Corropoli, consiglio comunale post revoca Grilli: le dichiarazioni. Assegnate le nuove deleghe

Corropoli. Era un momento atteso, da mesi. Quello delle motivazioni della messa alla berlina dell’assessora Roberta Grilli e della comunicazione dell’assetto della nuova giunta comunale, con deleghe anche ai consiglieri comunali.
Sono stati diversi gli spunti emersi nella seduta consiliare a Corropoli: la prima seduta consiliare dopo il ritiro delle deleghe alla Grilli (seconda più votata alle elezioni del 2024, con oltre 560 preferenze e reggente del circolo cittadino di Fratelli d’Italia). In aula non era presente il sindaco Dantino Vallese, da poco uscito dall’ospedale. Ma il sindaco ha affidato il suo intervento al vice, Massimo Micozzi, illustrando la composizioni della giunta e le varie deleghe. E va detto, sotto questo aspetto, che lo strappo con Roberta Grilli è totale, visto che l’unica consigliera di maggioranza alla quale non sono state assegnate le deleghe, è proprio la ex assessora.
Gli interventi.
Il documento letto in consiglio da Roberta Grilli.
Prendo la parola in questa sede, cuore pulsante della democrazia corropolese, non per rispondere a un atto burocratico ma per un dovere di verità e per ristabilirne i fatti. Mi rivolgo a voi, e soprattutto a quel corpo elettorale che con 564 voti mi ha affidato un mandato che nessuna firma su un decreto potrà mai scalfire. I voti sono un patto d’onore con il popolo; i decreti di revoca sono, spesso, solo il riflesso di fragilità politiche.
Il 3 febbraio scorso è stata disposta la revoca delle mie deleghe e del mio incarico da assessore. Le motivazioni addotte nell’atto sindacale — si rifugiano dietro concetti come la necessità di un ‘nuovo impulso’ e/o un presunto ‘indebolimento del rapporto fiduciario’ — appaiono come motivazioni deboli, pretestuose ed evanescenti se contrapposte a sette anni di presenza costante, lealtà assoluta e condivisione quotidiana con il Primo Cittadino.
Anzi, i fatti dicono altro: per garantire il successo degli eventi e il bene della comunità, non ho mai risparmiato tempo e risorse, anteponendo sempre la riuscita dei progetti e il bene del bilancio.
Sorge spontaneo un interrogativo sulla natura di questo ‘equilibrio’. Se l’obiettivo era davvero dare uno slancio nuovo all’azione amministrativa, allora questa Giunta avrebbe dovuto avere il coraggio di guardarsi dentro per intero. Se si cerca l’efficienza, bisogna colpire l’inerzia, non la dinamicità. Colpire chirurgicamente chi ha sempre operato alla luce del sole suggerisce che l’obiettivo non fosse il bene di Corropoli, ma la rimozione di una
figura divenuta evidentemente ingombrante per la sua stessa indipendenza.
Eppure, oggi scopro che sette anni di impegno pesano meno di un semplice ‘like’ sui social. È imbarazzante, ma sembra che un’interazione virtuale abbia urtato la sensibilità di qualche ‘regista occulto’. Se la tenuta di una Giunta dipende da un like e non dai risultati, siamo davanti a una gestione infantile del potere.
È evidente: la mia colpa, forse anche l’unica, è stata non piegarmi ai capricci di chi, dietro le quinte, ha tramato per mesi il mio siluramento.
Mi dispiace dirvelo, ma avete confuso la squadra con l’obbedienza cieca. La modalità di questa scelta lasciano ai posteri una riflessione amara: Se questo atto fosse il frutto di una volontà solitaria del Sindaco, ne dovremmo dedurre una preoccupante solitudine decisionale. Se invece, come il silenzio assordante di questa maggioranza suggerisce, si tratta di un’operazione condivisa.
Risponde al vero che il Sindaco sia stato messo ai margini e costretto a rimuovermi dietro pressioni esterne e malumori di chi, in questa maggioranza, si è lasciato abbindolare o ancor peggio si è meglio accomodato sulla propria poltrona.
Se il fatto sussiste, allora siamo di fronte a una strategia meticolosa, studiata a tavolino per alterare gli equilibr:i usciti dalle urne.
In entrambi i casi, la politica ne esce sconfitta, lasciando il posto al calcolo.
Sia chiaro, Il mio impegno per Corropoli non subisce battute d’arresto. Rimango al mio posto,in questo Consiglio, libera dai vincoli di una Giunta che non ha saputo difendere la propria coerenza, ma legata indissolubilmente
ai miei elettori.
Agli atti di questo Comune resti scritto che c’è chi sceglie la convenienza del silenzio e chi, come me, sceglie il coraggio della coerenza.
