
Alba Adriatica. L’aggressione fisica che gli ha cambiato la vita, in tutti i sensi. Invalidità al 70% e una situazione sempre più complicata.
Badr Saif, per tutti Giovanni, marocchino di origine, ma trapiantato ad Alba Adriatica da un quarto di secolo chiede aiuto.
E lo fa perché si sente abbandonato.
“La cosa più dolorosa è vedere che chi mi ha rovinato la vita continua a vivere liberamente mentre io lotto per sopravvivere”, racconta. “Io porto addosso le conseguenze fisiche e psicologiche di quella violenza, mentre le istituzioni che dovrebbero aiutarmi mi fanno sentire un problema da allontanare.
Mi sento abbandonato anche dai servizi sociali. Invece di trovare una soluzione umana per permettermi di restare vicino a mio figlio, continuare le cure e affrontare la mia situazione con dignità, mi sento spinto a lasciare tutto e tornare nel mio paese d’origine dopo oltre 25 anni vissuti ad Alba Adriatica.
Mi è stato detto che anche in Marocco ci sono ospedali. Ma qui ci sono la mia vita, mio figlio, i miei medici, la mia storia e tutto quello che ho costruito. Sentirmi dire di andare via mentre sto male mi distrugge ancora di più.
Oggi ho perso fiducia nelle istituzioni, perché una vittima invalida non dovrebbe sentirsi sola, senza protezione e senza speranza.
Chiedo solo giustizia, dignità e il diritto di essere trattato come un essere umano.”
E se un giorno non riuscirò più a sopportare tutto questo dolore, chi doveva aiutarmi dovrebbe avere il coraggio di chiedersi perché una persona è stata lasciata così sola”.
Gli assistenti sociali hanno comunicato che hanno attivato tutte le procedure utili per assicurare sostegno nella fase iniziale e anche un alloggio temporaneo. E che l’Ente, che ha messo a disposizione dei fondi, ora non può più sostenere aiuti. E per Giovanni, che in passato è stato costretto anche a dormire in spiaggia, le difficoltà sono tante.



