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Nube di polvere dall’ex cementificio di Pescara: “Collasso di materiale solidificato da 10 anni”

Pescara. Sarebbe dovuta a una cosiddetta presenza imprevista l’enorme mole di polvere che si è sollevata, l’altro ieri, durante la demolizione del cementificio di Pescara.

Presenza, ovvero, di “materiale macinato calcare” che, per gli addetti della ditta Calbit, l’azienda che sta demolendo e riqualificando l’ex impianto di via Raiale, non avrebbe dovuto essere all’interno del silos tranciato dalle macchine demolitrici.

A dirlo è il verbale ricevuto dal Responsabile della Sicurezza, Ing. Maurizio Vicaretti, e trasmesso dal direttore dei lavori, Arch. Giovanni Marchionne, in merito agli accertamenti degli Enti effettuati in seguito alla fuoriuscita accidentale di polvere e “la immissione in atmosfera, anche esterna al cantiere di ingenti quantità di polveri causata da una improvvisa perdita da un silos in demolizione”.

Ieri, infatti, è stato effettuato sul cantiere un sopralluogo da parte di 3 funzionari ispettivi della ASL di Pescara, oltre a vigili urbani e 4 funzionari della ARPA, durato dalle ore 11.15 alle ore 14.00

L’accaduto è stato così ricostruito:

  • Nella giornata di Lunedì 20, nel pomeriggio, alla presenza del Coordinatore sono state avviate le attività di demolizione di un silos, denominato silos 54 che sulla carta durante le lavorazioni del cementificio conteneva un materiale macinato calcareo da unire alla miscela di cemento, che dalle informazioni ricevute allo stato non doveva contenere più tale materiale e ciò è stato testato mediante l’apertura della valvola di fondo che non evidenziava fuoriuscita di alcun materiale, cosa che confermava le informazioni iniziali.

  • Nella stessa giornata veniva effettuato l’inizio del taglio che procedeva senza particolari evidenze fino a circa la metà dell’altezza con un taglio verticale. Contrariamente alle previsioni si scopriva che era presente del materiale solido e duro tale da far presupporre che i circa 10 anni di fermo impianto avessero solidificato il materiale contenuto, ed ecco perché non ne usciva dal fondo; venivano date indicazioni per la sua caratterizzazione per la sua gestione dopo l’apertura completa del silos.

  • Nel pomeriggio della giornata di martedì 21, quando l’impresa riprendeva le lavorazioni su quel silos ed effettuava i tagli in modo da poter allargare la apertura e demolire/asportare il contenuto, giunti al fondo silos con il contenuto fino ad allora mantenutosi compatto, avveniva un repentino collasso del materiale che si rivelava invece un materiale sciolto che non più trattenuto dalle laniere in parte fuoriusciva peraltro in un momento di forte ventosità.

  • Avvisato, il CSE disponeva la sospensione delle lavorazioni per poter valutare le misure di messa in sicurezza del materiale e della zona interessata.

  • Nella giornata di mercoledì 22 sono intervenuti i funzionari ASL e ARPA ai quali è stato confermato il blocco delle lavorazioni con riserva del CSE di valutare in primis quanto necessario affinché non vi fossero altri eventi di aerodispersione del materiale, mantenendo l’area preclusa alle lavorazioni (autorizzando solo quelle di messa in sicurezza con le tutele del caso) e successivamente valutare i rischi presenti per la ripresa delle lavorazioni in altre aree distanti e separate dell’ex cementificio. E’ stata inoltre disposta un campionamento dell’aria, come peraltro avviene già dall’inizio delle lavorazioni, per verificare l’efficienza delle previste opere di messa in sicurezza.

  • Nel frattempo sono stati prelevati dei campioni sia da parte del committente che di ARPA per le analisi e caratterizzazione anche granulometrica per definire le operazioni allontanamento e/o smaltimento del materiale residuo che di demolizione del silos.

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