Il sindaco Dantino Vallese. “Mi dispiace non poter essere oggi tra voi. Avevo in programma da tempo di affrontare in prima persona questo passaggio e lo avrei voluto fare guardandovi in faccia, come è giusto.
Una piccola necessità clinica, di cui ho avuto conferma solo pochi giorni fa, ha richiesto il ricovero da ieri, con dimissione prevista domani. Ho scelto comunque di non rinviare ulteriormente l’appuntamento con il Consiglio: sarebbe stato il modo peggiore di rispettarlo.
Affido perciò a queste righe le ragioni della rimodulazione della Giunta Comunale disposta
con mio decreto.
Voglio essere chiaro fin dall’inizio su un punto che è stato oggetto di molte, troppe, interpretazioni nelle scorse settimane. Poche settimane fa, in occasione del referendum costituzionale, siamo stati chiamati tutti alle urne per una delle più alte forme di sovranità popolare che la nostra Carta prevede. Al di là delle posizioni che ciascuno di noi ha scelto, quella consultazione ci ha ricordato qualcosa di essenziale: nella nostra democrazia il cittadino è sovrano, e chi è stato eletto a rappresentarlo esercita il mandato in prima persona. Non è una verità nuova. È il principio che i Padri Costituenti, nel disegnare l’architettura della nostra Repubblica, hanno voluto al cuore di ogni istituzione elettiva, dal
Parlamento fino al Consiglio Comunale: la democrazia non è soltanto il diritto del cittadino di scegliere chi lo governa, è anche il dovere di chi governa di rispondere delle proprie scelte, senza sottrarsi all’onere personale della decisione, perché la responsabilità politica è personale o non è.
In questa cornice si colloca la revoca del mandato assessorile: una prerogativa esclusiva del Sindaco, che risponde del buon andamento dell’azione amministrativa davanti a questo Consiglio e, soprattutto, davanti ai cittadini. È una responsabilità che non si delega e che non si condivide: si esercita.
Scegliere la propria squadra di governo, valutarne la tenuta nel tempo e ridisegnarla quando serve rientra nella piena autonomia politica del Sindaco, che degli esiti risponde in prima persona. È esattamente ciò che ho fatto.
Sul merito della scelta devo a questo Consiglio e alla città una spiegazione politica, che rendo volentieri. Il mandato che i cittadini ci hanno affidato è entrato da tempo nel cuore della sua attuazione: i grandi dossier richiedono oggi scelte impegnative, tempistiche stringenti, un coordinamento più serrato tra le deleghe e un ritmo di lavoro che il programma presentato agli elettori esige.
Ho ritenuto, in coscienza, che questo passaggio richiedesse un riassetto complessivo delle deleghe e una squadra pienamente allineata sulla direzione di marcia e capace di imprimere quel nuovo impulso operativo che Corropoli si aspetta da noi. Non si è trattato di un giudizio sulle singole persone, ma di una valutazione
di sistema sulla configurazione più efficace per portare a compimento gli impegni assunti.
So che è trascorso un tempo più lungo di quanto avrei voluto prima di parlarne in questa sede. Illustrare una scelta di governo, però, ha senso quando la nuova configurazione della Giunta è pienamente operativa e le nuove deleghe cominciano a camminare sulle loro gambe, non sull’onda della cronaca. A questa scelta di metodo si sono aggiunte, lo dico senza farne un alibi, circostanze personali che hanno richiesto di dosare diversamente le priorità della mia agenda.
Ognuno è poi libero di scegliere quale strada percorrere per portare in Consiglio il confronto politico. Io credo, semplicemente, che il confronto politico si nutra di contenuti, non di scorciatoie procedurali.
Tengo a dirlo con nettezza: la rimodulazione della Giunta non mette in discussione il lavoro svolto fin qui, né interrompe alcun percorso amministrativo. La continuità è garantita, i progetti proseguono, gli impegni con la città restano tutti sul tavolo.
Lo dico con il rispetto che devo a ciascun consigliere, ma anche con la franchezza che la comunità si aspetta da chi la amministra. Su questa vicenda si è costruita, nelle scorse settimane, una narrazione che ha cercato di spostare l’attenzione dalle cose che contano, ossia il programma, i progetti in cantiere, gli impegni assunti con gli elettori, a una rappresentazione di retroscena e di procedure. È una strategia comprensibile sul piano della
dialettica politica, ma è una strategia che non rende un buon servizio ai corropolesi. Il nostro mandato non si misura sul rumore attorno alla composizione di una giunta: si misura sulla bontà delle scelte strategiche e politiche, sulla serietà con cui si lavora, sulla direzione che si imprime all’azione amministrativa. È su questo terreno che io chiedo di essere giudicato, ed è su questo terreno che la maggioranza continuerà a presentare il
proprio lavoro. Ogni altro confronto, per quanto legittimo, non può oscurare la volontà chiara che i cittadini hanno espresso nelle urne e che questa amministrazione sta portando avanti.
