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Arap e Consorzio industriale: debiti fuori controllo e cittadini chiamati a pagare

Abruzzo. Altro che emergenza improvvisa: quello che sta emergendo in queste ore è un fallimento politico e amministrativo totale, costruito in anni di inerzia, scelte sbagliate e responsabilità precise.

Il Consorzio industriale Chieti-Pescara viene mandato in liquidazione con oltre 20 milioni di debiti. ARAP, che dovrebbe raccoglierne le funzioni, è a sua volta schiacciata da quasi 50 milioni di debiti e oltre 32 milioni di crediti mai riscossi.

Il risultato? Un sistema al collasso.

E la cosa più grave è che tutto questo era noto da tempo. Nonostante ciò, chi aveva il dovere di controllare e intervenire è rimasto fermo. Per anni. La responsabilità politica è evidente e chiama in causa direttamente il presidente della Regione, Marco Marsilio, e l’assessore competente Tiziana Magnacca.

Non solo: lo avevamo detto con chiarezza. La riforma dell’ARAP era insostenibile. Oggi i fatti ci danno ragione.

La prova definitiva arriva anche dalle analisi tecniche: la fusione tra i due enti è stata scartata perché avrebbe prodotto un disastro ancora peggiore, con debiti fino a 84 milioni e il tracollo finanziario definitivo. Tradotto: la gestione pubblica è stata talmente fallimentare da rendere impossibile perfino una riorganizzazione.

E mentre i conti peggioravano, si continuava ad aumentare la spesa. Anche sul personale. Ancora una volta, come già accaduto in passato, gli incrementi dei costi sono avvenuti attraverso atti interni, senza adeguata evidenza pubblica e senza una strategia chiara.

Nel frattempo, le stesse figure apicali — direttori, commissari e subcommissari — restano saldamente al loro posto a governare un ente ormai prossimo al fallimento. Un paradosso inaccettabile.

E ora si scaricano le conseguenze su altri:

– sui creditori, che dovranno rinunciare ai loro soldi;

– sui lavoratori, che vivono nell’incertezza;

– sui cittadini, che pagano il prezzo di anni di errori.

Nel frattempo, per oltre dieci anni di commissariamento, non si è fatto nulla di strutturale: nessun recupero serio dei crediti, nessuna strategia industriale, nessun controllo sulla spesa. Solo debiti che crescono e costi in aumento senza risultati.

E oggi la Giunta regionale prova a salvarsi con qualche delibera e parole come “razionalizzazione” e “contenimento”. Ma la verità è che si interviene quando il disastro è già compiuto.

Non basta arrivare tardi. Non basta prendere atto dei problemi. Serve assumersi responsabilità.

Per questo chiediamo con forza:

– un piano immediato e pubblico per il recupero dei crediti, con tempi certi;

– la fine di un commissariamento fallimentare e il ritorno a una governance vera;

– un’operazione verità sulle responsabilità politiche e gestionali;

– l’azzeramento delle attuali figure apicali e un cambio radicale nella guida degli enti.

Il passaggio delle competenze ad ARAP non può diventare l’ennesimo gioco delle tre carte per nascondere i problemi sotto il tappeto. Senza un vero risanamento, sarà solo un modo per rinviare il fallimento.

Questa non è cattiva amministrazione: è un fallimento politico senza alibi.

E chi ha sbagliato deve risponderne.

 

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