
Abruzzo. Nei reparti di Medicina Interna degli ospedali abruzzesi quasi tre pazienti su quattro hanno più di 70 anni e convivono mediamente con quasi quattro patologie croniche.
A fronte di una crescente complessità clinica, organici e posti letto restano però insufficienti: la carenza, per quanto riguarda i medici, è pari al 18%, mentre nel 75% dei reparti si registra overbooking di pazienti.
È quanto emerge da una survey regionale condotta dalla Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi).
Secondo l’indagine, il 73% dei ricoverati supera i 70 anni e presenta in media 3,75 comorbidità. Il 75% degli internisti ritiene che questi pazienti richiedano prevalentemente livelli di cura medio-alti o alti. Nonostante questo scenario, le Medicine interne continuano spesso a essere classificate come reparti a bassa intensità assistenziale, con ricadute dirette su personale e dotazioni. La carenza stimata è pari al 18% tra i medici e addirittura al 30% tra gli infermieri.
La pressione sui posti letto è costante: il tasso medio di occupazione raggiunge il 100% e nel 75% dei reparti si registra overbooking, con ricoveri oltre la capienza prevista. Anche il boarding in Pronto soccorso rappresenta una criticità diffusa: nel 100% dei reparti viene giudicato di entità almeno media o grave. Le difficoltà non riguardano soltanto l’ospedale. Secondo gli internisti, circa il 33% dei ricoveri potrebbe essere evitato con una migliore presa in carico territoriale. Inoltre un quarto dei posti letto (25%) risulta occupato impropriamente da pazienti non dimissibili per l’assenza di adeguate risposte socio-assistenziali. Per il 100% degli internisti intervistati, una riclassificazione delle Medicine Interne a medio-alta intensità di cura potrebbe contribuire in modo significativo a migliorare la gestione dei pazienti e l’organizzazione complessiva dei reparti.
Il presidente regionale Fadoi, Francesco Delle Monache, direttore della Uoc di Medicina interna e del dipartimento Medico della Asl Teramo, sottolinea che il passaggio a una medio-alta intensità assistenziale deve rappresentare un obiettivo prioritario per la Medicina Interna: “Nei nostri reparti – spiega – è sempre più frequente l’utilizzo di ventilatori e la gestione di pazienti instabili con terapie complesse. È necessario riconoscere questo cambiamento organizzativo e assistenziale: si tratta di una vera battaglia di dignità per le unità operative di Medicina Interna e per i pazienti che assistiamo ogni giorno. Tale aspetto – conclude – è accentuato nella nostra Regione dalla mancanza dei reparti di Medicina d’urgenza con inevitabile aggravio sull’attività della Medicina interna”.



