
Pescara. Il Consiglio Comunale di Pescara ha bocciato l’ordine del giorno presentato da Enrico Di Ciano, consigliere comunale di Alleanza Verdi e Sinistra, che chiedeva al Comune di prendere posizione sul disegno di legge in discussione al Senato sullo stupro.
“La Camera dei deputati aveva già approvato all’unanimità un testo che stabiliva un principio chiaro”, afferma Di Ciano, “: è reato qualsiasi atto sessuale compiuto senza il consenso libero e attuale dell’altra persona. Non importa se la vittima ha reagito, ha urlato, si è difesa: ciò che conta è che non abbia detto sì. In Senato, però, quel testo è stato riscritto. Nella nuova formulazione, il reato si configura soltanto quando l’atto sessuale viene commesso a sorpresa ovvero approfittando dell’impossibilità della persona di esprimere il proprio dissenso. In altre parole, nella nuova formulazione, non basta che la vittima non abbia acconsentito, occorre che abbia anche dimostrato di opporsi”.
L’ordine del giorno chiedeva, quindi, al Sindaco e alla Giunta di Pescara di farsi portavoce di questa posizione presso il Parlamento: “sostenere il testo approvato dalla Camera, quello basato sul consenso, e chiedere che non venisse ulteriormente indebolito al Senato. La maggioranza in Consiglio Comunale ha detto no”, prosegue Di Ciano, “L’opposizione ha votato a favore dell’ordine del giorno, la maggioranza ha votato invece contro, adducendo che questi argomenti non siano di pertinenza del perimetro comunale. Ma si tratterebbe di una presa di posizione importante, nel riconoscimento dell’autodeterminazione, che detta l’indirizzo delle politiche di genere – spiega Di Ciano -. Abbiamo chiesto infatti in Consiglio di riconoscere una cosa semplice: chi non dice sì, non ha detto sì. E’ il principio su cui si fonda la Convenzione di Istanbul, che l’Italia ha ratificato, ed è ciò che la Camera aveva tradotto in legge all’unanimità. Al Senato quel principio sta venendo smontato pezzo per pezzo, e questa maggioranza ha scelto di non dire nulla”.
Il problema con la riformulazione adottata al Senato è concreto – continua Di Ciano – e riguarda ciò che succede nelle aule dei tribunali. Se la legge dice che lo stupro si configura solo quando la vittima non ha potuto esprimere il proprio dissenso, allora chi è rimasta paralizzata dalla paura, chi ha subito in silenzio perché sotto shock, chi si è dissociata, rischia di non ottenere giustizia. Il corpo di una persona non è disponibile: serve un sì, non l’assenza di un no. Non ci fermiamo qui. Continueremo a lavorare con le associazioni femministe, i centri antiviolenza e tutte le realtà che ogni giorno si battono per le vittime di violenza”.



