
Roseto. Il capogruppo di Fratelli d’Italia scioglie la riserva: “Non sarò io il candidato sindaco di Roseto degli Abruzzi e lo dico con serenità e senza inutili giri di parole, perché ai rosetani ho sempre parlato con franchezza e non intendo cominciare oggi a fare il contrario”.
Voglio ringraziare le tante persone che in questi mesi me lo hanno chiesto, dentro e fuori dai partiti, per strada, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni. È l’attestato di stima più grande che potessi ricevere dalla mia città, che mi inorgoglisce e che non dimenticherò. Proprio per questo credo di dover spiegare a tutti le ragioni vere della mia scelta.
Non è una questione di voglia, né di coraggio. Chi mi conosce sa che non mi sono mai tirato indietro. In cinque anni ho sempre fatto un’opposizione vera a questa amministrazione, con gli atti e non solo con comunicati: dalla sicurezza, per una Polizia Locale ridotta all’osso, all’inclusione, con emendamenti protocollati e sistematicamente bocciati in fase di bilancio sul PEBA, sul Dopo di Noi, sull’autismo, sull’inclusione scolastica. Dalla battaglia, iniziata proprio da noi di FDI, sulla cosiddetta “variante altezze” che sta favorendo la riconversione degli hotel in palazzine e l’impoverimento delle nostre case storiche, trasformate anch’esse in grandi colate di cemento.
E ancora sui meriti altrui che questa maggioranza si intesta con puntualità, dai fondi FSC per la difesa della costa, alla riqualificazione del PalaMaggetti, tutti finanziamenti arrivati grazie alla programmazione della Regione Abruzzo e non certo grazie al Comune, per finire con le decine di altre battaglie e lenti d’ingrandimento poste ogni qual volta il procedere dell’amministrazione Nugnes non è stato chiaro.
Ma proprio perché voglio bene a Roseto ho riflettuto e mi sono convinto che questa partita non si vincerà con una candidatura “di parte”. Si potrebbe vincere con un progetto largo, con una squadra vera, coesa e con una classe dirigente costruita per tempo. Roseto è da sempre una città aperta, che non guarda alla tessera ma alle persone, alle idee e ai fatti, e va rispettata per quello che è.
Per questo rivendico con orgoglio il percorso che il centrodestra sta costruendo, aprendosi al centro, ai moderati, al mondo civico e a chi guarda ai fatti prima che alle bandiere: serve maturità politica per capire che una città si governa allargando, non chiudendosi nel proprio recinto. E noi questo lo stiamo facendo con quasi un anno di anticipo sul voto, perché le candidature costruite all’ultimo momento rincorrono il consenso, quelle costruite per tempo provano a meritarlo. Non a caso, da mesi, la preoccupazione di questa maggioranza non è la città, è l’alternativa che il centrodestra sta mettendo in piedi.
Vengo da una storia politica precisa, di cui vado orgoglioso. Ho contribuito a costruire Fratelli d’Italia su questo territorio e a livello nazionale quando eravamo in pochi e non il primo partito d’Italia, e non ho mai cambiato casacca né inseguito le convenienze del momento. Continuo a pensare che un partito resti grande finché resta fedele a sé stesso, alle ragioni per cui è nato e alla parola data ai propri elettori. È una convinzione a cui non ho mai rinunciato, nemmeno quando altrove si è preferito premiare percorsi diversi dal nostro, e non ci rinuncio certo adesso, quando in gioco c’è la mia città.
Per me un incarico è sempre stato uno strumento, mai un fine. La fiducia che ho ricevuto non andrà perduta: voglio metterla al servizio di questo progetto, insieme al mio contributo politico e umano, con la stessa convinzione di sempre. Continuerò a vigilare, a proporre e a denunciare, in aula e fuori, perché la politica non è un rifugio, è servizio e responsabilità.
Perché quando si vuole davvero bene alla propria città, il gesto più coraggioso non è sempre mettersi avanti, a volte è giusto e ancora più coraggioso fare un passo di lato, perché sia il progetto a fare un passo avanti. Ed è quello che, pubblicamente, faccio oggi”.



