Lavoro, Donne Cgil: ‘In provincia di Chieti le donne restano più precarie, meno occupate e vanno in pensione più tardi’

Chieti. Il Rendiconto sociale INPS Abruzzo 2025 conferma le disuguaglianze già denunciate dalla Cgil, nella provincia di Chieti il tasso di occupazione femminile è 20 punti sotto quello maschile, crescono le domande di Naspi presentate da donne e si allarga il divario nell’età di pensionamento.
Il Rendiconto sociale INPS Abruzzo 2025, presentato nei giorni scorsi, fotografa una provincia di Chieti in cui il divario occupazionale tra uomini e donne resta tra i più ampi della regione.
Secondo il rapporto, nel 2025 il tasso di occupazione femminile nella provincia si ferma al 50,5%, contro il 70,6% degli uomini, un distacco di oltre 20 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione segue lo stesso segno, all’8,5% per le donne contro il 7,2% per gli uomini, in un quadro provinciale già in peggioramento, con la disoccupazione complessiva salita dal 5,8% del 2024 al 7,7% del 2025.
Il dato più critico riguarda l’inattività, a Chieti il 44,7% delle donne in età da lavoro non ha un impiego e non lo cerca, contro il 23,7% degli uomini. Tra le giovanissime, dai 15 ai 24 anni, la quota sale all’89,5%, quasi 24 punti sopra il dato maschile della stessa fascia d’età. Sono numeri che raccontano un mercato del lavoro dove per una parte consistente delle donne, soprattutto le più giovani, l’ingresso nell’occupazione resta un ostacolo prima ancora che una scelta.
Anche gli ammortizzatori sociali confermano la fragilità occupazionale femminile, le domande di Naspi accolte sono sistematicamente più numerose tra le donne che tra gli uomini in ogni anno dal 2022 al 2025, con 8.387 domande femminili contro 6.786 maschili nell’ultimo anno disponibile, a fronte di 7.705 contro 5.818 nel 2022.
Il divario si riflette infine sulle pensioni. Le donne della provincia lasciano il lavoro più tardi degli uomini, in media a 65,8 anni contro 64,2, e la distanza è aumentata rispetto al 2022, quando era di un solo anno. Un segnale di carriere contributive più discontinue, che costringono a rimanere al lavoro più a lungo per raggiungere requisiti e somme adeguate.
“Questi dati non sono un’opinione, sono la fotografia ufficiale di un problema strutturale che la Cgil denuncia da tempo – dichiara Daniela Primiterra Coordinamento Donne Cgil Chieti – le donne lavorano meno, sono più esposte alla precarietà e vanno in pensione più tardi. Non si tratta di un destino, ma dell’effetto di scelte politiche e organizzative che si possono e si devono cambiare”.
Servono interventi su più fronti, politiche attive per l’occupazione femminile mirate alle fasce più giovani, contrasto alla precarietà e alla disoccupazione di ritorno, rafforzamento dei servizi per la conciliazione tra lavoro e cura, a partire dalla disponibilità di asili nido e servizi per l’infanzia sul territorio.
“Continueremo a monitorare questi dati e a portarli nei tavoli istituzionali – conclude Daniela Primiterra – il lavoro delle donne non può restare la variabile debole del mercato del lavoro”.



