Lavoro e giustizia sociale: le priorità che Nicola Fratoianni ha portato a Chieti ed Avezzano

Chieti. Il lavoro, i diritti e il futuro delle giovani generazioni devono tornare al centro dell’agenda politica. A Chieti e ad Avezzano, è uno dei messaggi chiave che Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana e deputato AVS, ha lanciato oggi. In occasione della maratona elettorale, la sfida del cambiamento è quella occupazionale e sociale, per costruire alternative credibili e concrete alle politiche della destra.
Esperienza, competenza e qualità amministrativa sono elementi fondamentali per offrire ai territori nuove opportunità di sviluppo, crescita e tutela sociale. Sotto la lente d’ingrandimento il tema del lavoro stabile e dignitoso, oggi sempre più insidiato da precarietà e insicurezza.
“Parlare di lavoro significa parlare di diritti, ma anche della condizione esistenziale di un’intera generazione”, ha detto Nicola Fratoianni a Chieti, arrivato a sostegno del candidato sindaco Giovanni Legnini per l’iniziativa “Al lavoro per Chieti”, moderata dal candidato consigliere di AVS Edoardo Raimondi; così ad Avezzano, a sostegno del candidato sindaco Roberto Verdecchia, con l’iniziativa “Al lavoro per Avezzano”, dove sono intervenuti la candidata consigliera di AVS Rosalia Tangredi ed esponenti della Cgil.
La precarietà non riguarda soltanto i contratti, ma incide profondamente sulla vita quotidiana dei giovani, alimentando fragilità,ansia e mancanza di prospettive. “Si può fare molto per il lavoro in questo paese, anche sul terreno delle amministrazioni locali, a partire dal salario minimo. Quando si parla di lavoro si parla di diritti: siamo di fronte a una generazione precaria, non solo nella forma contrattuale con la quale si rapporta al mondo del lavoro ma anche nella sua dimensione esistenziale”. Un modello alternativo è possibile, come in Spagna, dove le riforme del mercato del lavoro hanno ridotto la precarietà senza compromettere la crescita economica.
“In Spagna si è lavorato per cancellare la precarietà, per il salario minimo, per ridurre il lavoro a parità di salario con la settimana corta, tutte scelte che noi sosteniamo, su cui peraltro abbiamo presentato proposte di legge. Serve una riforma del mercato del lavoro che cancelli buona parte dei contratti precari, che caratterizzano il nostro mercato del lavoro: oggi sono oltre 40 le tipologie contrattuali. In Italia si lavora molto, spesso più che in altri Paesi europei. Il problema è che da anni non si investe abbastanza in innovazione, ricerca e qualità produttiva”. Allo stesso tempo servono investimenti pubblici orientati all’innovazione e alla qualità del lavoro, sostegno alla ricerca, alla scuola e all’università, rilancio di una vera politica industriale capace di difendere l’occupazione.
Sono 4mila i giovani precari negli enti di ricerca, 30mila i precari nelle università italiane: per stabilizzarli servirebbero 2miliardi e mezzo di euro. Allora, di fronte a questa situazione, è proprio necessario aumentare di 45miliardi all’anno la spesa militare per arrivare al 5% del PIL come ha preteso Trump? Non può essere la nostra priorità, una buona maggioranza di risorse va dirottata altrove, a partire dalla stabilizzazione dei precari per dare futuro a questo Paese. La politica è questo: scegliere dove mettere le risorse”.
L’appello è stato alla partecipazione democratica, contro la rassegnazione sociale. “Riconnotare la politica come uno strumento formidabile di organizzazione, mobilitazione e partecipazione. Quando matura l’idea che non è vero che non può cambiare nulla, allora tutto può cambiare”. Sotto la lente di ingrandimento, anche la sanità pubblica. “La sanità è in crisi non per caso ma perché vive un definanziamento progressivo sempre più grave”. Le spine: la carenza di personale sanitario, l’obsolescenza dei macchinari diagnostici e il crescente numero di cittadini che rinunciano alle cure: “In questo paese ormai milioni di persone smettono di curarsi perché non possono permetterselo”.
Sotto attacco anche i decreti sicurezza del Governo. “La risposta della destra è sempre propaganda e repressione. Aumentano pene e reati ma non affrontano il disagio sociale, la fragilità giovanile, la mancanza di servizi, scuola e prevenzione”. Critiche anche alle norme che colpiscono proteste sociali, lavoratori in sciopero, studenti ed ecoattivisti: “Colpiscono il dissenso, non i veri poteri criminali”.



