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Scuola, Abruzzo in caduta libera: -3.800 iscritti per il prossimo anno

Abruzzo. Ancora un anno nero per la scuola abruzzese: i dati sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027, diffusi ieri dall’Ufficio Scolastico Regionale, certificano una perdita di circa 3.800 studenti rispetto all’anno precedente.

Un calo che non è più episodico, ma strutturale e profondamente legato alla crisi demografica e sociale del territorio.

A denunciarlo in una nota è la segretaria generale Cisl Scuola AbruzzoMolise, Elisabetta Merico.
A registrare le flessioni più pesanti è la provincia di Chieti (-1.400 iscritti), seguita da Pescara (-1.300) e Teramo (-840). Più contenuto il calo a L’Aquila (-280), che evidenzia però un dato in controtendenza nella scuola secondaria di secondo grado (+205 studenti).
Secondo la Cisl Scuola il segnale più allarmante arriva dai primi segmenti del sistema scolastico: scuola dell’infanzia e primaria perdono, in un solo anno, oltre 2.500 bambini. Un dato che anticipa effetti a catena su tutto il sistema educativo nei prossimi anni. “Non si tratta solo di numeri – sostiene Merico – ma della fotografia di un territorio che si sta svuotando: meno nascite, famiglie che emigrano, minore attrattività. Una dinamica che rischia di compromettere il futuro culturale, sociale ed economico dell’intera regione”.
Nella nota si ricorda come l’impegno della CISL Scuola abbia evitato che la riforma degli istituti tecnici si traducesse in una riduzione penalizzante degli organici. Dal confronto è emersa la disponibilità dell’amministrazione a prevedere la costituzione di cattedre interne anche con orario inferiore alle 18 ore, una misura fondamentale per la tutela della titolarità dei docenti e per garantire la continuità didattica agli studenti. Nel complesso sono 28 i posti in meno nella nostra regione: 9 a Chieti, 6 a L’Aquila, 5 a Pescara, 8 a Teramo.
Rimane però una criticità evidente: mentre gli studenti diminuiscono, cresce il fabbisogno di sostegno. I posti aumentano, ma oltre il 50% dei docenti resta precario e l’incremento dell’organico di diritto in Abruzzo si limita a sole tre unità. “Una situazione – continua la nota – che conferma la fragilità strutturale del sistema. Senza un’inversione di rotta, il rischio è concreto: riduzione delle classi, accorpamenti, chiusura di plessi, soprattutto nelle aree interne, con un conseguente e ulteriore spopolamento del territorio”.
“La scuola è il primo presidio di comunità e il primo indicatore della vitalità di un territorio – dichiara Merico -.
Quando le aule si svuotano, non si riducono soltanto i numeri: si indebolisce la prospettiva di sviluppo di un’intera regione.
Per questo è necessario agire subito, con politiche strutturali a sostegno delle famiglie, del lavoro, dei servizi educativi, del welfare e delle infrastrutture”.

 

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