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Teramo

Nereto, professore spintonato: quando il disagio non trova parole. L’intervento

Nereto. L’episodio avvenuto all’istituto Peano-Rosa di Nereto, dove un docente è stato aggredito da alcuni studenti, non può essere ridotto a una semplice “ragazzata”. È un fatto grave, che merita una lettura attenta, non solo disciplinare, ma anche psicologica ed educativa.

La lettera di scuse inviata dalla famiglia di uno degli studenti rappresenta un segnale importante. Le scuse, quando sono autentiche, possono aprire uno spazio prezioso: quello della consapevolezza, del dialogo e della possibilità di comprendere davvero ciò che è accaduto.

“Come psicologa clinica, non posso valutare i singoli ragazzi senza conoscerne la storia personale, familiare e relazionale. Tuttavia, episodi di questo tipo ci ricordano che alcuni gesti aggressivi possono nascere quando emozioni intense — rabbia, vergogna, frustrazione, paura di fallire — non trovano parole, ascolto e contenimento”.

In adolescenza l’identità è ancora in costruzione. Un voto negativo, una possibile bocciatura o un limite posto da un adulto possono essere vissuti, da alcuni ragazzi, non solo come una valutazione scolastica, ma come una ferita personale, soprattutto davanti al gruppo. Il gruppo, infatti, può amplificare il bisogno di appartenenza, il desiderio di apparire forti e la difficoltà a fermarsi prima di oltrepassare il limite.

Da anni, prima come educatrice e poi come psicologa clinica, lavoro sul disagio giovanile, sul rapporto tra adolescenti e adulti, sulle dinamiche del gruppo e sulla prevenzione della violenza. Tra il 2025 e il 2026 ho promosso convegni, interviste, incontri pubblici, la trasmissione “La mente che mente” e il progetto scolastico “Il potere del branco”, dedicato a bullismo, cyberbullismo, appartenenza, esclusione e responsabilità personale. In questi percorsi ho affrontato temi come ansia giovanile, silenzi degli adolescenti, difficoltà del ruolo genitoriale, gestione delle emozioni e segnali del disagio prima che diventino comportamenti problematici.

Di fronte a episodi così delicati, la risposta deve essere ferma, ma non solo punitiva. Ogni gesto ha un impatto e va compreso nelle sue conseguenze. Allo stesso tempo, l’obiettivo educativo deve essere accompagnare i ragazzi a dare un nome a ciò che provano, a comprendere l’effetto delle proprie azioni sugli altri e a costruire modalità diverse per affrontare frustrazione, conflitto e fallimento.

Un adolescente cresce quando incontra adulti capaci di tenere insieme tre elementi: ascolto, limite e responsabilità. Senza ascolto si rischia di non capire il disagio. Senza limite si rischia di normalizzare l’errore. Senza responsabilità si perde l’occasione di trasformare un fatto grave in un passaggio di maturazione.

La scuola, le famiglie e il territorio hanno bisogno di camminare nella stessa direzione. Non per cercare colpe, ma per creare una rete educativa capace di leggere i segnali prima che diventino gesti.

Dott.ssa Klaudia DEDA Psicologa clinica

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