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Il porto di Pescara ancora insabbiato: “Dragaggio atteso da un anno”

Pescara. “È passato un anno dalla risoluzione che ho presentato in Consiglio regionale per chiedere interventi concreti sul porto di Pescara, ma la situazione, invece di migliorare, è ulteriormente peggiorata. Il porto è ancora più insabbiato e anche le procedure sembrano essersi arenate”.

A ricordarlo è il consigliere regionale Antonio Di Marco, vicepresidente della Commissione Ambiente, Trasporti e Infrastrutture del Consiglio regionale, tornando sull’emergenza del dragaggio dei fondali del porto di Pescara.

“La mia risoluzione nasceva dalla necessità di affrontare una criticità che dura da troppo tempo e che produce conseguenze pesanti sulla marineria, sulle attività economiche e sull’intero sistema portuale – spiega Di Marco – . Avevo chiesto l’istituzione di una commissione portuale composta da tutte le figure interessate – Direzione Marittima, Comune, Regione, Autorità portuale e rappresentanti degli armatori con il compito di rappresentare con forza al Ministero la gravità della situazione. Non solo. Avevo chiesto anche di definire i danni economici e ambientali derivanti dalla mancata pulizia dei fondali e di valutare gli effetti del mancato dragaggio del fiume Pescara sul sistema idrico cittadino, soprattutto nei periodi di maggiore presenza turistica e di maggiore consumo della risorsa”.

“Il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri aveva parlato di una soluzione da raggiungere in tempi brevissimi”, ribadisce il consigliere Pd.” È passato un anno e quella risposta non è arrivata. Nel frattempo la situazione è diventata ancora più difficile per chi lavora nel porto e per la marineria, che continua a subire le conseguenze di ritardi e mancanza di programmazione”.

Sul tema si esprime, critico, anche il consigliere comunale Domenico Pettinari: “La situazione del porto di Pescara è ormai diventata insostenibile. A pagare il prezzo più alto sono gli operatori della pesca, le imprese del comparto ittico e decine di famiglie che da generazioni vivono di mare. Quella che doveva essere una priorità assoluta per garantire sicurezza, lavoro e sviluppo economico si è trasformata nell’ennesima promessa rimasta sulla carta. Solo pochi mesi fa le istituzioni avevano annunciato un importante programma di dragaggio, assicurando la rimozione di circa 25.000 metri cubi di fanghi per restituire piena operatività allo scalo portuale. Un intervento presentato come imminente e risolutivo. Oggi, invece, la realtà racconta una storia completamente diversa: di quei lavori non vi è traccia e il porto continua a versare in condizioni gravissime”.

“Chiediamo che lo scalo venga sottratto alla giurisdizione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, con sede ad Ancona, poiché è evidente che l’attuale assetto non è stato in grado di garantire l’attenzione e gli interventi necessari per assicurare la piena funzionalità del porto pescarese”, rilancia Pettinari, “Pescara merita un’autorità che consideri il proprio porto una priorità e non una questione marginale. La marineria non può continuare ad attendere promesse che vengono sistematicamente disattese mentre il settore rischia di scomparire”.

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