Vorrei anche, prima di concludere, sgombrare il campo da un equivoco politico che ha trovato spazio in queste settimane. La rimodulazione della Giunta che ho disposto non nasce da una logica di partito, né risponde a equilibri interni a una forza politica. Nasce da una valutazione di governo, di esclusiva competenza del Sindaco, assunta nell’interesse del Comune e del suo programma amministrativo. Lo dimostra un dato di fatto che i
corropolesi conoscono bene: la revoca ha riguardato un’esponente della stessa area politica che sostiene questa maggioranza, non una figura di un’altra lista. Chi amministra un Comune non è il segretario di un partito: è il Sindaco di tutti i cittadini che gli hanno affidato un mandato. Il Sindaco risponde alla comunità nel suo insieme e non a correnti, non ad apparati, non a vincoli di schieramento. Quando una scelta di governo lo richiede, egli deve poterla compiere anche nei confronti di persone con cui condivide un percorso politico, proprio per mantenere quella posizione di imparzialità istituzionale che la sua funzione esige. È questa la differenza tra un Sindaco e un capo partito.
Ed è a questa differenza che, come Sindaco di Corropoli, sono e resterò fedele. C’è poi una presa d’atto che non posso tacere, perché il metro con cui si pretende di giudicare la modesta rimodulazione di questa Giunta è emerso in questi giorni con particolare evidenza. Proprio nel capoluogo della nostra provincia il Sindaco, espressione di una coalizione di centrosinistra, ha azzerato per intero la propria Giunta comunale e per
sua stessa ammissione sulla spinta di un riassetto politico-amministrativo sollecitato dai partiti della maggioranza. E la sproporzione con quanto accade a Corropoli è sotto gli occhi di tutti. La minoranza di centrosinistra di Corropoli ha insistito per mesi per la convocazione straordinaria di quest’Aula, fino a inviare una formale diffida nelle stesse ore in cui si consumava l’azzeramento di cui ho appena detto.
Un’intera Giunta cancellata nel loro stesso campo politico non ha prodotto né un comunicato, né una denuncia, né una richiesta di chiarimento. La revoca di un singolo assessore nel nostro ha prodotto, invece, una mobilitazione continuativa culminata nella seduta odierna. I fatti parlano da soli, e dicono che questa convocazione nasce più dall’esigenza di un teatrino politico che dal merito amministrativo: perché il consiglio comunale non è un palcoscenico da scomodare quando conviene, ma la sede in cui si decide il futuro di Corropoli.
Da questa stessa vicenda emerge una seconda constatazione, che dico altrettanto asciuttamente. A Corropoli la revoca di un singolo assessore è stata disposta nel pieno rispetto della squadra che gli elettori hanno mandato in Municipio, che resta operante e al lavoro. Nel capoluogo della nostra provincia, invece, l’intera squadra di governo uscita dalle urne è stata cancellata per obbedire a richieste di parte. Il vulnus democratico, se di vulnus
si vuole parlare, sta là dove la volontà degli elettori viene riscritta nella sua interezza, non dove un Sindaco rimodula una singola componente della propria squadra per governare meglio. Lascio ai corropolesi, che conoscono il valore del proprio voto, ogni ulteriore valutazione.
A tutti i componenti della Giunta, a coloro che hanno ricevuto nuove deleghe come a coloro che continuano a portare avanti quelle già loro assegnate, rivolgo l’augurio di buon lavoro, affinché da questo riassetto possa venire quel rinnovato impulso che ne ha ispirato la scelta. A chi ha fatto parte dell’Esecutivo in questi mesi va il riconoscimento politico che si deve a chi ha servito la comunità.
Questa amministrazione continuerà a rispondere con il lavoro, non con il rumore: perché
è così che si onora il mandato ricevuto dai corropolesi.
Le nuova giunta
Laura Piccioni: pari opportunità, commercio e attività produttive, politiche giovanili,efficientamento energetico, tutela e benessere animale.
Alessia Lupi: istruzione, turismo, cultura, politiche sociali.
Massimo Micozzi (vicesindaco): manutenzione e aree verdi, viabilità, sport, sicurezza.
Domenico Di Monte: ambiente, affari legali, diffusione attività comunali, democrazia partecipata, servizi cimiteriali, rapporti con i cittadini.
Consiglieri
Giancarlo Di Ubaldo (capogruppo): digitalizzazione, servizio civile.
Claudio Del Toro: agricoltura, rapporti associazioni sportive,
Attilio Ricci: urbanistica, lavori pubblici in collaborazione con il sindaco.



