ACCEDI AL CANALE WHATSAPP E RICEVI LE TOP NEWS DEL GIORNO:

ACCEDI AL CANALE
Pescara

Divieto di ingresso ai cacciatori per motivi etici: la sentenza “esemplare” del Tar di Pescara

Pescara. “Il TAR Pescara con una sentenza esemplare, la n.254/2026 pubblicata ieri, ha stabilito che un cittadino può chiedere il divieto di caccia sul proprio terreno per motivi etici e la regione può bocciare la domanda solo dimostrando in maniera oggettiva come la sottrazione di un particolare terreno impedisca in concreto il raggiungimento degli obiettivi del Piano Faunistico Venatorio”.

A riferirlo, in una nota, è la Stazione ornitologica abruzzese, che spiega: “Nel 2021 al momento del varo del piano faunistico venatorio, quando la norma prevede che si possa avanzare richiesta di divieto per i propri terreni, decine di proprietari rispondendo a un appello della Stazione Ornitologica Abruzzese e di altre associazioni chiesero alla Regione Abruzzo di vietare l’accesso dei cacciatori. Quasi tutte le richieste vennero respinte con motivi capziosi, attraverso una interpretazione restrittiva della legge e affermando che in Abruzzo si era già superato il 30% di territorio protetto, limite che secondo gli uffici regionali doveva essere considerato inderogabile.

Una sola cittadina, assistita dalla Soa e dagli avvocati Herbert Simone e Michele Pezone, ha deciso di contestare il diniego regionale davanti al Tribunale Amministrativo Regionale.

“Nel 2021 una prima vittoria, con il TAR che sospendeva la determinazione della regione imponendo all’ente di riesaminare la domanda”, spiegano gli avvocati Pezone e Simone, “La Regione nonostante la censura del TAR inopinatamente rinnovò con le stesse motivazioni il diniego costringendo la cittadina a presentare un nuovo ricorso. Ieri è arrivata la sentenza di merito che ha bocciato nuovamente la Regione affermando in maniera cristallina due principi di civiltà giuridica. Il primo è che il limite del 30% del territorio regionale sottratto alla caccia è da considerarsi come soglia minima che può essere tranquillamente superata. Il secondo, ancora più rilevante, è che un cittadino può fondare la sua richiesta di divieto di accesso ai cacciatori su motivi etici e morali e la regione per esprimere il diniego è tenuta a dimostrare in maniera dettagliata e oggettiva come la richiesta impedisca il raggiungimento degli obiettivi del Piano faunistico venatorio regionale tenendo appunto in debito conto la rilevanza delle motivazioni di tipo etico alla base della richiesta”.

Scrivono infatti i giudici: “Quanto al profilo del rigetto dell’istanza che, con riferimento ai ‘motivi etici/scientifici’, precisa che ‘detti motivi sono inconferenti e inidonei a giustificare la richiesta di esclusione ai sensi dell’art. 15, L. 157/1992’, osserva il Collegio che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con varie pronunce ha affermato che il proprietario di un fondo non è tenuto a tollerare che altri vi pratichino la caccia, se l’esercizio di tale attività si pone in contrasto con le proprie convinzioni personali e morali. Secondo la Corte di Strasburgo infatti, essendo l’attività venatoria esercitata a fini prevalentemente ricreativi, una legislazione nazionale non può impedire al proprietario di negare l’accesso al proprio fondo quando la caccia è vista da chi non la pratica come una ingerenza sproporzionata di terzi nella propria sfera privata”.

“Questa sentenza”, commenta Augusto De Sanctis che per la Stazione Ornitologica Abruzzese ha seguito la vicenda, “fa il paio con quella recente del Consiglio di Stato 895/2006 sullo stesso argomento e va anche oltre affermando un principio generale a cui ora le pubbliche amministrazioni dovranno attenersi nel valutare le richieste dei cittadini. In occasione del varo del Piano faunistico regionale abbiamo deciso di porre con forza la questione invitando i cittadini a presentare domanda di divieto per le loro proprietà perché ci pare incredibile che in un terreno si possa vietare l’accesso a chiunque tranne alla categoria privilegiata dei cacciatori, se non costruendo alte recinzioni costosissime quando dovrebbe bastare un semplice cartello. Con i cittadini e gli avvocati eravamo e siamo pronti a portare questa battaglia in tutte le sedi, comprese quelle della Corte Costituzionale e della Corte dei Diritti dell’Uomo. Abbiamo inviato lettere e diffide agli uffici regionali che per l’ennesima volta si sono dimostrati refrattari alle ragioni diverse rispetto a quelle della caccia, come se le convinzioni personali e addirittura la proprietà privata valessero zero”.

“Dovrebbero chiedere scusa a questa cittadina per averla costretta ad anni di ricorsi per affermare il proprio diritto a non vedere uccidere animali nel proprio terreno e a sentire gli spari rischiando pure la propria incolumità. Questa sentenza avrà un impatto nazionale affermando principi generali a cui le pubbliche amministrazioni dovranno adeguarsi; sarà quindi utili per i tanti cittadini che non vogliono veder cacciare sul proprio terreno”, conclude De Sanctis.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio

Adblock rilevato

Hai Attivato un blocco delle nostre Adv. Cityrumors è un Giornale Gratuito. Se vuoi continuare a leggerlo e supportarlo, per favore non bloccare le nostre pubblicità. Grazie.