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Sant’Omero, sfruttamento dei lavoratori in un bar: scatta il controllo giudiziario

Tre gli indagati: i gestori e una consulente del lavoro. Ci sono anche delle maxi-sanzioni

Sant’Omero. I Carabinieri del Nucleo Operativo del Gruppo Tutela Lavoro di Roma, con il supporto dei militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro (NIL) di Teramo, hanno eseguito questa mattina, 28 luglio su delega della Procura della Repubblica di Teramo, un provvedimento di controllo giudiziario d’azienda nei confronti di un bar-caffetteria di Sant’Omero, disposto dal Gip del Tribunale di Teramo.

Il provvedimento arriva al termine di una complessa attività investigativa che avrebbe fatto emergere un presunto e sistematico sistema di sfruttamento lavorativo all’interno dell’attività commerciale.
I dettagli sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa, in procura, alla presenza del procuratore capo Ettore Picardi, del sostitututo Stefano Giovagnoni e del comandate provinciale dell’Arma, il colonnelloMassimo  Corradetti.

Sono tre le persone iscritte nel registro degli indagati: i due coniugi, gestori di fatto e di diritto del locale, e una collaboratrice di uno studio di consulenza del lavoro. A vario titolo dovranno rispondere delle ipotesi di reato di sfruttamento del lavoro (caporalato), truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità ideologica e violazioni della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Alla società è stata inoltre contestata la responsabilità amministrativa degli enti prevista dal Decreto Legislativo 231/2001.

L’indagine, avviata nel maggio 2025 dopo alcuni controlli ispettivi che avevano evidenziato anomalie, si è sviluppata attraverso servizi di osservazione, controllo e pedinamento, oltre alle testimonianze di oltre venti lavoratori.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i dipendenti, approfittando del loro stato di bisogno economico e di vulnerabilità sociale, tra cui una giovane madre e alcuni minorenni, sarebbero stati costretti a turni di lavoro compresi tra le 10 e le 12 ore giornaliere, spesso protratti oltre la mezzanotte, per sette giorni consecutivi, senza riposi settimanali né ferie.

A fronte di contratti part-time ritenuti fittizi, i lavoratori avrebbero percepito retribuzioni comprese tra 3 e 4 euro l’ora, con paghe giornaliere forfettarie tra i 30 e i 50 euro, ben al di sotto dei minimi previsti dal contratto collettivo nazionale.

Le indagini avrebbero inoltre fatto emergere un presunto sistema finalizzato a ridurre il costo del lavoro. Secondo l’accusa, ai dipendenti sarebbe stato imposto di sottoscrivere false dichiarazioni di assenze non retribuite per giornate in realtà interamente lavorate, così da abbattere gli oneri contributivi. Tale condotta avrebbe causato un’evasione contributiva nei confronti dell’INPS quantificata in oltre 76 mila euro.

Gli investigatori descrivono inoltre un ambiente lavorativo caratterizzato da un forte clima di pressione psicologica, con umiliazioni pubbliche, obbligo di lavorare anche durante periodi di malattia e un controllo costante attraverso il sistema di videosorveglianza installato all’interno del locale. Sarebbe stato inoltre impiegato stabilmente un collaboratore completamente in nero, incaricato della chiusura serale dell’attività e del trasporto degli incassi.

Al termine degli accertamenti sono state contestate sanzioni amministrative per complessivi 6.680 euro. Contestualmente sono state emesse diffide accertative per crediti patrimoniali superiori a 140 mila euro, finalizzate al recupero delle differenze retributive non corrisposte ai lavoratori.

Il Gip del Tribunale di Teramo, condividendo il quadro indiziario raccolto dalla Procura e dai Carabinieri, ha scelto di applicare la misura del controllo giudiziario prevista dalla legge sul caporalato, evitando il sequestro dell’attività per non penalizzare i dipendenti.
L’azienda continuerà quindi a operare, ma sarà amministrata da professionisti nominati dal Tribunale. Gli amministratori giudiziari avranno il compito di garantire la continuità dell’attività, regolarizzare i rapporti di lavoro, ripristinare il rispetto della normativa e assicurare condizioni lavorative conformi alla legge.

L’operazione si inserisce nell’attività di contrasto allo sfruttamento del lavoro portata avanti dalla Procura della Repubblica di Teramo. In quest’ottica è in fase di definizione un protocollo d’intesa tra le istituzioni competenti, finalizzato a rafforzare i controlli, prevenire gli incidenti sul lavoro e contrastare le irregolarità che alterano il mercato del lavoro e la concorrenza tra le imprese.

 

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