Giulianova, trasferimento Psichiatria: il silenzio complice
Nota del gruppo consiliare Nos-Noi/Coltura Politica

Giulianova. “Mentre il reparto di Psichiatria viene trasferito e, di fatto, cancellato dalla mappa dell’ospedale cittadino, c’è un’intera amministrazione comunale che sembra aver scelto la più comoda delle posizioni: quella dello spettatore muto.
Non una protesta, non una parola netta, non un gesto pubblico capace di dire ai cittadini da che parte stia chi governa la città”.
Lo si legge in una nota diffusa dal gruppo consiliare di Nos-Noi/Coltura Politica.
“Si sceglie la via del silenzio, sì, per non disturbare il manovratore”, prosegue.
“Si tace mentre altri decidono. Si tace mentre l’azienda sanitaria ridisegna la geografia dei servizi. Si tace mentre l’assessorato regionale alla sanità procede lungo una strada che, da anni, porta verso un progressivo ridimensionamento del presidio ospedaliero giuliese.
Eppure, le parole non mancano mai quando si tratta di tagliare un nastro o di celebrare un successo. Diventano invece merce rarissima quando occorre difendere un diritto, contestare una decisione, alzare la voce contro chi, pezzo dopo pezzo, sta svuotando il nostro ospedale.
Perché è di questo che si tratta.
Le chiusure non arrivano mai tutte insieme. Procedono con la pazienza dell’acqua che scava la pietra. Un reparto oggi, un servizio domani, una funzione dopodomani. Finché un giorno ci si accorge che ciò che era un ospedale è diventato soltanto il ricordo di un ospedale.
E pensare che la politica (quella vera, perché questa non è politica, ma affarismo) nasce esattamente per il contrario: per opporsi a decisioni definite “inevitabili” quando esse danneggiano una comunità.
Per questo il silenzio dell’amministrazione pesa più della decisione stessa. Perché una scelta dell’azienda sanitaria può essere contestata. Una decisione regionale può essere combattuta. Ma quando chi rappresenta una città rinuncia persino a dissentire, allora il problema smette di essere sanitario e diventa democratico.
La chiusura del reparto di Psichiatria è una ferita. E il silenzio di chi dovrebbe difendere Giulianova è la prova che qualcuno ha già smesso di curarla”.



