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Abruzzo

Lavoro stagionale in Abruzzo: “i diritti non vanno in vacanza”

Il dossier di Sinistra Italiana-AVS Abruzzo e UGS Abruzzo

Abruzzo. Ogni primavera la costa abruzzese si risveglia a colpi di annunci di lavoro: stabilimenti che riaprono, alberghi che si preparano, cartelli “cercasi personale” ovunque. Eppure, a guardare bene le condizioni contrattuali e i salari e leggendo tra le righe dell’ultimo Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2026 di Unioncamere-Tagliacarne, la realtà è in chiaroscuro.

“Dal report sull’economia del mare, pubblicato in questi giorni, che include pesca, cantieristica e portualità, oltre al turismo costiero, scopriamo che in Abruzzo il mare genera solo il 3,5% del valore aggiunto regionale e il 4,3% dell’occupazione, tra i valori più bassi in Italia, lontano anni luce dal 14,4% della Liguria- premette Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana –. A questo si aggiunge che, nel turismo costiero in particolare come in quello stagionale complessivo in Abruzzo, dalle nostre rilevazioni il lavoro è quasi sempre precario e sottopagato”.
Sinistra Italiana-AVS e UGS, Unione Giovani di Sinistra, hanno incrociato i dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, i dati INPS, con i campanelli d’allarme sindacali della Filcams Cgil, per misurare cosa c’è dietro il boom occupazionale della stagione turistica. Il quadro è in chiaroscuro: le assunzioni crescono, le condizioni di lavoro no.
Dietro il boom, c’è precarietà. Il Sistema Informativo Excelsior stima in Abruzzo un fabbisogno di 80.900 nuovi lavoratori nel quinquennio 2025-2029, trainato in larga parte dal turnover generazionale. Solo per marzo 2026, le imprese della provincia di Chieti prevedevano 2.460 assunzioni, 8.330 nel trimestre marzo-maggio; quelle della provincia di Pescara 1.960 assunzioni a marzo, 6.760 nel trimestre. Ma la fotografia INPS del settore turistico abruzzese racconta la sostanza di questi numeri: il 57,4% dei contratti dipendenti è part-time, il 21,1% è stagionale, l’88,4% dei lavoratori è inquadrato come operaio, il livello più basso di qualifica. Non è un settore che crea occupazione stabile e qualificata: è un settore che assorbe manodopera a bassa tutela, stagione dopo stagione.
Ecco anche i conti della povertà. La Filcams Cgil, infatti, da tempo denuncia il ricorso a tirocini, che mascherano veri e propri rapporti di lavoro subordinato: fino a 40 ore settimanali per una retribuzione tra i 300 e gli 800 euro al mese. Un lavoratore stagionale, in altre parole, spesso lavora come un dipendente ma viene pagato e tutelato come uno stagista. Senza considerare i rischi del lavoro che a volte è anche in nero.
“Il turismo in Abruzzo cresce sulle spalle di chi lavora senza tutele”, avverte Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana-AVS. “Non è vero che mancano i lavoratori: mancano salari dignitosi e contratti veri. Chiederemo alla Regione un tavolo permanente con sindacati e categorie datoriali sul lavoro stagionale, e controlli ispettivi mirati sui tirocini che nascondono rapporti di lavoro subordinato”.
L’UGS Abruzzo, nell’ambito della campagna nazionale “I diritti non vanno in vacanza. Inchiesta sul lavoro stagionale e condizione giovanile”, lancia per agosto iniziative di mobilitazione e interviste sulla costa abruzzese per misurare la temperatura del lavoro sulle spiagge. E’ possibile intanto raccontare la propria esperienza con un questionario disponibile sulle pagine social e sul sito dell’UGS.

Per Alex Giaccio, coordinatore regionale dell’Unione Giovani di Sinistra Abruzzo, il tema riguarda soprattutto una generazione: “Siamo noi giovani a riempire le spiagge e i ristoranti della nostra regione, per qualche centinaio di euro in tasca e spesso zero contributi versati. Così accade anche con il lavoro stagionale in inverno. Ci chiedono di essere grati per un lavoro che non paga e non tutela, come se fosse un favore concesso dall’alto. Non lo accettiamo più: la stagionalità non può essere la scusa per pagarci meno e proteggerci meno solo perché siamo giovani”.

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