
Abruzzo. I Centri Antiviolenza del Coordinamento Antigone della Regione Abruzzo intervengono sul Progetto di Legge n. 140/2026 “Istituzione del Garante regionale per i diritti delle donne vittime di violenza” per ribadire la ferma contrarietà a un provvedimento che presenta profonde criticità giuridiche, istituzionali e operative.
A tal proposito, i Centri desiderano esprimere il più sincero ringraziamento alla Commissione Regionale per le Pari Opportunità e alla sua Presidente, per l’ascolto e l’attenzione riservati alle nostre ragioni nel corso dell’audizione del 13 luglio 2026, sede in cui è stato possibile illustrare in modo puntuale e documentato tali rilevanti perplessità.
Proprio a seguito dell’audizione e dell’istruttoria condotta dalla I Sottocommissione, la stessa Commissione Regionale per le Pari Opportunità ha infine espresso parere non favorevole al testo a larga maggioranza (9 voti su 12), confermando le riserve già sollevate dal Difensore
Civico e dagli operatori del settore.
Nello specifico, l’istruttoria ha evidenziato i possibili profili di incostituzionalità, in termini di invasione della competenza statale esclusiva, della sovrapposizione con funzioni già attribuite ad organismi regionali esistenti con violazione del principio di buon andamento, efficienza ed
economicità della Pubblica Amministrazione, l’irragionevole allocazione di risorse pubbliche per l’allestimento di un nuovo apparato burocratico monocratico a danno di servizi primari e sottodimensionati come CAV e Case Rifugio, il contrasto del modello proposto rispetto ai
principi della Convenzione di Istanbul, che pone al centro il rafforzamento della rete territoriale dei servizi specializzati e non la creazione di nuove figure monocratiche.
Si tratta di rilievi che non possono essere relegati a mere valutazioni politiche, ma che costituiscono osservazioni tecniche formulate da un organismo istituzionale nell’esercizio delle proprie funzioni consultive e che impongono una seria riflessione sull’intero impianto del
progetto di legge.
Il progetto di legge, infatti, non risponde ad alcuna esigenza concreta manifestata dalle donne vittime di violenza né dagli organismi che le assistono quotidianamente.
Nessuna Regione italiana ha ritenuto necessario istituire un Garante monocratico specializzato esclusivamente in materia di violenza di genere. Al contrario, le esperienze regionali dimostrano una tendenza opposta: la Regione Lombardia ha soppresso nel 2022 il Garante per
le vittime di reato, accorpandone le funzioni ad un organismo già esistente, mentre la Regione Friuli Venezia Giulia ha scelto di investire nel rafforzamento della rete territoriale dei servizi, evitando la proliferazione di nuove strutture burocratiche prive di reale valore aggiunto.
Anche per questa ragione riteniamo che le risorse economiche previste dal PDL n. 140/2026 debbano essere destinate al potenziamento dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio, che
continuano ad operare in condizioni di cronico sottofinanziamento pur rappresentando il principale presidio di protezione, accoglienza e accompagnamento delle donne che intraprendono un percorso di fuoriuscita dalla violenza.
Per le ragioni espresse e alla luce delle risultanze emerse nel corso dell’audizione e del motivato parere negativo espresso dalla Commissione Regionale per le Pari Opportunità, i
Centri Antiviolenza del Coordinamento Antigone chiedono alla prossima V° Commissione, che si terrà giovedì 30 luglio 2026, di valutare con rigore e responsabilità le osservazioni e le motivazioni presentate, confidando nel fermo impegno della Stessa a operare secondo
coscienza e nel rispetto del quadro normativo vigente, e di proporre formalmente al Consiglio
Regionale, in particolare alla consigliera Erika Alessandrini e a tutte le consigliere firmatarie, il
ritiro immediato del PDL n. 140/2026. Le ragioni di tale richiesta sono oggettive e trovano riscontro sia nel quadro
normativo sia nell’esperienza maturata a livello nazionale.
Chiediamo, altresì, che il Consiglio Regionale, riprenda e porti finalmente a compimento il percorso di revisione organica della Legge Regionale n. 31/2006, avviato e condiviso nel 2025 presso il Comitato per la Legislazione, ma successivamente interrotto senza alcuna concreta
attuazione. È quella la sede naturale nella quale affrontare, in maniera sistematica e
partecipata, il rafforzamento dell’intera rete regionale di contrasto alla violenza di genere.
La lotta alla violenza contro le donne non si misura dal numero degli organismi istituiti, ma
dalla capacità delle istituzioni di garantire strumenti realmente efficaci, servizi accessibili e
risorse adeguate. Ogni euro destinato alla creazione di strutture prive di una concreta utilità
operativa è un euro sottratto alla protezione delle donne e dei loro figli. Le donne vittime di
violenza non chiedono nuovi uffici né ulteriori livelli burocratici.
Chiedono risposte tempestive, percorsi di protezione efficaci, servizi specializzati e risorse
certe. È su questi bisogni reali che le istituzioni sono chiamate a misurare la propria capacità di
governo. Tutto il resto rischia di tradursi in un intervento simbolico, destinato ad accrescere
l’apparato amministrativo senza incidere concretamente sulla tutela dei diritti che si afferma di
voler proteggere.



