione post 2009 che hanno reso la città un centro di gravità economico fortissimo. Come Confesercenti non solo non accettiamo questo stato di cose, ma restiamo convintissimi che le città, i paesi, i borghi, vivono e sono davvero degne di essere vissute solo con la fisica presenza del commercio di prossimità che è la “ prima e vera infrastruttura sociale” che: consente sicurezza, crea lavoro, illumina i centri abitati e, di fatto, crea coesione sociale. Siamo fiduciosi che la nostra proposta di legge di iniziativa popolare, che già conta migliaia di firme in Abruzzo, troverà il massimo del consenso anche nel teramano. Cosa chiediamo? L’istituzione di un fondo permanente dedicato alla rigenerazione urbana, e soprattutto l’istituzione delle ZES PRO. Ovvero le zone economiche speciali di prossimità nei centri cittadini, con fiscalità agevolata, e la è possibilità di progettare insieme, pubblico e privato, il futuro commerciale delle nostre città, paesi, e borghi”.

 

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