
Abbateggio. “Su Imbocco Pilone siamo oltre il limite della tollerabilità: una vicenda che si trascina dal 2010, tra contenziosi, stop e ritardi, mentre la messa in sicurezza di un sito sensibile continua a rimanere incompiuta. Dopo 17 anni il tempo degli alibi è finito: ora servono decisioni, risorse e atti concreti”.
Così il consigliere regionale Antonio Di Marco interviene sulla situazione delle aree ex Sama di Abbateggio, alla luce anche degli ultimi sviluppi tecnici e amministrativi emersi in Commissione Vigilanza della Regione Abruzzo due giorni da.
“La comunicazione del Commissario ad acta è chiarissima: il primo appalto si è interrotto a seguito di un’interdittiva antimafia e oggi non è più possibile procedere per stralci – riferisce – . Serve una progettazione unitaria e, soprattutto, un finanziamento complessivo che consenta di affidare i lavori in modo definitivo e risolutivo. La cifra stimata è di circa 1,1 milioni di euro: non più 500 mila, ma una copertura piena che permetta di superare criticità tecniche e accelerare le procedure. È esattamente questo il punto politico: senza risorse adeguate non si va da nessuna parte”.
“La Regione Abruzzo – insiste Di Marco – deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, anche alla luce della sentenza del Consiglio di Stato che già nel 2010 imponeva di intervenire. Non lo ha fatto allora e non può continuare a rimandare oggi. Ho sollecitato formalmente il Commissario, i dirigenti e gli uffici regionali competenti: ora serve una risposta immediata. Non è più accettabile che burocrazia e inerzia tengano bloccato un intervento che riguarda sicurezza, ambiente e sviluppo del territorio. Qui è in gioco la credibilità delle istituzioni. Parliamo di un’area strategica che rischia di restare inutilizzabile se non si interviene subito. E parliamo di un principio chiaro: chi aveva il dovere di intervenire non può continuare a sottrarsi”.
“Le condizioni tecniche sono definite, le responsabilità anche. Manca solo la volontà politica. Questa è una battaglia di serietà e rispetto verso il territorio – conclude Di Marco – e va chiusa subito, dando finalmente attuazione a un principio semplice: chi inquina paga e le istituzioni devono garantire sicurezza e risposte certe ai cittadini”.



